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Guerra

Cosa svelano gli attacchi coi droni in Russia sulla strategia dell’Ucraina

Nella notte tra il 27 e il 28 febbraio e nella giornata odierna le forze russe hanno annunciato di aver respinto incursioni di una piccola flotta di droni ucraini. I velivoli senza pilota sono stati lanciati contro obiettivi a Krasnodar,...

Nella notte tra il 27 e il 28 febbraio e nella giornata odierna le forze russe hanno annunciato di aver respinto incursioni di una piccola flotta di droni ucraini. I velivoli senza pilota sono stati lanciati contro obiettivi a Krasnodar, dove ha preso fuoco una raffineria del colosso russo Rosneft e in Adighezia.

Il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver abbattuto dei droni ucraini rivendicando che “il regime di Kiev ha tentato di utilizzare aeromobili a pilotaggio remoto per attaccare le infrastrutture civili” nel Paese. Mosca annuncia inoltre che “le unità di guerra elettronica delle Forze armate hanno respinto gli attacchi. Un drone è poi caduto sul campo, un altro è stato deviato dalla traiettoria”. In quest’ottica è bene sottolineare dove è stato recuperato un drone caduto: a cento km da Mosca.

Un drone è infatti precipitato nei pressi di un impianto di compressione del gas vicino alla città di Gubastovo nel distretto di Kolomna nella regione di Mosca. "Non ci sono nè vittime nè danni", ha scritto il governatore locale Andrij Vorobyov su Telegram. "L'obiettivo era probabilmente un'infrastruttura civile", ha aggiunto, spiegando che "i servizi di sicurezza e "altre autorità competenti stanno indagando".

Il messaggio di Kiev a Putin

La mossa ha chiamato in causa nientemeno che Vladimir Putin, il quale si è complimentato con l'esercito russo per il risultato. E segnala la volontà dell'Ucraina di lanciare un messaggio mentre si ritiene che la Russia stia preparando una zampata o addirittura provando a creare caos ai confini occidentali dell'Ucraina, in Transnistria, per inchiodare truppe lontane dal fronte.

Mobilitando sabotatori interni, strumenti legati alle forze di intelligence o unità speciali per la guerra asimmetrica a Mosca l'Ucraina vuole ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo: portare sul territorio nemico la guerra che con le armi occidentali non è ancora autorizzata a fare. Le incursioni di droni, come punture di spillo, segnalano la combattività del Paese di Volodymyr Zelensky e danno l'immagine di un'Ucraina capace di muoversi apertamente. Da un anno a questa parte gli attacchi coi droni oltre le frontiere russe sono la testimonianza della capacità di Kiev di agire contro Mosca anche fuori dai suoi confini.

L'ipotesi della rete di sabotatori, considerato il fatto che la Russia non ha comunicato la nazionalità o il modello dei droni abbattuti, appare in grado di sposarsi con la campagna di sabotaggi e gli incendi ai depositi militari che da un anno a oggi colpiscono la Russia. A febbraio ce ne sono stati ben tredici, che hanno colpito anche raffinerie, depositi di gomma, magazzini.

La guerra senza limiti in territorio russo

Nella guerra senza limiti l'Ucraina armata dalla Nato vuole non solo difendersi ma reagire. Bloccata dalla possibilità di utilizzare direttamente contro il territorio i missili e le altre armi occidentali, "linea rossa" posta dalla Nato, Kiev si arrangia con i droni. E più del danno fisico e materiale conta il risultato politico e di propaganda che questa strategia rivela.

Attacchi come quelli odierni appaiono diversi da quelli condotti saltuariamente dagli ucraini nell'Ovest della Russia, tra Kursk e Belgorod, con armi provenienti da oltre confine, in cui da febbraio 2022 a oggi sono morti 36 tra civili e militari russi. E tali attacchi mostrano una combattività notevole tanto al nemico sul campo quanto agli alleati occidentali, segnalando la capacità di proiezione del Paese e la sua decisione nel tentativo di resistere all'avanzata di Mosca. Una puntura di zanzara fastidiosa per l'Orso russo, che non può fare a meno di guardarsi le spalle. Vedendo creata insicurezza dalla capacità di rilancio delle azioni ucraine a oltre un anno dall'invasione in una guerra tutt'altro che vicina al suo epilogo.

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