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Guerra

Munizioni, scorte sovietiche e logistica: l’affanno di Kiev e i problemi della Nato

L’esercito ucraino è pericolosamente a corto di munizioni per la sua artiglieria. Kiev ha chiesto ai suoi alleati di fornire munizioni “immediatamente”, avvertendo che sta esaurendo le scorte per difendersi dalla nuova offensiva russa che viene ritenuta imminente. La richiesta...

L’esercito ucraino è pericolosamente a corto di munizioni per la sua artiglieria. Kiev ha chiesto ai suoi alleati di fornire munizioni “immediatamente”, avvertendo che sta esaurendo le scorte per difendersi dalla nuova offensiva russa che viene ritenuta imminente. La richiesta è partita direttamente dal vice primo ministro Olha Stefanishyna e ha fatto seguito al viaggio del presidente Volodymyr Zelensky nelle capitali occidentali, a quanto pare per cercare di convincere i governi dei Paesi della Nato a fornire aerei da combattimento e armi pesanti.

Quello che però è estremamente urgente sono le munizioni per l’artiglieria e gli stessi sistemi: obici semoventi e trainati. Kiev si sta preparando per un attacco russo su larga scala, ma l’offensiva russa è già in corso sebbene non sia una vasta operazione in grande stile: il fronte del Donbass è quello più attivo, ma anche nel meridione, tra Zaporizhzhia e Donetsk si assiste a combattimenti.

L’attuale consumo di artiglieria

Quello che è certo è che l’esercito ucraino sta consumando munizioni a un ritmo altissimo suscitando preoccupazioni per i rifornimenti anche in campo occidentale: si stima che l’Ucraina sia sparando più di 5mila colpi di artiglieria al giorno (nella prima fase della guerra erano 7mila), pari agli ordini di un piccolo Paese europeo in un anno intero in tempo di pace.

Tale tasso di utilizzo ha messo a dura prova i costruttori di armamenti europei e statunitensi, complicando non poco tutta la filiera produttiva in quanto l’industria non è attrezzata a sostenere i ritmi imposti da un conflitto, pertanto si sono allungati i tempi di consegna di molte tipologie di munizioni, in particolare i proiettili da 155 millimetri utilizzati anche, ma non solo, dagli obici M-777 di fabbricazione statunitense.

Il Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha espresso una malcelata preoccupazione quando, alla vigilia del ministeriale della Difesa dell’Alleanza, ha detto che ci troviamo in una “corsa logistica” per quanto riguarda le forniture di munizioni a Kiev.

Munizioni che devono giungere in Ucraina “prima che la Russia possa prendere l’iniziativa sul campo di battaglia”. In realtà l’iniziativa è già passata nelle mani di Mosca, in quanto l’esercito ucraino nei mesi successivi all’esaurimento della controffensiva su Kharkiv e Kherson, non è stato capace di effettuare altre azioni se non piccoli contrattacchi di alleggerimento come quello su Kreminna, non andato a buon fine per via della resistenza russa.

La “battaglia logistica” della Nato

“Una guerra di logoramento diventa una battaglia logistica”, ha detto ancora Stoltenberg, aggiungendo che “abbiamo una sfida. Sì, abbiamo un problema . . . ma abbiamo una strategia per affrontarlo”. La carenza di munizioni dell’Ucraina è “acuta”, ha detto al Financial Times un alto funzionario dell’intelligence occidentale, aggiungendo che la velocità delle forniture occidentali è fondamentale per la resistenza ucraina.

Olha Stefanishyna ha avvertito che i russi stanno facendo “tutto il possibile per rendere la guerra continua, duratura ed estenuante”, aggiungendo che Mosca ha le risorse, le munizioni e le riserve per continuare la sua campagna.

Quanto sta accadendo non stupisce. Già all’inizio dell’estate erano stati lanciati allarmi sulla capacità di produzione bellica occidentale, in difficoltà a sostenere gli invii di armi e munizioni all’Ucraina senza intaccare le vitali e strategiche riserve nazionali. Successivamente, a settembre dello scorso anno, Josep Borrell, alto rappresentate dell’Ue per gli affari esteri, aveva affermato che “le scorte militari della maggior parte degli Stati membri sono state, non direi esaurite, ma impoverite in proporzione elevata, perché abbiamo fornito molto agli ucraini”. Gli aveva fatto eco ancora il segretario Stoltenberg durante una riunione speciale dei direttori degli uffici armamenti dell’Alleanza per discutere le modalità di riempimento dei magazzini di armi dei Paesi membri. La medesima problematica era emersa anche in seguito, ma sempre con la ferma convinzione da parte della Nato di proseguire il sostegno all’esercito ucraino.

Stoltenberg in questi giorni ha affermato che “la guerra in Ucraina sta consumando un’enorme quantità di munizioni e sta esaurendo le scorte alleate. L’attuale tasso di spesa per le munizioni dell’Ucraina è molte volte superiore al nostro attuale tasso di produzione. Questo mette a dura prova le nostre industrie della difesa”. Le munizioni dovrebbero essere l’argomento principale della discussione alla riunione dei ministri della difesa della Nato, che presenterà anche un dibattito sulla fattibilità dell’invio di aerei da combattimento. Il Segretario ha affermato che per le munizioni di grosso calibro, i tempi di attesa per la consegna sono aumentati a 28 mesi dai 12 precedenti, a sottolineare la difficoltà dell’industria, che, del resto, non è stata mobilitata per sostenere un conflitto.

Venerdì scorso il presidente del Consiglio dell’Ue Charles Michel ha affermato che si deve “cooperare con il settore industriale e garantire che possiamo accelerare il livello di produzione di munizioni”. Qualcosa oltre Atlantico è stato già fatto, con nuovi ordini e una parziale riorganizzazione delle linee produttive, ma sembra che qui in Europa ancora si faccia fatica a prendere provvedimenti simili.

La fine delle scorte sovietiche

La scarsità di munizioni dell’esercito ucraino è spiegabile con l’esaurimento delle scorte di origine sovietica/russa: Kiev, prima del conflitto, aveva in dotazione materiale bellico prodotto in Russia, quindi anche il relativo munizionamento che per di più è di un calibro diverso rispetto a quello occidentale. Si spiega così anche perché il rateo di fuoco sia passato dai 7mila colpi dei primi mesi del conflitto ai 5mila attuali, quando sul fronte opposto l’artiglieria russa spara con un volume complessivo di fuoco ben maggiore: circa 20mila proiettili al giorno in questa fase del conflitto.

Per le logiche della guerra d’attrito, se non si provvede a rifornire alla svelta l’Ucraina di un numero consistente di munizioni per l’artiglieria, l’esercito di Kiev sarà costretto a cedere ulteriore terreno, rendendo peraltro inutile – da parte di Mosca – procedere a una grande manovra offensiva, che peraltro riteniamo non sia nei piani dello Stato maggiore russo proprio per quanto evidenziato sin ora.

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