Non è certo una novità che l’impiego dell’IA, così come le grandi trasformazioni tecnologiche, porti con sé preoccupazioni significative. Sono gli stessi ideatori a narrarle, fino a non dormirci la notte. È il caso di Sam Altman, fondatore di OpenAI che, nel 2023, davanti la sottocommissione Giustizia degli Stati Uniti, si è espresso sui rischi derivanti dagli utilizzi impropri dell’IA. Quasi con una precisione profetica, Altman ha richiesto una maggiore regolamentazione per evitare che gli usi impropri dell’IA generativa irrompano nelle vite di tutti noi, attraverso operazioni di disinformazione, attraverso l’alterazione delle nostre percezioni al fine di condizionare i nostri comportamenti.
Ci sarà un terreno minato sul quale l’applicazione dell’IA generativa giocherà un ruolo importante, le elezioni americane che si terranno a novembre 2024 e le elezioni parlamentari Europee che si terranno a giugno del 2024. Degli esempi di quello che potrebbe accadere ci arrivano proprio dalle primarie Repubblicane degli USA. Nello scontro tra la candidata Nikki Haley e Donald Trump per le primarie in New Hampshire è successo qualcosa di anomalo, per la quale ancora sono in corso delle indagini. Un susseguirsi di migliaia, decine di migliaia di telefonate ricevute dagli elettori del New Hampshire due giorni prima delle votazioni. La voce registrata, quella del Presidente Biden, scoraggiava gli elettori a recarsi alle urne. Il target delle chiamate sembra essere stato ben delineato, la parte di elettorato indipendente, un bacino di indecisione sulla quale la candidata, Nikki Haley, aveva puntato per ottenere una vittoria. La finta voce di Biden esortava a non recarsi alle urne, ma a rimanere nelle proprie abitazioni poiché il voto alle primarie sarebbe stato controproducente ed avrebbe favorito l’avanzata di Trump. Già, perché una elevata affluenza alle urne, avrebbe finito col legittimare l’ex Presidente. Insomma, bisognava risparmiarsi in vista delle vere elezioni, quelle del 5 novembre del 2024. Le robotcall, con la voce di Joe Biden, sono il frutto di un deepfake vocale. Inutile dirvi che il Presidente Biden non ha mai registrato quel messaggio. La voce, prodotta grazie all’intelligenza artificiale, è stata utilizzata al fine di modificare il comportamento e l’opinione di un target, quel bacino elettorale degli indecisi che avrebbero finito, forse, col favorire la Haley. Sebbene non sia chiaro chi abbia prodotto e diffuso le robotcall, identificare i responsabili ci porrà di fronte molti interrogativi. Nelle robotcall infatti non viene mai esplicitamente sostenuto che a parlare fosse il Presidente, semplicemente la voce, frutto di algoritmi, è uguale a quella di Biden, compresi i suoi modi di dire.
Indubbiamente quello della manipolazione delle opinioni di un elettorato ha poco a che vedere con la democrazia. Dobbiamo iniziare a concepire che il nostro sistema elettorale possa essere oggetto di mirate campagne di “deception” (inganno) attraverso le nuove tecnologie. Un altro esempio di propaganda politica possiamo trovarlo in Pakistan dove il candidato alla presidenza, Imran Khan, ha utilizzato l’intelligenza artificiale per diffondere dei discorsi dal carcere. Ma quello della disinformazione, della propaganda non è il solo ambito ad essere interessato dal deepfake. Un altro esempio ci viene dal mondo della musica, nel quale l’IA consente di riprodurre la voce ed anche il sound di noti artisti internazionali. È questo il caso che ha interessato i cantanti Drake e The Weeknd, che dopo aver ascoltato un brano che li emulava ne hanno chiesto la rimozione da tutte le piattaforme di streaming nel quale stavano avendo notevole successo. Si prospetta così una società nella quale sarà sempre più difficile riconoscere la realtà dalla fantasia, il vero dal falso, complice anche la risonanza che i contenuti hanno attraverso i social.
Stando a quanto riportato lo scorso 13 febbraio dal Washington Post, le principali Big Tech: Google, Microsoft, OpenAI, Meta, TikTok e Adobe, hanno stipulato un accordo per contenere la proliferazione di contenuti generati con l’IA nel corso delle elezioni. Lo scopo dell’accordo è quello di monitorare contenuti, creati con l’IA, che mirano ad ingannare gli elettori. Sebbene molte piattaforme non vietino la diffusione di detti contenuti, dal testo dell’accordo emerge un elemento significativo, i loro prodotti si presentano come un rischio per delle elezioni giuste e democratiche.
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