La “guerra senza limiti” della Cina, ovvero l’attività di sfida alle norme internazionali per il conseguimento di obiettivi strategici di lungo termine restando nella “zona grigia” della Hybrid Warfare, viene definita anche “war without gunsmoke”, che potremmo tradurre in italiano come “guerra senza colpi di cannone”.
Si tratta di azioni svolte spesso da agenti non-militari o paramilitari che creano grandi difficoltà nella formulazione di una risposta adeguata, minano la fiducia di alleati e partner di una potenza avversaria, e consentono a Pechino di espandere gradualmente le proprie posizioni sullo scacchiere mettendola in grado di poter contestare la potenza aeronavale statunitense (e alleata) e, se necessario, colpire gli Stati Uniti nei suoi interessi vitali.
Da queste colonne, tempo fa, vi avevamo raccontato di come la flotta da pesca cinese sia usata da Pechino in modo assertivo per contestare la sovranità sulle Zee (Zone di Esclusività Economica) non solo nei mari contigui alla Cina: pescherecci battenti bandiera rosso stellata effettuano crociere hanno effettuato battute di pesca illegale dalle Galapagos all’Argentina, passando per le acque peruviane. Nel Mar Cinese Meridionale, invece, i battelli da pesca cinesi, spesso e volentieri armati, vengono usati come una forza paramilitare per ribadire la propria sovranità su quell’intero specchio d’acqua.
I pescherecci di Pechino, de facto, sono una milizia marittima dell’Esercito di Liberazione Popolare, e le forze statunitensi hanno bisogno di capacità intermedie non letali per affrontarli. Capacità che U.S. Navy e Marines attualmente non hanno.
Una marina da guerra non è adatta per contrastare questo tipo di minaccia senza generare un incidente che potrebbe scatenare un’escalation, e soprattutto venire letto in modo sbagliato da parte dell’opinione pubblica internazionale, in quanto le armi non letali (Non Lethal Weapons – Nlw) sono state sottovalutate dai comandi del servizio navale statunitense; eppure esistono ormai da tempo sistemi che utilizzano mezzi acustici, microonde, armi a onde millimetriche, abbagliatori laser che sono stati valutati operativamente e che hanno ottenuto risultati, mentre altri sono in fase di sviluppo.
I Marines hanno introdotto il concetto di “capacità di forza intermedia” nel 2020 per cambiare la percezione erronea e miope che permeava il potenziale determinato dalle Nlw. Per “capacità intermedie” si intendono tecnologie e sistemi che forniscono misure attive e proporzionate a metà tra l’effetto deterrente della sola presenza e lo scontro letale, utilizzate per svolgere funzioni belliche. In questo modo i comandanti delle unità navali avrebbero uno spettro di opzioni di ingaggio più vasto, che va oltre la scelta tra l’usare la forza letale e non usarla (compiendo, ad esempio manovre aggressive).
Proprio per via dell’attività cinese nella zona grigia della guerra ibrida, le capacità di forza intermedia negli Stati Uniti sono diventate talmente importanti che oggi il Joint Non-Lethal Weapons Directorate è stato ribattezzato Joint Intermediate Force Capabilities Office. Questo cambio riflette l’importanza data oltre Atlantico a questo settore che porta con sé la necessità di pianificazione delle operazioni in questo nuovo spettro.
Le capacità di forza intermedia offrono vantaggi fondamentali sul campo, come tempo aggiuntivo e maggiore flessibilità decisionale, e aumentano le opportunità di successo delle operazioni marittime riducendo i danni collaterali non intenzionali.
Attualmente, dicevamo, le tattiche e le procedure dello strumento navale non sono concepite per l’utilizzo della forza non letale, dando quindi uno svantaggio nei confronti di queste operazioni condotte nella zona grigia dei conflitti tra potenze, pertanto una marina da guerra non è in grado di gestire un’escalation se portata “al di sotto del livello del conflitto armato”.
Oggi molte operazioni navali di routine comportano il ricorso alla forza non letale per “prevenire e prevalere” nel quadro di un mutato scenario conflittuale che vede la presenza di strategie e sistemi “scalabili”. Inoltre, nell’ambito della “guerra senza colpi di cannone”, la Cina ha dimostrato di saper usare un concetto operativo che include l’uso coordinato dei media/opinione pubblica, della guerra psicologica, e di saper modellare lo spazio del confronto creando un ambiente strategico e operativo favorevole prima delle ostilità.
Pechino grazie a questo modus operandi ha più volte saputo modificare le aspettative di attori regionali e ha sollevato dubbi sulla legittimità della presenza statunitense o sulla reale volontà di Washington di impegnarsi. Le occupazioni di alcune isole degli arcipelaghi nel Mar Cinese Meridionale (cominciate dal 1974 ma che solo recentemente hanno visto un parossismo se ne consideriamo la militarizzazione), hanno fortemente messo in crisi la reputazione degli Stati Uniti da parte degli alleati nell’area, che preferiscono mantenere un atteggiamento “di basso profilo”, e perfino ambiguo, col vicino cinese potente e aggressivo, anche in considerazione dei legami commerciali e delle dipendenze economiche che hanno stretto con esso.
Si sta osservando una guerra non convenzionale nell’Indo-Pacifico, dove la milizia marittima cinese, separata dalla Marina dell’Esercito di Liberazione Popolare e dalla Guardia Costiera, svolge compiti di pattugliamento delle frontiere, sorveglianza, ricognizione, trasporto marittimo, ricerca e soccorso e supporto ausiliario per le operazioni in tempo di guerra.
Si utilizzano navi da pesca di medio tonnellaggio ma anche unità più piccole, come quelle utilizzate nel Mar Cinese Meridionale, con sezioni radar ed emissioni elettroniche limitate che ne rendono difficile la scoperta e l’identificazione, e ne consentono l’infiltrazione nelle Zee di altri Paesi. Unità integrate con le forze navali regolari e che consentono alla marina cinese di posizionarsi e stabilire le condizioni per ottenere un vantaggio tattico. Le missioni in tempo di guerra di questa milizia marittima potrebbero includere quelle Isr (Intelligence Surveillance Reconnaissance), counter-Isr, posa di mine, sabotaggio, infiltrazione di forze speciali.
Affrontare questa minaccia non è semplice e sembra che attualmente non ci sia una gamma di opzioni adeguate per rispondere. L’aumento della capacità di forza intermedia, da utilizzare in questa zona grigia, potrebbe sfruttare le debolezze sistemiche delle operazioni delle milizie marittime e interromperne il coordinamento con le forze regolari. Certamente sfruttare sistemi di energia diretta, acustici ecc come parte di una campagna a bassa intensità potrebbe essere una tattica vincente qualora si giunga a uno scontro, però occorre contrastare questa attività “ibrida” sfruttando lo stesso modello per erodere la capacità di penetrazione cinese e combattere una guerra “senza colpi di cannone” ma anche senza attività che verrebbero considerate aggressive da Pechino e potrebbero condurre a un’escalation.
Servono quindi maggiori opzioni che comprendano sia l’uso di sistemi per condurre battaglie al di sotto del conflitto armato, come le capacità di forza intermedia, ma anche il contrasto effettivo con mezzi scalabili, spendibili, non militari, da usare con la stessa metodologia cinese là dove fosse necessario, quindi obbligatoriamente appoggiandosi ai Paesi alleati dell’area: un fattore che servirebbe anche a modificare la percezione degli Stati Uniti in senso positivo, ridando fiducia nell’effettiva volontà di impegnarsi di Washington.
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