Lo scorso gennaio Fu Cong era già stato abbastanza chiaro, spiegando che le persone non avrebbero dovuto dare troppo peso alle etichette o ai termini. Poco male se Xi Jinping e Vladimir Putin hanno più volte utilizzato la dicitura “senza limiti” per descrivere l’amicizia diplomatica instauratosi tra Cina e Russia, perché, a detta del nuovo ambasciatore cinese presso l’Unione europea, Pechino potrebbe descrivere allo stesso modo le proprie relazioni con Bruxelles.
A distanza di tre mesi, e con l’aumento delle tensioni internazionali, il signor Fu ha chiarito ulteriormente la questione dell’amicizia senza limiti sino-russa, specificando che la dicitura “amicizia senza limiti” è soltanto un esercizio di retorica, e che gli analisti hanno completamente frainteso i legami tra il Dragone e il Cremlino.
La posizione espressa dall’alto funzionario di Xi non dovrebbe essere trascurata, anche perché il ruolo di Fu sembrerebbe essere quello di bilanciare i pesi e i contrappesi che separano l’Europa dalla Repubblica Popolare Cinese. La Cina non ha alcuna intenzione di veder evaporare come neve al sole i (profondi) rapporti commerciali che la legano al mercato europeo e, al netto dell’esigenza geopolitica di mantenere viva la partnership con la Russia, Pechino intende portare avanti il dialogo con l’Ue.
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L’importanza dell’Europa
Ogni volta che c’è una polemica, quando i media occidentali lanciano accuse o critiche profonde, se la temperatura diplomatica supera il livello di guardia, Fu Cong interviene dal cuore dell’Europa per alleggerire la pressione.
In una lunga intervista rilasciata al New York Times prima della missione diplomatica europea a Pechino di Emmanuel Macron e Ursula von der Leyen, l’ambasciatore cinese presso l’Ue ha dichiarato che i legami sino-russi potrebbero non essere così illimitati come si potrebbe pensare leggendo alla lettera le affermazioni di Xi e Putin.
L’ambasciatore ha minimizzato l’amicizia “senza limiti” tra Russia e Cina, sottolineando come la Cina non abbia fornito assistenza militare alla Russia, né riconosciuto i suoi sforzi per annettere i territori ucraini, tra cui la Crimea e il Donbas.
Ci si potrebbe chiedere, allora, per quale motivo Pechino non abbia condannato la guerra. Secondo Fu, il governo cinese ritiene che “le cause alla radice siano più complicate” di quanto affermano i leader occidentali. “Il fatto che il presidente Xi non parli con Zelensky non significa che la Cina sia dalla parte della Russia sulla questione ucraina”, ha quindi tagliato corto l’ambasciatore cinese.

Il “pompiere” di Xi
Dati alla mano, la Cina e le nazioni dell’Ue hanno legami commerciali significativi, dal momento che la prima è stata la terza destinazione delle merci esportate dal Vecchio Continente nel 2022, nonché la più grande esportatrice di merci nel blocco. Ecco così che le parole di Fu acquistano un valore fondamentale, vista la posta in palio tra i due fronti.
Il dossier più rilevante coincide probabilmente con il futuro del Comprehensive Agreement on Investment (Cai), ovvero l’accordo sugli investimenti siglato tra Unione Europea e Cina, ma rimasto in fase di stallo. Pechino auspicava che il processo di ratifica dell’intesa potesse sbloccarsi nel 2022. Così non è stato, tanto che, stando alle testimonianze di alcuni funzionari europei, l’ambasciatore Fu, all’opera da poco più di un mese, sarebbe ansioso di rilanciare l’iter burocratico per ottenere la fumata bianca.
Fu Cong, nominato nel dicembre 2022 ambasciatore della Cina presso l’Unione europea, ha iniziato da poco il suo lavoro ma ha dimostrato di avere il polso della situazione. Il suo curriculum risulta adeguato al ruolo: già rappresentante permanente della Repubblica popolare cinese presso le Nazioni Unite a Ginevra dal 2015 al 2019, successivamente Fu è stato promosso a direttore generale del dipartimento per il controllo degli armamenti. Fino all’ultimo salto nel cuore dell’Ue. Dove cercherà sempre di più di mantenere intatto l’equilibrio diplomatico tra l’Europa e la Cina.
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