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Politica

Perché gli Usa ora puntano tutto sul Marocco

Negli ultimi giorni del gennaio appena trascorso, il sottosegretario di Stato americano per gli Affari delle Organizzazioni Internazionali, Michele Sison, ha incontrato il ministro degli Esteri marocchino, Nasser Bourita. Sison ha sottolineato “l’apprezzamento degli Stati Uniti al ruolo di re...

Negli ultimi giorni del gennaio appena trascorso, il sottosegretario di Stato americano per gli Affari delle Organizzazioni Internazionali, Michele Sison, ha incontrato il ministro degli Esteri marocchino, Nasser Bourita. Sison ha sottolineato “l’apprezzamento degli Stati Uniti al ruolo di re Mohammed VI a favore della pace e della sicurezza nel Nord Africa e in Medio Oriente” e “quanto l’amministrazione Biden apprezzi pienamente i contributi del Regno del Marocco alle missioni di mantenimento della pace dell’Onu in tutto il mondo”, e si è detta “felice di essere in Marocco, uno dei più stretti e antichi alleati degli Stati Uniti.

Un’amicizia di vecchia data quella tra le due nazioni, se si considera che il Paese magrebino fu uno dei primi “barbary states” a riconoscere non solo l’indipendenza americana ma a stipulare con Washington delle relazioni commerciali e politiche stabili. Secoli dopo, nell’ora più complessa per tutta l’Africa, il ruolo americano nell’area torna cruciale nella risoluzione della vicenda del Sahara occidentale. Gli Stati Uniti avevano sostenuto nel dicembre 2020 la proposta di autonomia nel Sahara qualificandola come base unica per una soluzione politica duratura, e Donald Trump dichiarò la piena e completa sovranità del Marocco sul suo Sahara; una scelta confermata anche da Joe Biden, sebbene Parigi abbia storto il naso più volte. L’Eliseo, infatti, non si arrende alla rimodulazione dei rapporti esteri di Rabat, soprattutto in virtù di passi epocali come gli Accordi di Abramo e il triangolare Marocco-USA-Israele.

Una pax marocchina in nord Africa?

L’amministrazione statunitense, da mesi si prodiga in elogi sul ruolo chiave svolto dal Marocco nella promozione della pace e della sicurezza nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa. L’ennesimo omaggio americano è stato reso alcuni giorni fa proprio durante un colloquio telefonico tra Anthony Blinken e il ministro degli Esteri marocchino Nasser Bourita. I due funzionari hanno discusso delle priorità condivise nelle relazioni bilaterali e degli sforzi per promuovere la stabilità regionale. Il Segretario di Stato americano ha anche discusso con il suo omologo marocchino “dei suoi recenti viaggi e impegni con i leader egiziani, israeliani e palestinesi, durante i quali ha chiesto la riduzione dell’escalation e la fine del ciclo di violenza”.

Durante questa conversazione, Blinken ha “elogiato” il Regno per il suo “impegno a promuovere la pace e la sicurezza nella regione, anche attraverso la partecipazione del Marocco al Forum del Negev”. Il segretario di Stato americano ha anche affermato, in un post su Twitter, di aver discusso con Bourita della “forte cooperazione bilaterale in materia di sicurezza e difesa regionale” tra Stati Uniti e Marocco. “Abbiamo anche discusso del mio recente viaggio e degli incontri con i leader egiziani, israeliani e palestinesi”, ha osservato dopo la conversazione telefonica. Gli Stati Uniti hanno recentemente elogiato il ruolo del Marocco, sotto la guida del re Mohammed VI, presidente del Comitato Al-Quds, nel sostenere il popolo palestinese e promuovere la soluzione dei due Stati e la pace in Medio Oriente. Il Marocco, del resto, ha un rapporto unico con i palestinesi, e Sua Maestà il Re Mohammed VI in quanto presidente del Comitato dell’Organizzazione per la cooperazione islamica, ha un ruolo chiave nel fornire aiuto e assistenza al popolo palestinese e nel sostenere la soluzione dei due Stati.

Rabat si allontana dall’Europa?

Il flirt tra Rabat e Washington si spiega non solo con la comunione d’intenti fra i due Paesi, ma anche attraverso un progressivo deterioramento dei rapporti del Marocco con l’Europa, ancora impastoiata in meccanismi post-coloniali. La duplicità di alcuni Paesi europei nelle loro relazioni con il Marocco, compresa l’ambiguità e la sottile ostilità sulla questione del Sahara, ha portato Rabat a ricorrere a nuove sfide geopolitiche.

Il Marocco non ha accettato di buon grado la risoluzione europea che prende di mira la situazione dei diritti umani nel Paese: Rabat si rifiuta di accettare il doppio standard con cui Bruxelles giudicherebbe il Paese, dimentica di situazioni ben più gravi e complesse come in Libia, Tunisia o Algeria. Da Rabat non le hanno certo mandate a dire e la stampa nazionale si è immediatamente scagliata contro il tono e la natura onnicomprensiva della risoluzione: per il regno queste dichiarazioni rivelano che l’obiettivo finale di coloro che l’hanno promossa non è quello di promuovere i diritti umani in Marocco, ma piuttosto di optare per una dichiarazione politica contro un Paese che è stato sempre più disposto a prendere posizione, anche contro la grandeur europea: è innegabile che in questo un ruolo chiave è stato esercitato dalla frustrazione della Francia a causa della crescente assertività del Marocco. Il Marocco sta sfidando, infatti, diplomaticamente la Francia nell’Africa francofona, riscuotendo numerosi successi e seguito; ma soprattutto, si sta allontanando da Parigi espandendo e diversificando attivamente la sua rete di partner strategici.

L’amministrazione Biden e il Marocco

Il fervore con il quale il presidente degli Stati Uniti ha seguito le vicende della nazionale Marocchina ai mondiali del Qatar ha fatto da cornice ad una strada ben tracciata negli ultimi due anni. E che non tutti gradiscono nell’entourage di Biden. Lo scorso Natale, infatti, il presidente degli Stati Uniti ha firmato la legge sull’autorizzazione alla difesa nazionale per l’anno fiscale 2023, recante numerosi vantaggi per il Marocco in quanto presenta diverse opportunità, tra cui spesa per il clima e vendita di armi. Una delle disposizioni che ha sollevato preoccupazioni per la Casa Bianca è la Sezione 1209 del National Defense Authorization Act (Ndaa), che mira a fare pressione sull’amministrazione Biden e sul Marocco per interrompere la cooperazione militare bilaterale. La pressione è arrivata da un gruppo di senatori, in particolare l’ormai in pensione James Inhofe, che ha chiesto di fermare la spesa degli Stati Uniti in esercitazioni militari con il Marocco per costringere Rabat a negoziare la sua integrità territoriale e sovranità sul Sahara occidentale.

In risposta, il presidente degli Stati Uniti ha affermato che è “lieto” di sostenere “obiettivi critici” citati nell’atto di autorizzazione alla difesa. Inhofe, assieme a molti altri senatori, ha tentato di convincere l’amministrazione Biden a revocare il riconoscimento statunitense della sovranità del Marocco sul Sahara occidentale. Inhofe, una delle voci pro-Polisario più accese a Washington, ha recentemente richiesto la ricerca di siti alternativi per ospitare l’esercitazione militare African Lion al posto del Marocco. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno recentemente confermato che le esercitazioni militari si svolgeranno regolarmente in Marocco il prossimo giugno.

L’industria militare Usa in Marocco

Lo scorso gennaio, il presidente Biden aveva incaricato il segretario alla Difesa Lloyd Austin di preparare un piano di emergenza per stabilire una base industriale militare americana nel Regno del Marocco. Il piano è stato proposto durante una riunione ad alto livello alla fine di dicembre, quando Biden e Austin hanno discusso della nuova strategia militare globale americana.

L’obiettivo di Biden è quello di spingere il Pentagono nel facilitare gli aspetti logistici e legali degli investimenti dell’industria della Difesa statunitense in Marocco. Il rafforzamento del ruolo guida di Rabat nella lotta al terrorismo, così come la sua integrazione nell’equazione militare internazionale, sarà raggiunto sviluppando le sue capacità tecnico-militari. Secondo fonti dei media negli Stati Uniti, prima del suo incontro con Austin, Biden ha ricevuto un rapporto dettagliato dal direttore della CIA William Burns sull’espansione dell’influenza della Russia in Africa, inclusi Zimbabwe, Sudan, Repubblica Centrafricana, Algeria e i Paesi del Sahel e del Sahara. Il rapporto afferma che la Russia non solo sostiene con forza il regime algerino militarmente e politicamente, ma sta anche discutendo la creazione di una grande base logistica che le darebbe un importante sbocco verso i Paesi situati a sud del deserto del Sahara. “Questo”, ha detto l’agenzia, “minaccerà gli interessi di Washington e dei suoi alleati”. Un motivo in più per fare di Rabat il pivot americano nel Maghreb.

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