L’ammonimento sulla guerra nucleare che nessuno potrebbe vincere. L’invio di un rappresentante speciale nei Paesi coinvolti nel conflitto, per avere una comunicazione approfondita con tutte le parti e per intavolare una soluzione politica della crisi. La promessa di non versare ulteriore benzina sul fuoco né di sfruttare la situazione per guadagni personali. E, infine, la necessità di insistere sul dialogo e sulla negoziazione.
Sono questi i punti principali toccati da Xi Jinping nel corso del suo colloquio telefonico con Volodymyr Zelensky, il primo da quando è scoppiata la guerra in Ucraina. Un colloquio “lungo e cordiale” (Zelensky dixit), al termine del quale il presidente ucraino è apparso soddisfatto per l’impulso che la chiacchierata avrebbe dato alle relazioni bilaterali tra Kiev e Pechino.
Come se non bastasse, il leader ucraino ha nominato il nuovo ambasciatore dell’Ucraina in Cina, Pavel Ryabikin, in precedenza a capo del ministero delle industrie strategiche dell’Ucraina.
Le intenzioni della Cina
Tutto questo si inserisce in un contesto particolare. Sul campo di battaglia si attende da settimane un’offensiva ucraina con la possibile, conseguente reazione russa. Da questo punto di vista, la tempistica della chiamata di Xi, attesa da un anno, ha generato non pochi sospetti tra gli analisti politici e della difesa, proprio perché è noto che in questi giorni Kiev si sta preparando a lanciare, appunto, una controffensiva su larga scala contro le forze russe, nel tentativo di riconquistare il territorio a est e a sud.
C’è, dunque, chi sostiene che Pechino sia desideroso di fermare il conflitto prima che di una massiccia escalation dei combattimenti e prima che l’Ucraina riceva ulteriore materiale militare dai suoi alleati occidentali. Detto altrimenti, secondo questa lettura la Russia rischierebbe di subire un grave contraccolpo e la Cina sarebbe scesa in campo per scongiurare la sua sconfitta accelerando sulla diplomazia.
Certo è che il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha “accolto con favore” la chiamata tra Xi e Zelensky, ma ha osservato che questo non cambia il fatto che la Cina non abbia ancora condannato l’invasione della Russia. Il Cremlino, da parte sua, ha detto di accogliere con favore qualsiasi cosa possa avvicinare la fine del conflitto, ma ha affermato di dover ancora raggiungere gli obiettivi dichiarati della sua cosiddetta operazione militare speciale, come la completa acquisizione del controllo Donbass nell’Ucraina orientale.
L’intervento di Xi
Freddezza dalla Nato, piattezza dalla Russia: possiamo dire che, almeno alla luce del sole, l’intervento di Xi è stato accolto con maggiore entusiasmo da Zelensky, che potrebbe scegliere di appigliarsi alla pax sinica proposta da Xi. Soprattutto se gli Stati Uniti di Joe Biden dovessero gradualmente chiudere il rubinetto delle armi e lasciare, di fatto, l’Ucraina in balia della Russia.
In ogni caso, ci sono altri due aspetti da considerare. Il primo riguarda il richiamato rischio di un’escalation coincidente, anche, con lo spettro di un conflitto nucleare. Non è da escludere che Xi abbia scelto di avvertire Zelensky sul fatto che un’ipotetica controffensiva vittoriosa di Kiev contro le forze del Cremlino potrebbe spingere Vladimir Putin ad adottare le armi nucleari. Meglio, quindi, il dialogo.
Last but not least, il presidente cinese potrebbe essersi esposto in questo modo per rimediare, almeno in parte, alla gaffe dell’ambasciatore di Pechino in Francia, Lu Shaye, che in un intervento controverso ha sostanzialmente messo in dubbio la sovranità degli Stati post sovietici. La mossa del diplomatico ha danneggiato la Cina, che non a caso ha subito preso le distanze e respinto le dichiarazioni dell’inviato a Parigi. Le sue parole, infatti, hanno offeso i 14 Stati non russi che hanno ottenuto l’indipendenza dall’Unione Sovietica nel 1991, tra cui anche i Paesi dell’Asia centrale e della Transcaucasia sui quali il Dragone fa affidamento per esportare prodotti critici e strategici.
Al netto di tutto, ciò che esattamente la Cina potrebbe o spera di ottenere in seguito alla telefonata tra Xi e Zelensky rimane tutt’altro che chiaro. Il gigante asiatico ha infatti rilasciato pochi dettagli concreti, oltre alla nomina dell’inviato Li Hui, ex ambasciatore cinese in Russia.
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