L’ultima delle polemiche stupide in cui impantanare una questione seria è quella che riguarda Eden Golan, la giovanissima (20 anni) cantante che dovrà rappresentare Israele all’Eurovision Song Contest, già teatro delle eroiche imprese dei nostri Gigliola Cinquetti e The Maneskin. Con il vertice, ovviamente, già raggiunto dalla grande stampa, quella che se la prende con i leoni da tastiera di Facebook ma scrive senza tema del ridicolo che Ghali, cantante italiano di origine tunisina, avendo osato dire “basta genocidio” dal palco di Sanremo, dovrebbe ora dire “viva Eden Golan”, come se 30 mila morti e una canzone fossero la stessa cosa, giù tutto dentro il minestrone dove proporzioni e differenze si perdono e conta solo chi grida più forte. Come se, tra l’altro, l’Eurovision fosse la Corte Costituzionale e non una rassegna di canzoni organizzata dall’Unione europea di radiodiffusione (UER), dove l’Ucraina nel 2022 aveva vinto ancor prima di partecipare (Stefania della Kalush Orchestra, qualcuno si ricorda che sia mai esistita?), avendo comunque già vinto due volte in epoca post-sovietica: nel 2004 con Wild dances di Ruslana e nel 2016 con 1944 di Jamala.
Ma torniamo a noi. Eden Golan dovrebbe cantare una canzone intitolata Pioggia d’ottobre in cui, pare, ci siano riferimenti alle vittime della strage terroristica perpetrata da Hamas il 7 ottobre. Venti europarlamentari (“La partecipazione di Israele è in chiaro conflitto con ciò che l’UER afferma di rappresentare, poiché disinforma su Israele e nasconde il suo comportamento genocida”, hanno scritto) e centinaia di attivisti e musicisti stanno chiedendo che la canzone venga esclusa perché il regolamento della gara non prevede contenuti politici nelle canzoni. Sottolineando che nel 2022 la Russia è stata esclusa a causa dell’invasione dell’Ucraina, la Bielorussia esclusa nel 2021 dopo la repressione seguita alle elezioni e prima ancora, nel 2019 l’Islanda sanzionata perché aveva esposto una bandiera della Palestina. A voler essere pignoli, potremmo anche ricordare che Israele è l’unico Paese non europeo a partecipare, dal 1973, a una cosa chiamata Eurovision (ma Israele non è in Europa, giusto? Sta lì, accanto alla Palestina…) e sostenere con qualche ragione che già questa è una decisione ad alto tasso di “inquinamento” politico, ma lasciamo stare.
Torniamo a noi. Se tutti gli appassionati di canzonette russi devono essere puniti perché il loro Governo ha deciso di invadere l’Ucraina. Se tutti i Bielorussi che fischiettano canzonette devono essere puniti perché il presidente Lukashenko ha represso con violenza le proteste delle opposizioni dopo le elezioni. Se anche gli islandesi, in misura assai minore, sono stati puniti per una bandiera mostrata al pubblico. Perché gli israeliani non dovrebbero essere puniti se il loro Governo decide di massacrare migliaia di donne e bambini di Gaza, fingendo che si tratti di pericolosi terroristi di Hamas? Anche questa pratica rientra nei cosiddetti “valori europei” di cui andiamo tanto fieri? Oppure, come al solito, con gli avversari promuoviamo i valori e con gli amici facciamo politica?
Però tranquilli. Non abbiamo tre narici come quelli che vanno in Tv a dire che, siccome il 7 ottobre i massacratori di Hamas hanno ucciso 1.700 israeliani, da lì in avanti tutto è lecito. Non siamo come i professori e gli storici a comando, per i quali non solo la storia ma la Storia è cominciata il 7 ottobre e prima c’è un’epoca indefinita con fatti non ben precisati, di cui non mette conto parlare. Noi siamo perché Eden Golan canti, e canti meglio che può. E va benissimo (anzi, male perché è stata una tragedia, ma ci siamo capiti) se nella sua canzone ci sono riferimenti al 7 ottobre. In più, siamo pronti a scommettere una pizza che la bella Eden, già così, sarà almeno nei primi tre classificati. Qualche altro giorno di polemiche e vincerà. Come fecero gli ucraini nel 2022, senza politica, ma solo perché la canzone era bellissima.
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