La maggior parte degli australiani ritiene che l’afflusso di migranti in Australia sia troppo elevato. Un sondaggio realizzato dalla società di ricerca Resolve Strategic per il Sydney Morning Herald ha fotografato una tendenza che rispecchia, in parte, le preoccupazioni del Paese, alle prese con il dilemma su come bilanciare la domanda aziendale di lavori qualificati, la carenza di alloggi e la crescita della popolazione del Paese.
Trovare una quadra del cerchio è difficilissimo. Anche perché, alla richiesta di esprimere un’opinione sulle proiezioni del governo federale, secondo cui il livello di migranti sarebbe salito al livello record di 400mila ingressi nel corso del 2023, prima di scendere nel 2024, soltanto il 3% degli intervistati ha ritenuto questi numeri “troppo bassi”, a fronte di un 59% per il quale sono “troppo alti” e di un altro 25% che li considera “più o meno giusti”.
In tutto questo, il primo ministro Anthony Albanese ha affermato che la revisione pianificata dal suo governo laburista per il sistema migratorio – che include l’aumento della retribuzione minima per i lavoratori migranti temporanei, la riduzione delle ore di lavoro degli studenti stranieri e l’abolizione dei test del mercato del lavoro utilizzati per assumere lavoratori – punta a “meno migrazione, ma delle persone giuste” per aumentare la produttività nelle aree lavorative australiane carenti delle competenze necessarie.
La stretta dell’Australia
Come ha sottolineato East Asia Forum, dopo 12 mesi in carica, una massiccia esplosione del saldo migratorio e due importanti revisioni, il governo Albanese, nel 2023 e nel 2024, intraprenderà una significativa revisione delle politiche sull’immigrazione che ridurrà il saldo migratorio dell’Australia dal suo picco attuale.
La migrazione permanente in Australia era di circa 160mila persone all’anno prima della pandemia di Covid-19, ma tale valore è scesa a livelli trascurabili nel periodo 2020-2022. Per compensare, è l’immigrazione potrebbe raggiungere i 350mila-400mila nuovi ingressi quest’anno prima di scendere a 320mila nel 2024.
C’è chi afferma che numeri del genere eserciteranno ulteriore pressione su alloggi e infrastrutture, mentre altri ritengono che siano essenziali per garantire reddito, affari e competenze. “Molte persone sono preoccupate per l’aumento dei numeri dell’immigrazione. I commenti che raccogliamo dagli intervistati individuano gli effetti sulla qualità della vita e sui prezzi. Quando si gettano centinaia di migliaia di persone nelle città senza aumentare l’offerta abitativa e le infrastrutture, i cittadini capiscono che questo avrà un effetto“, ha spiegato il direttore di Resolve, Jim Reed.
I problemi di Canberra
Puntare sull’immigrazione di qualità: sembra dunque essere questa la traiettoria che intende imboccare Albanese. Canberra vuole che il fulcro del sistema migratorio ruoti attorno ai lavoratori qualificati e ai migranti che intendono stabilirsi nel Paese a lungo termine, contrastando così l’approccio insito nelle migrazioni temporanee.
Nel frattempo, l’afflusso di arrivi dall’estero quest’anno è uno dei fattori che sta accumulando pressioni sul mercato immobiliare. L’assunzione record è stata invece alimentata da un’impennata del numero di backpackers che tornano in Australia e studenti internazionali.
Tra gli altri dossier scottanti, non mancano gli affitti e i tassi dei mutui sempre più alle stelle, l’aumento costante del costo della vita, i salari rimasti invariati e la crescita dei poveri. Basti pensare che nel 2022, il 21% delle famiglie australiane risultava affetto da grave insicurezza alimentare, e per almeno un giorno nei 12 mesi dell’anno non ha potuto mangiare. È insomma all’interno di uno scenario del genere che Albanese sarà chiamato a sciogliere nodi spinosissimi.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

