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Politica

Putin vincerà le elezioni anche grazie ai giovani (che non vorrebbero votarlo)

Alla vigilia delle elezioni presidenziali in Russia vi raccontiamo perché anche i giovani che non lo voterebbero lo sosterranno

Le elezioni presidenziali in Russia si terranno tra il 15 e il 17 marzo, e il loro esito appare più che scontato: l’attuale capo di Stato, Vladimir Putin, sarà rieletto e ogni previsione riferisce che otterrà una larga maggioranza di voti tra i più di 114 milioni di elettori residenti nella Federazione e all’estero.

Il suo consenso tra la popolazione è infatti molto alto: a febbraio 2024, oltre otto russi su dieci si dicevano concordi con le attività del presidente russo (86%). Il livello di popolarità era di nove punti percentuali più in alto rispetto a settembre 2022, quando la cifra diminuiva in seguito all’annuncio di una mobilitazione parziale nel paese. Dopo che la Russia ha invaso l’Ucraina alla fine di febbraio 2022, la percentuale di approvazione è aumentata. Dall’inizio del suo primo mandato presidenziale nel 2000, il più alto valore di consenso popolare di Vladimir Putin è stato dell’88 % quando, nel 2008, a seguito della guerra con la Georgia, la Russia ha ottenuto l’indipendenza di Ossezia del Sud e Abkhazia. Nel 2014, quando la Russia ha annesso la Crimea, nonostante le sanzioni occidentali la sua popolarità è rimasta elevata e allo stesso modo negli anni seguenti. Nel marzo 2020 fu proposto un emendamento alla costituzione per ripristinare i precedenti termini presidenziali di Putin, permettendogli di rimanere come presidente fino al 2036 e anche allora il consenso popolare si attestava intorno al 78 %.

A discapito della narrazione di certi media occidentali, che rilanciano spesso le parole di dissidenti che vivono stabilmente lontani dalla Russia, la realtà odierna è che il presidente Putin gode dell’appoggio di una larga fetta di popolazione nonostante la guerra sia entrata nel suo terzo anno e richieda la mobilitazione di ingenti risorse nazionali per il suo proseguimento.

Se andiamo a vedere i sondaggi più recenti del centro studi Levada sull’attività del governo, possiamo vedere che il 73% della popolazione approva quanto fatto finora, ma soprattutto si evidenzia una tendenza crescente nei mesi passati: ad agosto il valore era del 66%.

Risulta interessante la statistica sulle fasce di popolazione che sostengono il presidente: coloro che sono più propensi a credere che le cose nel Paese stiano andando nella giusta direzione sono i russi più anziani (65 anni e più – 82%), i russi benestanti (79% tra coloro che possono permettersi beni durevoli), che confidano nella Tv come fonte di informazioni (83%), residenti di insediamenti rurali (78%) e residenti di Mosca (76%). L’idea che la Russia si stia muovendo sulla strada sbagliata è più comune tra i russi di età compresa tra 25 e 34 anni (23%), tra i russi a basso reddito (22%) e tra coloro che si fidano dei canali YouTube come fonte di informazioni (48%). Allo stesso tempo, i residenti di Mosca sono anche più propensi rispetto alla media nazionale ad affermare che il Paese si sta muovendo sulla strada sbagliata (19%).

Guardando alla percentuale di giovani che ritiene che la Russia stia prendendo decisioni sbagliate, e ribaltandola, scopriamo così che il 77% dei giovani è favorevole alla politica governativa ed è questo a essere il dato forse più significativo insieme al sostegno degli insediamenti rurali, che comunque è ben noto per le caratteristiche dello sterminato Paese che è la Federazione russa.

Certamente il Paese, da dopo l’entrata in guerra, non è un faro di libertà di stampa, considerando che in Russia chi “diffonde pubblicamente informazioni deliberatamente false sull’uso delle forze armate della Federazione Russa” può essere arrestato e scontare una pena detentiva sino a un massimo di 15 anni.

Oltretutto la stretta sulla libertà dei media che ha visto la chiusura di televisioni e giornali indipendenti, e la repressione dei fenomeni di protesta interna (che ci sono come in qualsiasi nazione democratica), non lasciano spazio per la manifestazione pubblica di un qualsiasi tipo di critica verso l’operato governativo: se non ti informi in modo “alternativo”, sei soggetto al martellamento della propaganda di Stato. Questo è particolarmente evidente da quel 49% che, informandosi su canali YouTube, ritiene che la Russia stia prendendo decisioni sbagliate.

Tornando a guardare ai giovani, occorre ora aprire una riflessione sul loro sostegno al Cremlino. Da interviste varie che è possibile leggere online e non solo, è emerso che buona parte dei giovani russi sono quasi “rassegnati” all’idea di avere un altro governo Putin, facendo trasparire disincanto ma anche e soprattutto una dose di pragmatismo strettamente correlata alla guerra in corso.

Sebbene parte di essi non faccia parte dei fervidi sostenitori del presidente, e anzi vorrebbe – in una situazione normale – avvicendarlo, il conflitto ha generato un sentimento di generale sfiducia verso l’Occidente pertanto ritengono che sia necessario, in questo momento storico, appoggiare Putin per arrivare a una pace da posizioni di forza.

Questo sentimento contrastante, perfino fatalista come nella migliore tradizione russa, è frutto del dualismo di fondo di ogni russo: sentirsi europei ma guardare a ovest con sospetto.

Il fatto poi che la guerra, fondamentalmente, venga percepita come distante e che ora la situazione interna sita andando meglio rispetto ai primi mesi dell’ondata sanzionatoria del 2022, contribuisce ulteriormente a questa visione.

Proprio le sanzioni sono state un “colpo al cuore” dei giovani russi, che avrebbero voluto continuare a poter viaggiare liberamente in Europa – ad esempio – e pertanto anche chi ritiene che l’operato di Putin sia opinabile e vorrebbe un cambiamento, si trova ora schierato dallo stesso lato della barricata dei sostenitori del presidente russo.

Nonostante i giovani russi coltivino la speranza che un giorno si possano riallacciare le relazioni tra Russia ed Europa, essi in questo momento non vedono altra possibilità che affidarsi – ancora – a Putin, anche perché non esiste un altro “cavallo su cui puntare”, ma soprattutto perché se la Russia perderà questo conflitto, la situazione interna non andrà meglio.

Il presidente russo pertanto si avvia a essere eletto con un voto quasi plebiscitario – avendo fatto terra bruciata dei suoi possibili rivali come nel caso dell’unico candidato apertamente schieratosi contro la guerra, Boris Nadezhdin del partito SR, a cui è stato impedito di partecipare alle votazioni dalle autorità elettorali all’inizio di febbraio per presunte “irregolarità” nella raccolta di firme a supporto della sua candidatura.

In ogni caso è bene sottolineare che anche qualora fossero presenti candidati di opposizione credibile a queste elezioni, visti i sondaggi e vista la condizione di non libertà dell’informazione in Russia, il risultato finale non cambierebbe: Vladimir Putin otterrebbe comunque un’altra vittoria.

Qualcosa che, come abbiamo riferito in tempi non sospetti da queste colonne, non è detto che sia un male, perché il “dopo Putin” potrebbe facilmente essere peggiore di quello che pensiamo.

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