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L’aumento delle tensioni tra Stati Uniti e Cina ha generato un terremoto diplomatico che non ha risparmiato neppure il campo degli affari. Fino a pochi anni fa, lungo l’asse Washington-Pechino andavano in porto trattative di altissimo livello, senza diffidenze o preoccupazioni di alcun tipo. I cinesi erano felici di acquistare aziende e colossi statunitensi, così come i businessman a stelle e strisce erano lieti di incassare lauti compensi di vendita o stringere joint venture per partire all’assalto del mercato dell’ex Impero di Mezzo.

Quei tempi sembrano oggi ormai appartenere alla preistoria, dato che ogni mossa commerciale del Dragone viene considerata dagli Usa come base per una possibile minaccia geopolitica. È così che le acquisizioni del Dragone, non solo negli Stati Uniti ma in tutto l’Occidente, si sono ridotte drasticamente. E che, per andare in porto, devono superare l’occhio vigile di governi, uffici e agenzie varie.

Per quanto riguarda il mondo americano, sta tenendo banco il caso di Primavera Capital Group, una società di private equity cinese che, lo scorso maggio, ha messo le mani su Princeton Review e Tutor.com. La prima è una società di servizi educativi che fornisce tutoraggio, preparazione ai test e risorse di ammissione per gli studenti. Mentre la seconda una piattaforma di apprendimento online. Non stiamo parlando di aziende tecnologiche o di start up attive in settori strategici. Eppure, la fumata bianca ha attirato l’attenzione del governo e degli esperti di sicurezza nazionale per un motivo ben preciso: l’investimento cinese ha a che fare con attori che maneggiano elevate informazioni personali di cittadini statunitensi.

Il ruolo del Comitato Usa

Il sito The Conversation si è chiesto se le due acquisizioni sopra citate, apparentemente di routine, siano state esaminate dal Committee on Foreign Investment in the the Us (Cfius), ovvero il Comitato sugli investimenti esteri negli Stati Uniti, un attore statunitense che ha l’autorità di esaminare le transazioni che coinvolgono investimenti esteri.

Al comitato è in gran parte vietato divulgare pubblicamente qualsiasi informazione archiviata al suo interno, incluso il fatto di star esaminando una transazione o di averla sottoposta a revisione. Sebbene l’organo non sia certo un nome familiare, la sua missione e la sua supervisione hanno importanti implicazioni per l’economia e la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

In termini generali, il Cfius è un comitato interagenzia del governo Usa istituito nel 1975 dal presidente Gerald Ford, con il compito di studiare e coordinare l’attuazione della politica sugli investimenti esteri in America.

Gli investimenti da parte di Paesi stranieri avvantaggiano Washington, avendone sostenuto, ad esempio, il 10,1% della forza lavoro totale nel 2019. Tuttavia, a partire dagli anni Ottanta, il governo federale è diventato sempre più preoccupato per gli effetti potenzialmente dannosi dei suddetti investimenti esteri negli Stati Uniti. 

Giusto per fare un altro esempio, se un’azienda straniera dovesse ottenere il controllo di tecnologie sensibili, questa potrebbe infatti danneggiare i vantaggi competitivi nazionali o addirittura minacciare la sicurezza statunitense. Un problema enorme per gli Usa, tanto più oggi nel bel mezzo al testa a testa con la Cina.



Un attore fondamentale

L’obiettivo principale del comitato consiste nell’esaminare gli investimenti esteri selezionati e alcune transazioni immobiliari da parte di stranieri negli Stati Uniti, e valutarne le implicazioni sulla sicurezza nazionale. Per la cronaca, le transazioni immobiliari sono generalmente esaminate solo quando una transazione riguarda un terreno vicino a una base militare o vicino a un aeroporto o porto marittimo .

Circa 40 anni fa, crebbe la preoccupazione politica per gli investimenti giapponesi negli Usa. In particolare, la proposta di acquisto da parte del gigante giapponese dei computer Fujitsu del produttore di chip Fairchild Semiconductor scatenò polemiche e commenti di ogni tipo. I semiconduttori erano considerati un settore sensibile, con potenziali implicazioni per la Difesa, quindi, nel 1988, il suddetto acquisto spinse il Congresso ad approvare l’emendamento Exon-Florio al Defense Production Act del 1950.

Questo emendamento ha autorizzato la commissione, non solo a rivedere gli accordi di investimento estero, ma anche a raccomandare di respingerli. Seguendo la sua raccomandazione, un presidente degli Stati Uniti può teoricamente bloccare una transazione estera per motivi di “sicurezza nazionale” (come ha fatto nel 1990  George HW Bush, che ha annullato la vendita di Mamco Manufacturing, che produceva parti metalliche per aeroplani, ad un’agenzia cinese).

Nel corso del tempo, al Comitato per gli investimenti esteri è stato conferito più potere di riflettere e agire sulle preoccupazioni politiche ed economiche degli Stati Uniti. Nel 2018, Donald Trump ha firmato il Foreign Investment Risk Review Modernization Act, conferendo al comitato nuovi poteri su alcuni tipi di investimenti esteri che interessano molti investitori cinesi, mentre nel 2022 Joe Biden ha firmato un ordine esecutivo che ordina al Cfius di affinare le indagini sugli accordi di investimento estero che potrebbero influire negativamente sulla sicurezza informatica, sull’informatica quantistica, sulla biotecnologia e sui dati sensibili.

Il risultato è che il Comitato per gli investimenti esteri è oggi più potente di quanto non sia mai stato ed è un custode dei principali accordi stranieri di investimento negli Usa. Anche e soprattutto in chiave anti cinese.

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