Il Niger ha chiesto il ritiro immediato delle basi americane stanziate sul suo territorio. Si sa che da quando i militari, nel luglio del 2023, deposero Mohamed Bazoum, il presidente fantoccio posto a difesa degli interessi coloniali, tra Stati Uniti e Niger non è corso buon sangue, come anche tra il nuovo potere e la Francia.
Tanto che, subito dopo il golpe, quando iniziò la querelle con la Francia perché ritirasse i suoi soldati (cosa poi avvenuta), in Niger sbarcò una furibonda Victoria Nuland, allora numero due del Dipartimento di Stato, per minacciare sfracelli se i nuovi governanti avessero messo in discussione la presenza americana.
E tutto finì lì. Ma i rapporti, mano a mano, si sono deteriorati, soprattutto per il senso del nuovo Niger per la Russia.
LA DELEGAZIONE USA ACCOLTA “PER CORDIALITA’”
A far deflagrare la situazione, la recente e inattesa visita di un’alta delegazione americana, comunicata solo in via orale, come afferma il comunicato della presidenza del Niger, e declinata in modo alquanto arrogante. Ai nigerini sono state comunicate le date in cui tale delegazione avrebbe avuto colloqui con essi, come anche la composizione della delegazione che avrebbe dovuto interloquire con gli americani. Tanto che il comunicato ufficiale del governo nigerino afferma che hanno accolto la richiesta solo per “cordialità” e in ottemperanza alle loro “antiche tradizioni”.
Negli incontri, poi, annota il documento citato, la delegazione Usa ha chiesto lumi sugli sviluppi del processo democratico nigerino, atteggiamento registrato con insofferenza per l’evidente ingerenza. Ma, soprattutto, gli è stato chiesto conto dell’uranio che il Niger avrebbe fornito all’Iran.
Sul punto, la replica di Niamey è stupenda, ricordando come proprio la bufala dell’uranio che il Niger avrebbe al tempo fornito a Saddam fu usata per “dimostrare” che l’Iraq aveva armi di distruzione di massa, in realtà mai possedute; e come “tutto l’uranio” nigerino sia ancora sotto il totale controllo del vecchio padrone coloniale, la Francia.
GLI USA AVEVANO INTERROTTO LA LOTTA AL TERRORISMO
Incisiva anche la replica alle accuse sui rapporti intrecciati tra Niger e Russia, dal momento che Niamey ricorda come già il governo precedente, filo-occidentale, aveva iniziato a comprare armamenti russi.
Quindi, dopo aver rammentato agli Usa che il Niger è una nazione sovrana, da cui la libertà di scegliere i propri partner e le modalità di sviluppo del partenariato medesimo, ha ricordato ai suoi interlocutori come gli Stati Uniti abbiamo “unilateralmente” interrotto i rapporti di cooperazione militare con il Niger dopo il golpe, interrompendo quindi la partnership pregressa contro il terrorismo.
Ciò mentre il Terrore riprendeva a martellare con più forza il Paese, causando una moltitudine di vittime civili e militari “sotto lo sguardo indifferente di gran parte della comunità internazionale”. Da cui il ricorso al supporto russo.
Proprio la rescissione della cooperazione nella lotta al terrorismo rende del tutto inutile la presenza americana nel Paese, rileva il governo nigerino, essendo stata inviata a tale scopo.
Peraltro, il comunicato nigerino rileva che, quando le basi americane furono stanziate nel Paese, è con una “semplice nota verbale n. 174 del 16 luglio 2012, che la parte americana ha imposto unilateralmente al Niger un accordo relativo allo status del personale militare e degli impiegati civili degli Stati Uniti del Dipartimento di Difesa americano sul territorio del Niger”.
Tale accordo prevede, peraltro, che il Niger paghi di tasca sua oneri relativi agli aerei americani, che “costano ai contribuenti nigerini miliardi di FCFA”, il franco della comunità finanziaria africana.
NUOVI ACCORDI PER IL NIGER
Infine, Niamey lamenta che non ha alcuna informazione sulla consistenza e sulle attività del personale americano, benché si trovi sul suolo patrio, e come negli ultimi tempi si siano intensificati i sorvoli degli aerei Usa, riguardo ai quali non hanno alcuna informazione.
Insomma, il mistero sulle attività militari, la decisione di interrompere la cooperazione anti-terrorismo, scopo precipuo delle basi Usa (e come tale autorizzato dal Congresso Usa, si può aggiungere), rendono la presenza militare americana non gradita (e probabilmente minacciosa, ma questo non viene specificato). Così il governo nigerino ha chiesto il “ritiro immediato” degli americani.
In tal modo il Niger segue a ruota l’Iraq, che ha avanzato un’analoga richiesta. In Iraq gli Usa temporeggiano da quattro anni, probabile che avverrà così anche con Niamey.
Coraggiosi questi nigerini, la cui richiesta avrà fatto infuriare Washington.
Da poco Niamey ha concluso un accordo di cooperazione militare con Mali e Burkina Faso, altri due Paesi africani che gli Usa considerano ostili dopo i recenti golpe, ed è probabile che sia stato questo il motivo dell’improvvisa e improvvida visita della delegazione Usa in Niger.
L’accordo con Mali e Burkina Faso, infatti, insieme alla collaborazione con la Russia, ha reso il governo nigerino meno fragile. Sfumata la speranza che il governo collassasse, anche per l’imperversare del Terrore, gli Usa immaginavano che bastasse far la voce grossa per impaurire i reprobi e farli addivenire a più miti consigli. Non è andata così. E ora la situazione si è complicata. Sviluppi da seguire.
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