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Guerra

Bombe russe sui porti ucraini: cosa succede ai confini della Nato

Bucarest ha fatto sapere che gli attacchi della Russia alle infrastrutture civili ucraine sul Danubio, vicino alla Romania, sono inaccettabili.

Gli echi della guerra in Ucraina si stanno pericolosamente avvicinando ai confini della Romania. Il presidente romeno, Klaus Iohannis, ha definito inaccettabili i raid della Russia contro le infrastrutture civili ucraine dislocate sul Danubio.

“I continui attacchi della Russia contro le infrastrutture civili dell’Ucraina sul Danubio, in prossimità della Romania, sono inaccettabili. Sono crimini di guerra e compromettono ulteriormente la capacità di Kiev di trasferire i suoi prodotti alimentari a chi ne ha bisogno nel mondo”, ha scritto su Twitter Iohannis.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il ministro della Difesa di Bucarest, Angel Tilvar, che ha sottolineato come i missili lanciati dalle navi da guerra russe colpiscano anche obiettivi molto vicini al territorio romeno. “La guerra ha trasformato parte del Mar Nero in una zona di conflitto. I missili lanciati dalle navi russe stanno colpendo città e infrastrutture civili in Ucraina, uccidendo persone innocenti e mettendo in pericolo milioni di cittadini. Abbiamo visto di recente che questi attacchi colpiscono anche obiettivi molto vicini alla Romania”, ha ribadito Tilvar.

Il rafforzamento militare della Romania

Quanto sta accadendo in Ucraina sta quindi spingendo la Romania a rafforzare le proprie difese. “La drammatica esperienza ucraina ci mostra anche che la difesa inizia in casa”, ha aggiunto il ministro Tilvar, evidenziando l’importanza dei programmi di modernizzazione in corso nel campo della difesa antiaerea, nonché quelli in preparazione.

“Quest’anno abbiamo completato la prima fase di equipaggiamento dell’aeronautica romena con sistemi missilistici terra-aria Patriot, che apportano alla Romania un importante contributo alla sicurezza dello spazio aereo”, ha proseguito lo stesso Tilvar.

A proposito del rafforzamento militare romeno, lo scorso maggio la commissione per la Difesa, l’Ordine pubblico e la Sicurezza nazionale della Camera dei deputati, e cioè la camera bassa del parlamento romeno, aveva approvato la richiesta del ministero della Difesa nazionale in merito all’acquisto di 54 carri armati Abrams dagli Stati Uniti, con tanto di munizioni, equipaggiamento e servizi di accompagnamento.

Ma la Romania sarebbe interessata anche ad acquistare 300 nuovi carri armati K2 Black Panther sviluppati e prodotti dalla sudcoreana Hyundai Rotem. Insomma, Bucarest si è attivata per modernizzare le proprie difese, anche e soprattutto per sostituire i TR-85 e i TR-85M1 Bizon, mezzi ormai datati.

Le mosse della Russia

Il rafforzamento militare della Romania è una risposta alle mosse della Russia. Mosca ha infatti sferrato un colpo durissimo nella guerra del grano: i suoi droni hanno attaccato il principale porto ucraino sul Danubio, Izmail, infrastruttura cruciale per le esportazioni di Kiev dopo il blocco reimposto da Mosca nel Mar Nero.

I danni sono stati ingenti. I media hanno scritto che decine di navi si sono dovute fermare prima dell’attracco, ed è persino scattato l’allarme in Romania, Paese Nato i cui confini si trovano sulla sponda opposta del fiume. Lo stesso Recep Tayyip Erdogan, che più volte in passato ha dialogato con Vladimir Putin, si è detto preoccupato per questa escalation. Il leader turco, principale mediatore del patto sul grano evaporato a metà luglio, ne ha parlato al telefono proprio con il presidente russo, chiedendogli di rientrare nell’intesa, o almeno di non “alzare ulteriormente la tensione”.

Il porto fluviale di Izmail, nella regione di Odessa, che insieme a quello di Reni è diventato il principale snodo d’uscita dei prodotti agricoli ucraini, è stato colpito dai russi nella notte. Nelle ore successive l’esercito ucraino ha diffuso un video che mostrava un grosso incendio ad un edificio di una compagnia di navigazione, altre strutture gravemente danneggiate, mentre il grano fuoriusciva da almeno due silos distrutti. Non ci sono state vittime, ma le operazioni di carico sono state sospese e le navi mercantili straniere hanno gettato l’ancora alla foce del Danubio. Secondo il ministero ucraino delle infrastrutture questo raid è costato 40mila tonnellate di grano, dirette in Cina, Israele e Africa.

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