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Difesa

L’allarme degli Usa: la Cina starebbe costruendo una base militare ad Abu Dhabi

Gli Stati Uniti sarebbero preoccupati per la costruzione di una presunta base militare cinese negli Emirati Arabi

Un anno fa le agenzie di intelligence statunitensi avevano appreso una notizia preoccupante. La Cina stava costruendo in gran segreto una presunta struttura militare in un porto degli Emirati Arabi Uniti, uno dei più stretti alleati degli Stati Uniti nel Medio Oriente. Allarmata dalla notizia, l’amministrazione Biden si era subito mossa per avvertire il governo emiratino: una presenza militare cinese all’ombra di Abu Dhabi avrebbe potuto minacciare i legami tra le due nazioni. In seguito ad un turbinio di riunioni e visite nel Paese di svariati funzionari Usa, alla fine la costruzione era stata interrotta. Allarme rientrato? Almeno così sembrava.

Abbiamo usato il passato perché oggi la questione è tornata a galla con nuove, clamorose indiscrezioni. Il dossier è contenuto in un documento riservato, presumibilmente facente parte dei numerosi file top secret condivisi online da Jack Teixeira, un ex aviere della Massachusetts Air National Guard, adesso arrestato.

Il Washington Post è entrato in possesso del report, secondo cui, lo scorso dicembre, i servizi di spionaggio americani avrebbero rilevato, sempre negli Emirati Arabi, la ripresa delle costruzioni della stessa “presunta base militare cinese”. Il tutto ad un anno di distanza dall’annuncio dell’alleato di Washington di aver interrotto il progetto a causa delle preoccupazioni Usa.

Una base cinese negli Emirati Arabi?

Nei documenti riservati si legge che le attività riscontrate in un porto non distante da Abu Dhabi coinvolgerebbero l’esercito cinese, proprio come starebbe accadendo in altri progetti in corso d’opera.

Gli Stati Uniti avrebbero quindi monitorato la situazione per il timore che gli Emirati potessero rafforzare i loro legami di sicurezza con la Cina a scapito degli interessi statunitensi. Da quanto emerso, anche gli avvistamenti di personale militare cinese intorno ad altri cantieri sensibili avrebbero disturbato i funzionari statunitensi. Al momento la Cina controlla una sola base militare all’estero, quella di Gibuti, ma i materiali Usa top secret trapelati accendono i riflettori sugli sforzi di Pechino negli Emirati.

Questi farebbero parte di un’ambiziosa campagna dell’Esercito popolare di liberazione cinese (Pla) per costruire una rete militare globale che includa almeno cinque basi all’estero e 10 siti di supporto logistico entro il 2030. Uno dei file include una mappa di altre strutture pianificate in Medio Oriente, Sud-est asiatico e in tutta l’Africa. I funzionari militari cinesi avrebbero denominato l’iniziativa “Progetto 141”.

Una mappa top secret del Pentagono che mostrerebbe i progetti cinesi di strutture militari nel mondo. Foto: Washington Post.


Le preoccupazioni degli Usa

Le recenti relazioni tra Cina ed Emirati, sottolineano i documenti, avrebbero creato disaccordo in seno al governo statunitense. Nello specifico, il livello di preoccupazione per le azioni di Pechino ad Abu Dhabi e dintorni sarebbe vario, spaziando tra funzionari Usa che considererebbero gestibile la convergenza emiratina verso il Dragone, e altri che la leggerebbero come una minaccia significativa che giustificherebbe una pressione più energica da parte degli Stati Uniti.

Si evince, inoltre, anche una mancanza di consenso sul fatto che gli Emirati Arabi Uniti possano aver preso una decisione strategica per allinearsi profondamente con la Cina o per mettere in atto un equilibrio tra cinesi e americani.

Un portavoce dell’ambasciata cinese a Washington, Liu Pengyu, ha affermato al Washington Post che le preoccupazioni degli Stati Uniti sulle strutture militari cinesi all’estero sono fuori luogo. “In linea di principio, la Cina conduce normali forze dell’ordine e cooperazione in materia di sicurezza con altri paesi sulla base dell’uguaglianza e del vantaggio reciproco. Gli Stati Uniti gestiscono più di 800 basi militari all’estero, il che ha causato preoccupazione in molti Paesi in tutto il mondo. Non sono nella posizione di criticare altri Paesi”, ha concluso.

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