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Guerra

Cosa si nasconde dietro al viaggio di Lukashenko in Cina

Un faccia a faccia “di riscaldamento” per testare la proposta di pace sull’Ucraina messa sul tavolo dalla Cina. Oppure un incontro volto a capire come bypassare le sanzioni del blocco occidentale contro la Russia. O ancora: un bilaterale per stendere...
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Un faccia a faccia “di riscaldamento” per testare la proposta di pace sull’Ucraina messa sul tavolo dalla Cina. Oppure un incontro volto a capire come bypassare le sanzioni del blocco occidentale contro la Russia. O ancora: un bilaterale per stendere le fondamenta delle nuove alleanze politiche e rotte commerciali che potrebbero sorgere una volta che terminerà il conflitto. Le ipotesi sono numerose, mentre l’unica certezza è che Aleksander Lukashenko effettuerà una visita di stato in Cina dal 28 febbraio al 2 marzo. Il ministero degli Esteri di Pechino ha sottolineato che il presidente della Bielorussia effettuerà il suo viaggio su invito del suo omologo cinese Xi Jinping (e questo è un particolare non di poco conto).

Il ministro degli Esteri cinese, Qin Gang, ha spiegato al suo collega bielrorusso, Sergej Aleinik, che la Cina “è intenzionata a lavorare con Minsk per approfondire la reciproca fiducia politica”. Parole ambigue che, lette così, vogliono dire tutto e niente. Attenzione però, perché se incrociamo le tre ipotesi citate il quadro che ci troviamo di fronte assume un’altra forma.

Xi invita Lukashenko

Innanzitutto Xi e Lukashenko, stretto alleato di Vladimir Putin, si sono incontrati l’ultima volta a Samarcanda, in Uzbekistan, in occasione di un vertice internazionale. In quell’occasione i due leader annunciarono una partnership “incondizionata”. Non è quindi da escludere che la Cina voglia effettivamente capire come, quando e se sarà possibile rafforzare i rapporti commerciali con la Bielorussa.

Non è un caso che Minsk abbia diffuso un comunicato nel quale si specifica che, durante l’incontro, l’attenzione sarà rivolta “allo sviluppo della cooperazione commerciale, agli investimenti e all’attuazione di progetti congiunti su ampia scala”, senza però escludere “un’interazione nella sfera politica” e inerente alle sfide più urgenti della situazione internazionale.

Per quanto riguarda la guerra, numerosi analisti considerano il viaggio di Lukashenko come un chiaro segnale di fiducia nei confronti del documento sulla pace diffuso dal governo cinese. Se così fosse, il presidente bielorusso potrebbe addirittura vestire i panni di una sorta di intermediario tra Putin e Xi, in attesa di un incontro di altro livello tra quest’ultimo e il capo del Cremlino.

Sanzioni e Belt and Road: le altre ipotesi

Il think tank americano Institute for the Study of War (Isw) la pensa diversamente. Putin non mostra segni di volontà di scendere a compromessi sui suoi obiettivi massimalisti dichiarati nella guerra, che includono la “neutralità” e la “smilitarizzazione” dell’Ucraina, così come il cambio di regime de facto a Kiev. In un simile contesto, Lukashenko potrebbe quindi incontrare Xi per aiutare la Russia e la Cina a eludere le sanzioni, sulla scia delle notizie secondo cui Pechino starebbe seriamente considerando di inviare aiuti letali a Mosca.

Per quanto riguarda, invece, il tema della cooperazione vale la pena analizzare una terza ipotesi. Visto e considerando che, indipendentemente da come finirà la guerra, l’Ucraina risulterà gravemente danneggiata (e una sua ricostruzione potrebbe essere appannaggio dei governi occidentali), è possibile che la Cina possa pensare di inglobare la Bielorussia nella Belt and Road Initiative, così da sfruttarla come hub logistico e ferroviario per l’invio di merci tra l’Asia e l’Europa centrale.

Un’ipotesi, questa, non del tutto campata in aria. Ben otto rotte di container ferroviari relativi al commercio Cina-Europa occidentale, infatti, passano attraverso la Bielorussia, consentendo alle merci cinesi di spostarsi molto più velocemente tra Cina e Germania – circa 17 giorni – attraversando Kazakhstan, Russia, Bielorussia e Polonia. In confronto, il trasporto marittimo richiede circa tre settimane in più, anche se il costo del trasporto ferroviario è superiore di circa il 60-70%.

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