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Tecnologia

Cosa fa Silicon Box, l’azienda di Singapore che punta 3,2 miliardi sui chip italiani

3,2 miliardi di euro sull’Italia: la dinamica start-up Silicon Box ha deciso di scommettere sul Belpaese per potenziare la sua offerta nel mercato dei chip. Lo ha annunciato il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, annunciando...

3,2 miliardi di euro sull’Italia: la dinamica start-up Silicon Box ha deciso di scommettere sul Belpaese per potenziare la sua offerta nel mercato dei chip. Lo ha annunciato il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, annunciando l’accordo con l’azienda di Singapore, che farà quello che è da considerare il più grande investimento greenfield, ovvero volto alla costruzione ex novo di nuovi impianti produttivi, di matrice industriale dell’epoca post-Covid e uno dei maggiori da inizio secolo.

L’azienda è stata fondata nel 2021 da Byung Joon Han, già dirigente di AT&T e IBM, insieme ai fondatori di Marvell Technology, Sehat Sutardja e sua moglie Weili Dai. L’azienda si posiziona nella filiera in un luogo strategico, quello della produzione dei cosiddetti chiplet che, ricorda StartMag, “sono porzioni di processore con funzionalità autonome che, integrandosi tra loro, vanno a formare un chip”. Marco Dell’Aguzzo ha spiegato con dovizia di particolari che “i chiplet potrebbero rivoluzionare l’architettura di concezione e di fabbricazione dei microchip, rendendola più flessibile ed efficiente, oltre a permettere una maggiore collaborazione industriale tra i soggetti attivi nella supply chain“.

Il gruppo vale oggi oltre un miliardo di dollari dopo aver raccolto a gennaio ben 263 milioni di dollari in un terzo round di costruzione del suo valore sul mercato dopo due precedenti da circa 150 e 200 milioni di dollari condotti nel 2023. La valutazione stimata della compagnia è superiore al miliardo di euro, un valore notevole se si pensa che Silicon Box non è quotata. Il Business Times di Singapore ha ricordato come alcuni dei nomi più importanti della finanza e dell’industria asiatici abbiano avviato finanziamenti a Silicon Box: basato a Singapore è il family office Praesidium Capital, mentre anche il fondo americano Maverick Capital è stato della partita. A cui si sono aggiunti anche Tata Electronics, divisione del gruppo indiano costruttore di auto, e il venture capital tecnologico controllato dal gruppo taiwanese di semiconduttori UMC, assieme alla più nota TSMC perno della strategia per la microelettronica di Taipei.

Silicon Box porterà in Italia, dunque, una sinergia di legami finanziari e industriali ancorata a una filiera di Paesi e investitori connessi al mondo occidentale e, soprattutto, che esclude il principale competitor, la Cina, dalla catena del valore. La foundry di Silicon Box, il cui luogo di riferimento deve ancora essere annunciata, sarà la prima nell’Unione Europea e la più importante assieme a quella in via di realizzazione nella stessa Singapore. “La tecnologia proprietaria di Silicon Box collega i chiplet su pannelli rettangolari, invece del modo convenzionale di metterli insieme su wafer di silicio rotondi. Questo è più efficiente e riduce i costi fino a quattro volte, secondo l’azienda”, ha scritto Channel News Asia.

Bisognerà capire quanto questo investimento potrà essere coperto dal piano di 4,2 miliardi di euro per i chip promosso dal governo Meloni e supplire a buchi come la fine del progetto di investimento Intel in Italia. La strategia appare consona rispetto al Chips Act europeo e alla strategia di friend-shoring delle catene del valore a cui da tempo sia gli Usa che l’Europa pongono attenzione. In prospettiva, l’arrivo di Silicon Box in Italia porterebbe un’azienda decisamente complementare coi due colossi italiani della microelettronica: StMicroelectronics e Technoprobe. La prima costruisce soprattutto componenti elettronici per l’industria dei chip e processori per settori come l’automotive, la seconda controlla il mercato delle schede di verifica. St, con partecipazione italo-francese, ha di recente annunciato un investimento per espandere il polo produttivo di Catania. Technoprobe punta sull’Ia per competere a livello globale. Se ben governato l’investimento di Silicon Box potrà essere una marea capace di alzare tutte le barche. E rafforzare una filiera strategica per il futuro della competitività nazionale.

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