Da quando la Russia ha lanciato la sua offensiva contro l’Ucraina, la tensione mediatica su Taiwan è salita alle stelle. Il motivo coincide con il rischio, vero o presunto, che la Cina possa, presto o tardi, emulare quanto ha tentato di fare il Cremlino con Kiev, lanciando a sua volta un colpo di mano per conquistare un territorio sensibile. Nel caso specifico, stiamo parlando della riannessione dell’isola – definita dal governo cinese “provincia ribelle” – alla madrepatria.
Gli analisti militari elencano date su date per ipotizzare quando potrebbe scoccare l’ora x, mentre Pechino continua ad avventurarsi in manovre militari sempre più perentorie nello Stretto di Taiwan. Dato il contesto in ebollizione, e il continuo parallelo fra il caso ucraino e il dossier Taiwan, a Taipei e dintorni hanno iniziato a prendere sul serio la guerra in Ucraina. Al punto, ha sottolineato il Guardian, che le autorità taiwanesi avrebbero iniziato a considerare come un modello la strategia – fin qui rivelatasi efficace – adottata da Kiev per arginare l’avanzata di Mosca.
Certo, per molti taiwanesi l’ombra di un conflitto con la Repubblica Popolare Cinese rimane ancora oggi una prospettiva lontana, che peraltro aleggia nell’aria da quasi 70 anni. Il governo taiwanese, guidato da Tsai Ing Wen, ne è consapevole. Ciò nonostante, l’esecutivo non ha perso tempo e si è subito mosso lungo due direttrici parallele per scongiurare di dover alzare bandiera bianca in caso di reale minaccia dalla Cina. Da un lato, Taiwan ha continuato a rafforzare le relazioni con Washington e il blocco occidentale, ricevendo dall’amministrazione Biden armi ed equipaggiamenti militari, tra missili e sistemi di mine antiuomo Volcano; dall’altro sta studiando molto attentamente le gesta dell’Ucraina.
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Da Kiev a Taipei
Le questioni Taiwan e Ucraina sono completamente diverse e non possono essere sovrapposte tra loro, come ampiamente spiegato su InsideOver. Eppure, a ben vedere esiste un filo invisibile che collega Taipei a Kiev.
Giusto per fare un esempio, a partire dal primo gennaio 2024 gli uomini nati a Taiwan dopo il 2005 saranno chiamati a compiere un anno di servizio militare, in aumento rispetto agli attuali quattro mesi. L’estensione è stata annunciata lo scorso dicembre da Tsai, che l’ha definita una “decisione difficile”, ma appresa dalle lezioni ucraine e dalla necessità di rafforzare le capacità di difesa dell’isola. Quest’anno, inoltre, i militari taiwanesi hanno anche iniziato a consentire alle donne di fare volontariato per la prima volta nelle forze di riserva.
“Il ministero della Difesa di Taiwan ha studiato molto da vicino la guerra tra Russia e Ucraina”, ha spiegato Max Yu, un maggiore generale in pensione ed ex capo della divisione culturale e psicologica dell’ufficio per la guerra politica del ministero della Difesa taiwanese. “La strategia di difesa dei soldati ucraini e il modo in cui difendono il loro territorio sono diventati un modello da seguire per Taiwan”, ha aggiunto.
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Modelli e percezioni
Soltanto nella prima metà del 2023, sono state registrate 854 incursioni dell’Esercito popolare di liberazione (Pla) cinese nella zona di identificazione della difesa aerea di Taiwan, rispetto alle 555 nello stesso periodo del 2022.
L’esercito di Taiwan può contare su circa 190mila effettivi e circa 2 milioni di riservisti. Il conflitto ucraino ha sottolineato l’importanza di poter contare anche sui civili nell’aiutare a respingere un potente invasore, ma a Taipei e dintorni si ritiene che solo una frazione dei riservisti a disposizione sia pronta al combattimento. L’anno scorso, il governo taiwanese ha annunciato, non a caso, l’intenzione di raddoppiare il numero di riservisti addestrati ogni anno, portandolo a 260mila, e di intensificarne la formazione.
Storicamente, i politici sono sempre stati cauti nel sollecitare legami più stretti con i militari. Non è difficile spiegarne i motivi. Per i civili più anziani, le forze armate evocano ancora i ricordi della legge marziale, gli anni durante i quali, tra il 1949 e il 1987, Taiwan era governata come una brutale dittatura militare. Dagli archivi della storia emergono dati che fanno tremare i polsi: tra i 3mila e i 4mila critici, veri o presunti, dell’allora governo militare furono giustiziati durante i decenni del famigerato “Terrore bianco“. Circa 140mila furono invece imprigionati.
I militari taiwanesi, in sostanza, soffrono ancora di un “problema di percezione“. E questo problema dovrà essere risolto al più presto, visto che, per imbastire una difesa efficace in caso di minaccia, Taiwan avrà bisogno di una forte sinergia tra civili e militari. Proprio come sta accadendo in Ucraina.
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