La Finlandia sta realizzando una delle più importanti riserve strategiche di materiale per minacce chimiche, biologiche, radiologiche o nucleari. A confermarlo è la stessa Helsinki che, come ricordato dal sito del ministero dell’Interno, ha ricevuto un finanziamento di 242 milioni di euro dalla Commissione europea per immagazzinare risorse utili per questo tipo di emergenze. Apparecchiature come dispositivi di protezione, rilevatori di radioattività o minacce biologiche, test rapidi, ma anche medicinali e vaccini per eventuali epidemie. Il programma dovrebbe essere pienamente operativo nel 2026, con l’avvio delle procedure di accumulo già nel 2024. L’obiettivo è far sì che questi materiali siano disponibili entro 12 ore dalla richiesta di emergenza.
Si tratta di un elenco di circa un centinaio di materiali, spiegano dalla Finlandia, dove viene anche sottolineato che il progetto pilota dell’Unione europea sia in realtà nato in un periodo diverso dalla guerra in Ucraina, e precisamente dopo la pandemia di Covid-19. L’esperienza di un sistema integrato su base europea per rispondere alle emergenze ha fatto sì che Bruxelles abbia pianificato la nascita di riserve continentali.
Poi, una volta attenuata la questione coronavirus, la guerra in Ucraina e il potenziale allargamento del conflitto anche in altri Paesi del Vecchio continente, hanno fatto sì che questa riserva strategica fosse rimodulata anche in base al rischio di una guerra o di un incidente nucleare. Come spesso è stato ripetuto per il coinvolgimento della centrale nucleare di Zaporizhzhia. La stessa Tarja Rantala, a capo del progetto, ha risposto a una specifica domanda di Newsweek che le riserve “non sono direttamente correlate all’invasione russa dell’Ucraina, ma ovviamente è uno dei fattori alla base” di questa scelta.
Al netto degli allarmismi, la questione naturalmente è stata collegata al recente ingresso della Finlandia nella Nato, elemento che ha più volte scatenato speculazioni sul possibile confronto con la Russia anche in quest’area del nord dell’Europa. Sul punto, vale la pena ricordare come da Mosca siano state spesso annunciati dei cambiamenti strategici per rafforzare la presenza militare in Carelia, proprio al confine di quello che oggi è un Paese che fa parte dell’Alleanza Atlantica. Il ministro degli Esteri finlandese, Elina Valtonen, ha al momento smentito le ipotesi su “nuove unità nel nord-ovest della Russia”, evidenziando che “questi sforzi non sembrano essere progrediti molto rapidamente” e che “le risorse russe sembrano essere impegnate altrove al momento”.
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