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Terrorismo

Caso Moro: morta la “primula rossa” di via Fani

La “compagna Luna”, come il titolo del suo libro autobiografico del 1998, si è eclissata a 75 anni, a Roma, dopo una lunga malattia. Barbara Balzerani, nome di battaglia Sara, nata a Colleferro nel 1949, è stata la ‘primula rossa’...

La “compagna Luna”, come il titolo del suo libro autobiografico del 1998, si è eclissata a 75 anni, a Roma, dopo una lunga malattia. Barbara Balzerani, nome di battaglia Sara, nata a Colleferro nel 1949, è stata la ‘primula rossa’ delle Brigate Rosse ma soprattutto la ‘primula rossa’ di via Fani. Il suo ruolo nell’agguato del 16 marzo 1978 in cui fu rapito il presidente della DC Aldo Moro e sterminati i cinque uomini della sua scorta, è stata sempre un punto controverso.

Curriculum di una terrorista

Una cosa è certa: Barbara Balzerani aveva già nel 1978 un ‘curriculum’ da terrorista di tutto rispetto. Entrata nell’organizzazione nel 1975, diventa un’esponente di primo piano della colonna romana assieme al suo compagno, Mario Moretti, ed entra in clandestinità nel 1977. Moretti è uno dei ‘cervelli’ del blitz di via Fani e insieme alla Balzerani condivide la base operativa di via Gradoli 96, a Roma, scoperta il 18 aprile 1978, a meno di un mese dopo il sequestro Moro.

Il ruolo nel sequestro di Aldo Moro

Proprio riguardo il sequestro Moro, secondo la storia ufficiale, quella scolpita nel 1986 sul cosiddetto “Memoriale Morucci”, la ricostruzione frutto di un accordo tra l’ex brigatista Valerio Morucci e la Dc per scrivere una verità politica credibile sulla vicenda, la Balzerani compare a bordo, assieme proprio a Moretti che è alla guida, della Fiat 128 bianca familiare con la falsa targa CD che si ferma all’incrocio con via Stresa. Appena la Fiat 130 di Moro, proveniente da via Trionfale, imbocca via Fani, la 128 CD s’inserisce nella carreggiata e la precede sino all’incrocio. All’altezza dello stop frena, facendosi tamponare dalla 130, a sua volta centrata dall’Alfetta. Poi la sparatoria che precede il rapimento del presidente della DC. Una storia che, a quasi 50 anni di distanza, ha molti buchi, a cominciare dal numero dei componenti del commando, che è stato “flessibile” nel tempo: dalle prime dichiarazioni, i Br sono via via passati da 7 a 8, poi a 9, poi a 10 ed infine a 11.

Secondo Morucci, la Balzerani, pur avendo un’arma, un mitra CZ Skorpion 7,65, non sparò. Eppure numerosi testimoni sentiti a caldo il 16 marzo 1978, ma anche negli anni successivi, hanno raccontato della presenza nel commando di via Fani di una donna. Come Giovanna Conti, che sostiene di aver visto una ragazza che stava in mezzo a via Fani. O come Giuseppe Samperi, benzinaio, cui un uomo e una donna gridano “Vada via”. Anche un altro teste, Guido Vincenzi, vede una donna tra le quattro persone che salgono su un’auto blu con motore acceso e sportelli aperti oltre l’incrocio di via Stresa. E proprio il nome di Barbara Balzerani è stato indicato in relazione a questa presenza femminile prima che Morucci tirasse in ballo quello di Rita Algranati. A nessuna delle due, però, è stato assegnato un ruolo attivo nell’agguato anche se Patrizio Peci, il principale pentito delle Brigate Rosse, indicò i nomi della Balzerani e di un’altra donna, Nadia, precisando però che non è Nadia Mantovani, altra brigatista.

Il “dopo Moro”

Fatto sta che la Balzerani, anche dopo il caso Moro, ha mantenuto un ruolo apicale nelle BR. Nel 1981 partecipa infatti anche al sequestro del generale americano della Nato James Lee Dozier e, dopo l’arresto di Moretti nel 1981, tenta invano di gestire la scissione dell’organizzazione, guidando poi la fazione delle “Brigate Rosse – Partito Comunista Combattente”. Arrestata nel 1985 ad Ostia, in carcere rivendica l’omicidio dell’ex sindaco di Firenze Lando Conti compiuto dalle Br nel 1985 e per il quale è condannata all’ergastolo. Nel 1987, assieme agli altri leader storici delle Br, Renato Curcio e Mario Moretti, partecipa a un’intervista televisiva concessa al giornalista della Rai Ennio Remondino, nella quale i tre brigatisti dichiarano conclusa l’esperienza della lotta armata in Italia e sanciscono la resa definitiva delle Br.

Gli ultimi anni

Dal 12 dicembre 2006 in regime di libertà condizionale, nel 2011 era tornata definitivamente libera, dedicandosi al suo lavoro per una cooperativa di informatica, e alla sua attività di scrittrice, con ben sette libri pubblicati tra il 1998 e il 2020. Il suo nome era ritornato sulle pagine dei giornali per le polemiche seguite ad un suo post su Facebook: “Chi mi ospita oltre confine per i fasti del quarantennale?”, riferendosi ai 40 anni dalla strage di via Fani. Un evento che l’ha accompagnata sino alla sua scomparsa.

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