L’Indo-Pacifico è una polveriera pronta ad esplodere. Quasi tutti gli attori della regione si stanno preparando ad un possibile conflitto, almeno a giudicare dai movimenti militari in campo. La lista dei segnali preoccupanti è piuttosto lunga: si va dalle esercitazioni militari congiunte “incrociate”, se non quasi tenute in contemporanea tra loro tra Paesi rivali, a Wargames e simulazioni strategiche, inclusa la famigerata Talisman Saber, e cioè l’olimpiade dei giochi di guerra avallata da Stati Uniti e Australia.
Per non parlare dell’intensa attività dell’esercito cinese nel Mar Cinese Meridionale, che comprende manovre operative e, soprattutto, ripetute intrusioni di navi e aerei da guerra oltre la linea mediana dello Stretto di Taiwan, il confine territoriale non ufficiale tra l’isola e la Cina, con l’ingresso dei mezzi nella Zona d’identificazione della difesa aerea (Adiz) di Taipei. E ancora, aggiungiamo l’inedita pressione della Russia sul fronte asiatico, con Mosca intenzionata ad allungare la pressione sugli Usa in tandem con l’apporto di Pechino; i test missilistici della Corea del Nord e svariate operazioni, sia marittime che aree, che chiamano in causa i partner asiatici di Washington.
A completare il quadro, vale la pena evidenziare la presenza nell’area del Ronald Reagan Carrier Strike Group e dell’America Amphibious Ready Group. Per meglio capire cosa sta succedendo, possiamo dividere la scacchiera indopacifica in due parti distinte: da un lato le mosse degli Stati Uniti e dei loro partner, dall’altro quelle di Cina e Russia.
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Le manovre di Washington: le maxi esercitazioni con l’Australia
Partendo con l’analisi del fronte statunitense, è impossibile non iniziare la disamina della maxi esercitazione biennale Talisman Sabre guidata da Australia e Stati Uniti. Questa edizione, complice l’inasprimento dei rapporti tra Cina e Usa, sarà la più grande e ambiziosa mai tenuta, hanno spiegato i funzionari australiani e americani.
L’evento, con 30mila soldati provenienti da 13 Paesi, è iniziato con una cerimonia ufficiale il 21 luglio con data finale calendarizzata il 4 agosto. Le aree toccate sono coincise con il Queensland, nel Territorio del Nord, nel Nuovo Galles del Sud e, per la prima volta, anche intorno all’isola Norfolk. Giunta alla decima edizione, Talisman Saber ha coinvolto anche Canada, Corea del Sud, Figi, Francia, Germania, Giappone, Indonesia, Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea, Regno Unito e Tonga. Inoltre, erano presenti come osservatori Filippine, India, Singapore e Thailandia.
I militari partecipanti erano impegnati in addestramento sul campo, attività logistiche, sbarchi anfibi, manovre sul terreno e operazioni aeree e marittime, con l’obiettivo di migliorare l’interoperabilità. Le forze in azione hanno utilizzato anche tattiche impiegate durante la guerra in Ucraina, tra cui un’ampia copertura di droni, l’attuazione di una guerra informatica, tentativi di nascondere o camuffare risorse, e l’uso di denti di drago, le fortificazioni anticarro affilate a forma di piramide per ostruire offensive nemiche. Con l’Australia che diventerà sempre più il perno centrale della visione indopacifica degli Usa – in primis per via dell’accordo Aukus – per Washington sarà sempre più fondamentale rafforzare i legami con Canberra.
Le manovre dei partner Usa
Taiwan organizzerà una serie di esercitazioni missilistiche nelle acque al largo della costa orientale dell’isola questo mese. Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, le manovre, a fuoco vivo, si terranno in cinque fasi separate da questa settimana fino al 31 agosto. Le suddette operazioni puntano a testare la prontezza al combattimento delle forze aeree e quelle navali lungo il fianco orientale dell’isola, meno fortificato e più suscettibile ad un’eventuale offensiva da parte della Cina.
Per anni, le forze armate di Taipei hanno infatti concentrato le loro fortificazioni militari nella parte occidentale dell’isola, il lato più vicino alla Cina continentale, rendendo complicato un attacco da parte dell’Esercito popolare di liberazione cinese. Tuttavia, da quando Pechino ha intensificato il dispiegamento di aerei e navi da guerra nelle aree a sud-est e a est di Taiwan, diversi esperti militari taiwanesi hanno sollecitato un rafforzamento delle generali capacità di difesa.

Foto: EPA/RITCHIE B. TONGO
Nel frattempo, Taiwan ha affinato le sue esercitazioni annuali Han Kuang, che a questo giro hanno incluso la protezione degli aeroporti civili, proprio mentre Pechino ha intensificato le pressioni militari e politiche sull’isola. Le manovre, giunte alla loro 39esima edizione, si sono aperte lo scorso maggio con la simulazione di una risposta delle forze armate dell’isola ad un’eventuale invasione dell’esercito cinese, in una prima fase andata in scena presso il Centro di comando militare di Hengshan. Le esercitazioni di artiglieria sono invece state completate dal 24 al 28 luglio.
Da segnalare la reazione ai test missilistici nordcoreani di Giappone, Corea del Sud e Usa (con Washington che ha persino inviati, nelle scorse settimane, un sottomarino a propulsione nucleare nel porto sudcoreano di Busan), con la messa in atto di un’esercitazione trilaterale di difesa missilistica navale. Scendendo nei dettagli, l’azione è stata condotta in acque internazionali tra la Corea del Sud e il Giappone, e ha riunito cacciatorpediniere dotati di sistemi radar Aegis dei tre Paesi. Come se non bastasse, mentre Washington sta cercando di rinsaldare ulteriormente i rapporti con le Filippine, i bombardieri B-52 dell’Us Air Force sono arrivati per la prima volta in assoluto in Indonesia (Paese corteggiatissimo dalla Cina).
Le manovre della Cina
Arriviamo così sul fronte cinese. Cina e Russia hanno effettuato la Northern/Interaction-2023, l’esercitazione militare congiunta guidata dal dal Comando del teatro settentrionale dell’esercito cinese, con sede a Shenyang, inerente al mantenimento della sicurezza dei corridoi marittimi strategici dell’area. Il Financial Times ha sottolineato che le manovre fanno tecnicamente parte del normale programma di addestramento annuale forme armate di Pechino, ma è pur vero che la sponda di Mosca, in questo momento, è emblematica della sfida indiretta lanciata agli Usa (e ai loro partner asiatici).
Il Dragone ha schierato due cacciatorpediniere, due fregate e una nave di rifornimento, oltre all’Y-20, il più grande aereo da trasporto, caccia J-16, aeromobili di preallarme e controllo, e lo Z-20, la versione cinese dell’elicottero Black Hawk. La Russia, al contrario, non ha rilasciato informazioni sulle sue unità partecipanti.
Intanto, Pechino continua a monitorare da vicino Taiwan. E la Corea del Nord, partner tanto cinese quanto russa, ha ripreso da qualche mese le sue attività missilistiche, in una combo che potrebbe creare non pochi grattacapi al blocco statunitense.
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