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Guerra

La guerra sottomarina di Kim che preoccupa gli Stati Uniti

A causa delle crescenti minacce missilistiche nucleari nordcoreane, si attivano le contromisure statunitensi a largo dell’isola meridionale di Jeju. Il Pentagono accende i motori della portaerei Nimitz che, con i cacciatorpedinieri sudcoreani e le unità navali d’assalto nipponiche, ora attivano...

A causa delle crescenti minacce missilistiche nucleari nordcoreane, si attivano le contromisure statunitensi a largo dell’isola meridionale di Jeju. Il Pentagono accende i motori della portaerei Nimitz che, con i cacciatorpedinieri sudcoreani e le unità navali d’assalto nipponiche, ora attivano “la deterrenza” per scongiurare una guerra sottomarina senza precedenti.

La cooperazione di sicurezza “trilaterale”

Avranno una proiezione di sei mesi le manovre navali congiunte delle marine militari di Usa, Giappone e Corea del Sud. Questo è quanto riportato dal personale militare sudcoreano, fortemente preoccupato dall’arsenale missilistico della Corea del Nord. Il ministero della Difesa, infatti, avrebbe attivato un sistema di risposta e deterrenza per i missili balistici sottomarini. Una vera e propria formazione organizzata, atta soprattutto a rintracciare unità subacquee a guida autonoma ed altre tipologie di armamenti letali, attualmente a disposizione della controparte nordcoreana. Il Pentagono ha spiegato che le operazioni sottomarine di Pyongyang hanno impiegato droni marini dotati di capacità nucleari e missili da crociera lanciati da sommergibili, che hanno inevitabilmente acceso i fari di Washington sulle nuove strategie di diversificazione dei sistemi di arma subacquee della Corea del Nord.

L’allarme più preoccupante, però, sarebbe stato individuato dall’intelligence statunitense che avrebbe rilevato fotogrammi ritraenti il leader supremo, in prossimità di dieci testate Hwasan-31. Inoltre, le analisi delle risorse elencavano ulteriori otto tipologie di armamenti a corto raggio, capaci di colpire obbiettivi militari della Corea del Sud e siti strategici statunitensi. Le preoccupazioni Usa sulla seria minaccia bellica sarebbero state confermate dalla ricezione d’informative che notiziavano del reale aumento della produzione di carburante per le bombe. Questi dati si sarebbero incrociati con le precedenti dichiarazioni di Kim Jong-un, il quale dichiarava di voler “espandere, esponenzialmente, l’arsenale nucleare del suo paese”. Inoltre, dalle fonti aperte, sono state riportate immagini satellitari che indicavano un “alto livello” di attività presso il complesso nucleare di Yongbyon, suffragate dall’operatività anche del suo reattore e dai siti predisposti all’arricchimento dell’uranio.

“L’Oceano Pacifico in un poligono di tiro”

La tensione per le manovre navali congiunte sta causando non poche reazioni sul fronte nordcoreano. Su diverse testate giornalistiche nipponiche, infatti, viene riportata la risposta della sorella del leader Kim Yo Jong, la quale avrebbe fatto intendere di “trasformare l’Oceano Pacifico in un poligono di tiro”, se le esercitazioni non fossero terminate nell’immediato. Anche a causa di tali dichiarazioni, analisti sul posto stanno elaborando riflessioni su possibili manovre future di Pyongyang, molte delle quali teorizzerebbero esercitazioni basate su testate nucleari atte a calibrare “la resistenza al calore del rientro in atmosfera”. Tali esperimenti avrebbero l’obbiettivo di rafforzare le capacità della Corea del Nord che consentirebbero, questa volta, di poter sferrare un “serio”attacco nucleare. A confortare queste tesi, inoltre, ci sarebbero le analisi geo-spaziali, le quali avrebbero fornito dati importanti anche sul sito di Punggye-ri. Dai rilevamenti, infatti, risulterebbero attività di personale e veicoli, in particolar modo nelle aree Nord e Sud, che hanno fatto salire le preoccupazioni Usa sull’operatività della zona e, di conseguenza, sulla capacità nordcoreana di attivare repentinamente un test nucleare

Ma le attenzioni dei servizi segreti hanno guardato ben oltre, infatti, dall’analisi del primo incontro tenuto da Stati Uniti e Corea del Nord, nel 2018, non è sfuggito che gli ingressi proprio del tunnel a Punggye-ri, compreso quello del “Measurament Building”, ovvero il centro delle strumentazioni per il monitoraggio e la registrazione dei dati, furono demoliti e rimasti fermi fino alla fine del 2021. Attualmente, invece, è emerso, che nel marzo 2022, sarebbero comparsi scavi di un nuovo ingresso, insieme alla costruzione di infrastrutture che hanno messo in allerta su possibili attività. Anche su questo, le preoccupazioni del ministro della Difesa della Corea del Sud restano ora alte, sebbene il pericolo più evidente, per il parlamentare Lee Jong- sarebbe, invece, la tecnologia nordcoreana basata su testate miniaturizzate. Quest’ultime, infatti, risulterebbero altamente pericolose, in quanto possono essere armate su missili avanzati di breve crociera e quindi capaci di poter colpire la Corea del Sud ed i suoi alleati, senza grande preavviso.

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