Skip to content
Difesa

Dalla “Z” sui tank al nuovo simbolo russo: perché sui mezzi militari compaiono segni di riconoscimento

Sui mezzi militari, nonostante i progressi tecnologici, si continuano a dipingere distintivi ottici di riconoscimento

Verso l’inizio di febbraio del 2022, le immagini e i video che ci sono giunti dalla Russia e dalla Bielorussia mostravano mezzi militari di Mosca in movimento che avevano dipinta sulla fiancata (o anche in posizione frontale) una “Z”.

A quel tempo non sapevamo quale fosse l’esatto significato della scelta di questa lettera: da queste colonne avevamo ritenuto si potesse trattare di un gioco di parole tra la parola russa Запад, che significa “occidente”, e la sua traslitterazione in caratteri latini “zapad”. Successivamente, l’avvio dell’invasione ha chiarito questo enigma: secondo lo stesso Stato maggiore di Mosca “Z” sta per “za pobedu” (in russo за победу), che significa “per la vittoria”.

Al netto della ricerca di un significato preciso, che rappresenta sempre una speculazione su cui si innesta la propaganda russa, questo simbolo, insieme ad altri apparsi durante i primi giorni dell’attacco all’Ucraina, trova spiegazione in una duplice esigenza prettamente militare, ovvero quella di essere un distintivo di riconoscimento ottico per i mezzi in modo sia da distinguerli da quelli del nemico, e quella distinguere a quale manovra offensiva/fronte essi appartengono.

Avere un segno distintivo di identificazione “friend or foe” (amico o nemico) in battaglia serve quindi anche a riconoscere otticamente i propri mezzi rispetto a quelli del nemico e così evitare casi di “fuoco amico”, che nella casistica recente russa hanno rappresentato un problema non indifferente. Nel conflitto georgiano del 2008, ad esempio, le forze russe hanno fatto registrare numerosi casi di fuoco amico proprio per una carenza di dispositivi elettronici affidabili “friend or foe”.

Tali distintivi ottici vengono apposti soprattutto quando, dai due lati “del fronte”, le forze militari che si affrontano utilizzano la stessa tipologia di mezzi militari, come è il caso di Russia e Ucraina che condividono nei propri arsenali alcune tipologie di carri armati, sistemi di artiglieria semovente e veicoli da trasporto truppe corazzati.

Nel caso dell’inizio dell’invasione russa, se ne sono visti altri oltre la “Z”, come accennato, per discernere i mezzi impiegati nelle diverse direttrici di attacco. Quelli con la “Z” riquadrata, infatti, visti nella regione di Belgorod nei giorni precedenti al conflitto, hanno fatto parte dell’avanzata che è penetrata in Ucraina dal suo confine centro-settentrionale.

Quelli invece con la “Z” semplice sono stati visti a Melitopol, quindi sui mezzi militari partiti dalla Crimea che hanno conquistato il settore di Kherson. Il cerchio (o la lettera “O”) ha distinto le forze provenienti dalla Bielorussia che hanno puntato su Kiev mentre la “V” è apparsa sui veicoli dei fanti di marina di Mosca, che hanno effettuato uno sbarco anfibio alle spalle di Mariupol. La “A” sarebbe stata riservata alle forze speciali di Mosca, viste in azione un po’ ovunque lungo le linee dell’avanzata infine, la “X” è stata osservata sui mezzi delle truppe cecene.

Col prolungarsi della guerra, quindi con il cambiamento della situazione tattica e la necessità di sostituire le perdite subite, questa distinzione in diversi “fronti” è andata scomparendo e a oggi quasi tutti i mezzi russi hanno esclusivamente una “Z” a contrassegnarli: in alcuni casi sono stati osservati mezzi sulla cui fiancata sono stati visti più simboli a indicare lo spostamento delle unità lungo le direttrici di attacco nelle prime fasi della guerra.

Il ruolo “politico” dei simboli

Vale la pena effettuare una seconda considerazione più politica: la presenza di diversi simboli, insieme ad altri fattori, dimostra che per il Cremlino si è trattato effettivamente di una “operazione militare speciale” che avrebbe dovuto concludersi nel più breve tempo possibile.

Negli ultimi giorni, quasi a smentire quanto appena affermato riguardo l’omogeneità dei distintivi ottici sui mezzi, sono apparse fotografie che mostrano la presenza di un nuovo simbolo: un rettangolo con una metà dipinta di bianco e l’altra di rosso. Esso è stato osservato sui mezzi che la Russia sta ammassando lungo il fronte orientale, a nord di Bakhmut, grossomodo tra Kreminna e Svatove (probabilmente anche più a nord di quest’ultima cittadina). Si tratterebbe di unità di riserva ammassate in quell’area che potrebbero essere usate per un’azione offensiva nell’oblast di Kharkiv a nord del lago artificiale formato dal fiume Oskil.

Quanto visto nel conflitto in Ucraina per distinguere i mezzi militari non è affatto nuovo: nel corso della storia la medesima soluzione è stata più volte utilizzata.

La storia dei simbolo

Forse quella più famosa riguarda la Seconda guerra mondiale, quando i velivoli alleati usati durante lo sbarco in Normandia (dai caccia ai bombardieri passando per quelli da trasporto e gli alianti) avevano dipinte strisce bianche e nere sulla fusoliera e sulle ali che presero il nome non ufficiale di “strisce di invasione”. Sempre durante quel conflitto, le navi da guerra maggiori della nostra Regia Marina, sulla parte del ponte di coperta del castello di prua, avevano dipinte strisce bianche e rosse oblique, affinché fossero immediatamente riconoscibili dall’alto in modo da non venire colpite dai velivoli italo-tedeschi: l’identificazione delle unità navali in mare è spesso e volentieri difficoltosa da un aereo che vola ad alta quota e infatti nonostante questa particolare colorazione ci sono stati casi di bombardamenti da parte di aerei “amici”.

Venendo a tempi più recenti, ad aprile del 1980 quando gli Stati Uniti cercarono – fallendo – di liberare manu miliari gli ostaggi dell’ambasciata Usa di Teheran tenuti prigionieri (con l’operazione “Eagle Claw”), i caccia della U.S. Navy che avrebbero dovuto fornire copertura al raid della Delta Force e dei Ranger avevano dipinte sulle ali delle strisce arancioni e nere.

Durante la Prima Guerra del Golfo (1991), i mezzi corazzati e altri veicoli statunitensi avevano dipinta una chevron sulle fiancate come segno di riconoscimento, mentre sul tetto, solitamente, era presente un pannello arancione per venire riconosciuti dagli aerei della coalizione: anche in questo caso, questa soluzione non ha evitato casi di “fuoco amico”.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.