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Politica

Indagine ancora aperta, trattative e vendette. Si stringe la morsa su Prigozhin?

La sorte del capo della Wagner rimane avvolta dal mistero. Intanto però l'incriminazione per ribellione armata non è scomparsa
Ufficio Wagner a San Pietroburgo (ANSA)

Una strana coltre di fumo continua ad avvolgere quanto accaduto in Russia. Della sorte di Evgenij Prigozhin non si sa ancora molto.

L’indagine dei servizi segreti e i soldi

Secondo il quotidiano russo Kommersant, nonostante le dichiarazioni dopo l’accordo per fermare la marcia della Wagner, Prigozhin rimane sotto indagine dello Fsb per ribellione armata. Nessun condono, quindi, come invece detto nelle prime ore dopo la “mediazione” firmata Aleksandr Lukashenko. E questo cambierebbe di molto la posizione del capo della Wagner, visto che oltre al procedimento penale a suo carico, da San Pietroburgo è arrivata la notizia del ritrovamento di 4 miliardi di rubli in quello che è considerato l’ufficio personale di Prigozhin.

Per il capo della compagnia di sicurezza, quei soldi sarebbero serviti a risarcire le famiglie dei paramilitari. Ma è chiaro che 4 miliardi di rubli in albergo possono essere anche un’arma in mano ai servizi federali per accusare lo “chef di Putin” di altri reati, confermando le tesi dell’accusa o per screditare definitivamente Prigozhin di fronte all’opinione pubblica. Il quotidiano indipendente Meduza ha riferito anche della presenza di “cinque chili di lingotti d’oro, polvere bianca non identificata e passaporti falsi”. Elementi che a questo punto sono certamente utilizzabili per porre fine a qualsiasi leadership dello “chef” o tentativo di riabilitazione.

Trattative e minacce

Nel frattempo, altri elementi non aiutano a diradare quella fitta “nebbia di guerra” calata sulla misteriosa e surreale marcia della Wagner verso Mosca. E lasciano aperti diversi altri interrogativi. Il Telegraph riporta un’indiscrezione di fonti dell’intelligence britannica secondo cui i servizi russi avrebbero minacciato le famiglie dei vertici della Wagner mentre erano diretti verso la capitale. A quel punto Prigozhin, preoccupato delle vendette trasversali, avrebbe deciso di fare marcia indietro e annullare il tutto. Impossibile dare per certe queste affermazioni, ma questo in effetti confermerebbe la linea di chi dagli Stati Uniti ha detto che Putin fosse a conoscenza dei piani del capo mercenario da 24 ore prima dell’assalto a Rostov-sul-Don. Il capo del Cremlino avrebbe quindi deciso di non fare nulla per vedere le mosse di Prigozhin, per poi costringerlo alla trattativa e alla resa con l’esilio a Minsk. Una trappola, in sostanza, che andrebbe a favore del leader russo, che in questo caso apparirebbe non come il regista di una messinscena, ma certamente non come ignara vittima di un golpe fallito.

A questo proposito, interessanti le indiscrezioni di Meduza, che ha rivelato come a un certo punto sia stato lo stesso Prigozhin a cercare Putin dopo avere compreso di non potere raggiungere Mosca se non con un bagno di sangue. La presenza di Lukashenko come capo della mediazione sarebbe servita per salvare le apparenze senza far parlare direttamente Putin.

Mistero sulla Bielorussia

Non si hanno nemmeno certezze sulla presenza del capo della Wagner in Bielorussia. L’ufficio stampa di Prigozhin, contattato dalla Cnn, ha detto che presto saranno date notizie ufficiali sulla condizione dello chef di Putin e sul suo destino. Meduza, parlando con fonti vicine al Cremlino, ha confermato che il mercenario è stato espulso e che “il presidente non lo perdona”. Nessuno però è in grado di dire se effettivamente l’uomo che ha tentato di marciare su Mosca sia a Minsk o in altri luoghi del Paese. Inoltre, anche il fatto che sia in Bielorussia non sembra essere un fattore positivo per la sua sicurezza personale, dal momento che Lukashenko, per quanto ammantato della regia della mediazione, rimane sempre un personaggio subordinato al Cremlino e difficilmente potrà incidere sulla sorte di Prigozhin in caso di condanna, più o meno pubblica.

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