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Difesa

I caccia, le esercitazioni e il video dell’invasione: la Cina torna a far pressione su Taiwan

Le forze aeree e navali della Repubblica Popolare Cinese tornano a far pressione su Taiwan e al contempo Pechino alza il tiro sulla propaganda riguardante i potenziali preparativi bellici nello stretto più rovente dell'Oceano Pacifico.

Le forze aeree e navali della Repubblica Popolare Cinese tornano a far pressione su Taiwan e al contempo Pechino alza il tiro sulla propaganda riguardante i potenziali preparativi bellici nello stretto più rovente dell’Oceano Pacifico.

L’account WeChat ufficiale del comando del teatro orientale delle Forze armate cinesi, che ha la responsabilità delle operazioni nella regione comprendente il tratto di mare che divide Taiwan dalla Cina continentale, ha infatti pubblicato un video dal tono inequivocabile. Si intitola “Reading the Strait“, letteralmente “Leggere (cioè capire, ndr) lo Stretto” e mostra forze militari cinesi combattere in un’operazione di sbarco, superare cavalli di frisia e ostacoli anti-invasione che ricordano le barriere delle poche spiagge sabbiose di Taiwan, mai menzionata nel video e muoversi col sostegno di mezzi corazzati.

L’unità che ha pubblicato il video di propaganda, ricorda The Guardian, ha sede a Nanchino ed “è  la divisione militare che conduce periodicamente esercitazioni intorno all’isola autonoma di Taiwan, che Pechino rivendica come parte del suo territorio”. Il video segue di poche settimane la pubblicazione del documentario in otto puntate prodotto dall’emittente pubblica Cctv, intitolato “Chasing Dreams” (“Inseguire i sogni”) in occasione del 96esimo anniversario dell’Esercito di Liberazione Popolare, in cui molte interviste a soldati rivelano una volontà di combattimento contro Taiwan e appaiono frammenti dei video dell’esercitazione Joint Swords condotta nello stretto di Taiwan a aprile in risposta a un viaggio della presidente di Taipei, Tsai Ing-wen, negli Stati Uniti.

Washington, lo ricordiamo, un mese fa ha promosso un nuovo pacchetto di quasi 400 milioni di dollari per fornire armi a Taiwan. E Lai Ching-te, vicepresidente di Taiwan, ha fatto scalo negli States una settimana fa, nel suo viaggio per andare all’inaugurazione del mandato del nuovo capo di Stato paraguaiano, Santiago Peña, scatenando l’ira di Pechino, che ha annunciato manovre militari non lontano da Taiwan nei giorni compresi tra il 12 e il 14 agosto. A cui hanno fatto seguito una serie di pressioni reiterate.

Nelle ventiquattro ore tra le 6 del mattino del 19 agosto e lo stesso orario del 20 agosto (fuso orario di Taiwan) il ministero della Difesa di Taipei ha dichiarato di aver identificato quarantacinque aerei e nove navi passare oltre la mediana che separa la Cina da Taiwan nelle acque dello stretto. “Tra gli aerei intrusi che hanno attraversato la linea di demarcazione informale nello stretto tra Cina e Taiwan, nove erano caccia Su-30, quattro erano J-11 e 12 erano J-10”, nota Focus on Taiwan.

Inoltre, “un aereo da guerra elettronica Y-9 e un elicottero anti-sottomarino Z-9 sono stati rilevati entrare nella parte sud-occidentale della zona di identificazione della difesa aerea (Adiz) di Taiwan”, che formalmente Pechino non riconosce, rivendicando per sé la sovranità sull’intera isola, identificata come “Provincia ribelle”. Da Taiwan si sono alzati in volo caccia e hanno preso il mare pattugliatori navali e sottomarini per monitorare da vicino le mosse cinesi.

La situazione è tornata dunque a farsi decisamente tesa nelle calde acque marittime vicine alla Cina. In un contesto in cui la Repubblica Popolare vive una fase delicata interna legata alle turbolenze economiche e al timore di precise conseguenze sociali, Pechino scarica la tensione su Taiwan per invitarla a non minacciare con mosse ardite la sua posizione geopolitica in questa fase critica. E se del resto l’ipotesi di una guerra resta remota soprattutto per i dubbi sulla capacità cinese di gestire un’appropriata forza da sbarco mai testata in battaglia, non vi è dubbio che la preparazione a tale eventualità rientri nei programmi per il futuro dell’Esercito di Liberazione Popolare e della marina e aeronautica di Pechino. La quale non fa nulla per tenere celata una volontà da tempo palese anche per gli analisti.

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