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Politica

Il contenimento reciproco tra Usa e Cina: la doppia strategia per evitare la guerra

Mantenersi a distanza di sicurezza, ovvero contenersi, per evitare di essere coinvolti in una guerra aperta: i piani di Usa e Cina.

Mantenersi a distanza di sicurezza, ovvero contenersi, per evitare di essere coinvolti in una guerra aperta, un rischio lontano ma pur sempre concreto, almeno a giudicare dalle manovre pericolose in corso tra lo Stretto di Taiwan e le acque del Mar Cinese Meridionale. Stati Uniti e Cina parlano due lingue diverse, anche nella diplomazia e nella gestione degli affari internazionali.

All’ultimo Shangri-La Dialogue, il summit della difesa asiatica di Singapore, Lloyd Austin e Li Shangfu, rispettivamente segretario della Difesa Usa e ministro della Difesa cinese, si sono scambiati giusto una frettolosa stretta di mano. Non c’è stato margine per un incontro più approfondito: Washington lo aveva proposto ma Pechino ha risposto picche, considerando l’offerta americana una provocazione, visto che il ministro Li si trova, dal 2018, sulla lista dei soggetti sanzionati da Washington.

In ogni caso, i due si sono lanciati dei messaggi a distanza. Austin ha avvertito che la Cina deve smettere di effettuare voli rischiosi (il riferimento è alle citate manovre nel Mar Cinese Meridionale) perché eventuali incidenti potrebbero sfuggire al controllo di entrambi i Paesi. Li ha ribadito che una guerra tra Cina e Stati Uniti sarebbe un disastro globale insopportabile, ma ha anche sottolineato che il Dragone non ha intenzione di tollerare sconfinamenti navali occidentali che fungano da pretesto per esercitare l’egemonia della navigazione in zone off limits. Visioni contrapposte, difficilmente conciliabili, che possono essere tenute a bada soltanto separandole da un cuscinetto di sicurezza.

Il contenimento Usa-Cina

Nel medio termine, è proprio sul contenuto di questo cuscinetto che si gioca il futuro delle relazioni sino-americane. In attesa di tempi migliori, sia Washington che Pechino hanno iniziato a contenersi l’un l’altra. Per Joe Biden, in particolare, si andrebbe verso la riesumazione di una vecchia strategia: la dottrina del containment promossa dal diplomatico George Kennan al termine della Seconda Guerra Mondiale.

La stessa che avrebbe caratterizzato la stagione della Guerra Fredda e che, in sostanza, si prefiggeva di contenere l’allora Unione Sovietica all’interno dei suoi confini. Ma come aggiornare un simile modus operandi al XXI secolo? Intanto sostituendo i bersagli, con le rispettive caratteristiche geopolitiche: non più i russi ma i cinesi. Dopo di che rafforzando la deterrenza e rinsaldando le relazioni con vari partner dislocati ai margini della Cina.

Dal punto di vista cinese, più che contenere gli Stati Uniti si potrebbe puntare a cercare l’indipendenza nei settori economici strategici, molti dei quali legati ancora a doppia mandata al know how di aziende o società occidentali. È soltanto diventando autoctona in questi ambiti chiave – oltre, ovviamente, a rafforzarsi militarmente – che Pechino potrà contenere la pressione statunitense. In più, così come Biden sta creando sempre di più un guardrail asiatico in chiave anti cinese, Xi Jinping ha iniziato a costruire un’architettura diplomatica a trazione cinese in Asia centrale e Medio Oriente.



Prendere tempo

Il mondo degli affari sta cercando di capire che cosa accadrà da qui ai prossimi mesi. È per questo che diversi leader aziendali Usa, come Jamie Dimon di Jp Morgan Chase Bank ed Elon Musk di Tesla, si sono avventurati oltre la Muraglia per cercare di mantenere vivi, o anzi migliorare, i rapporti commerciali con la Cina. Il mondo diplomatico si muove invece con molta più cautela.

Il dossier più ingombrante riguarda Taiwan: gli Usa temono che il Dragone possa inghiottire l’isola in un sol boccone ma, come ha spiegato Austin da Singapore, non si vede all’orizzonte alcun conflitto imminente. In altre parole, ammesso e non concesso che Xi voglia conquistare Taipei con la forza, il leader cinese non ha fretta. Passeranno anni prima di un’ipotetica offensiva cinese, ripetono i funzionari Usa, e dunque non ha senso rischiare lo scontro adesso.

Aspettare, rimandare il testa a testa finale al 2027 o forse al 2045, potrebbe insomma essere conveniente tanto per i cinesi – che nel frattempo potrebbero rafforzarsi ulteriormente – quanto per gli americani – che potrebbero mettere in atto il loro piano di contenimento 2.0.

Intanto, il fatto che il mese scorso Bill Burns, il direttore della Cia, si sia recato in gran segreto a Pechino è un segnale che non dovrebbe essere trascurato. Il suo presunto obiettivo, si dice, sarebbe stato quello di mantenere i collegamenti con la Cina e rinsaldare i rapporti con il governo cinese. Ricordiamo che Burns era volato a Mosca, nel novembre 2021, per cercare di convincere Mosca a non lanciare un’offensiva in Ucraina. In quel caso, la sua missione fallì.

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