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Politica

Chi è Aileen Cannon, la giudice che ha in mano il futuro di Trump

A questa donna spetta di decidere il passo e le prossime mosse all'interno del processo per le accuse federali a Donald Trump.
Trump giunge a Miami

Un sistema computerizzato l’ha scelta, in maniera totalmente randomica, tra sette giudici dello stesso distretto per occuparsi delle accuse federali a Donald Trump: classe 1981, madre cubana, nata in Colombia ma cresciuta a Miami, Aileen Mercedes Cannon è la giudice federale precedentemente scelta da Trump per la Corte distrettuale della Florida meridionale, nomina poi confermata dal Senato Usa nel 2020 (anche con l’avallo di 12 democratici).

Rampante avvocato nel celebre studio associato Gibson Dunn dal 2009 al 2012, è stata poi procuratore federale sempre per la Florida meridionale dal 2013 al 2020, occupandosi di dossier caldi come armi da fuoco, immigrazione e narcotraffico. Seguace della scuola costituzionalista che si rifà al giudice Antonin Scalia, è membro fin da quando era studentessa della Federalist Society, l’organizzazione che coadiuva Trump sulle scelte giudiziarie: un’enfant prodige della giustizia a stelle e strisce che ora, per paradosso, possiede fra le mani il destino dell’ingombrante ex presidente e di una campagna elettorale senza lode e con tante infamie.

I precedenti di Cannon sul caso Trump

Il profilo di Cannon, già noto ai più, era salito alla ribalta lo scorso autunno, quando le era stata assegnata la supervisione del processo penale a carico di Trump per presunto ostruzionismo e cattiva gestione di documenti classificati: a lei era, infatti, toccato mediare tra il dipartimento di Giustizia e la squadra di legali dell’ex presidente a proposito della richiesta da parte di questi ultimi di un break nelle indagini, per permettere a un consulente speciale (e terzo) di analizzare i documenti e restituire a Trump quelli slegati dall’inchiesta.

In un primo momento, la giudice si era pronunciata in favore del tycoon, avallando la tesi secondo cui, terminato il suo mandato, Trump avrebbe mantenuto il privilegio dell’esecutivo di proteggere alcuni documenti riservati. Una decisione che in qualche modo ha rallentato le indagini, fino a quando una corte federale d’appello in quel di Atlanta ha ribaltato la sua decisione, tacciandola di trattamento impari dell’indagato: “Anche se è straordinaria l’esecuzione di un mandato nella casa di un ex presidente, questo non deve avere effetto sull’analisi legale e non concede la licenza legale per interferire in un’indagine in corso”, avevano tuonato la corte della Georgia.

Perché Cannon ha tra le mani il futuro di Trump

Perché questa donna ora avrebbe per le mani il futuro di Trump? Cannon possiede, al momento, due importanti poteri: quello di respingere prove, alcuni capi o l’intero atto d’accusa (tutte decisioni rivedibili da tribunali di grado superiore); ma soprattutto sarà lei a decidere la data della prossima udienza e se questa avverrà prima del novembre 2024. I tempi dell’intero procedimento, infatti, saranno essenziali per segnare il passo politico del Trump del futuro: in molti auspicano un processo rapido, anche alla luce del fatto che il distretto della Florida meridionale è noto per essere un “rocket docket“, portando quasi sempre velocemente i casi al processo.

Trump non è un accusato qualunque, del resto: a suo carico innumerevoli carichi pendenti e procedimenti che si trascinano da tempo, il che rende il ruolo di Cannon ancora più delicato; il protrarsi all’infinito di queste vicende, infatti, potrebbe rivelarsi l’asso nella manica di Trump da un punto di vista sia sostanziale (allontanare lo spettro delle condanne, almeno fino al 2024) che di popolarità, marcando la narrazione del perseguitato politico. Il rimandare sine die le udienze, inoltre, potrebbe essere una manna dal cielo qualora alla Casa Bianca giunga un repubblicano che possa ordinare al Dipartimento di Giustizia di ritirare le accuse o addirittura usare il pardon power: considerando che il papabile in questione (escluso Trump) potrebbe essere DeSantis, vorrebbe mai quest’ultimo iniziare il suo mandato con un atto così impopolare a vantaggio dell’acerrimo compagno di partito? Qualche zelante studioso azzarda perfino a ipotizzare il caso-limite: un ritorno di The Donald alla Casa Bianca che, in attesa di giudizio, decida di auto-graziarsi.

Ritratto di Aileen Cannon. Foto: WikiCommons.

Giurati, mozioni, prove: dove può intervenire Cannon

Un caso che per delicatezza, gravità e garbugli rimanda forse solo al precedente del Watergate. Decine di audizioni, prove da ricercare, una mole senza precedenti di materiali da verificare, squadre legali da tenere al guinzaglio: reggere questo circo giudiziario e i suoi corollari mediatici non sarà semplice. Secondo gli esperti, potrebbe volerci anche un anno per avviare il processo, le cui tempistiche certamente figurano già nei desiderata delle due barricate. Cannon, oltre a sentire su di sé il peso della storia, è nell’occhio del ciclone per via dei suoi precedenti con Trump. Qualsiasi gesto o decisione che possano far sorgere il minimo sospetto di favoritismo rischiano di mandare all’aria i passi fatti fin qui: del resto, sono in molti a chiedere che la giudice faccia un passo di lato, auto-ricusandosi, per via delle numerose implicazioni etiche legate al suo attuale ruolo.

Cannon ha, inoltre, in suo potere quello di influire sulla selezione dei giurati: creare un pool di persone imparziali pronte a giudicare Trump al di là del loro credo politico non sarà semplice. Inoltre, la giudice ha il potere di allontanare quei giurati considerati inadatti: un potere delicatissimo, che può essere anche utilizzato in maniera fraudolenta. Così come quello di accogliere quelle mozioni che eliminano questa o quella prova ai fini del processo: si pensi a quelle rilevate durante la perquisizione a Mar-a-Lago. Il Dipartimento di Giustizia, ovvero la controparte, può opporsi, certo, ma pagando il proprio diritto all’appello con il prolungamento estenuante della procedura.

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