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Politica

L’altra “verità” delle esplosioni in Polonia

Le esplosioni avvenute in Polonia hanno avuto un ruolo particolarmente importante sul piano diplomatico: quello di ribadire o, in alcuni casi, di esplicitare la posizione delle varie potenze coinvolte, su diversi livelli, nella guerra in Ucraina. Mentre Ucraina e Russia...

Le esplosioni avvenute in Polonia hanno avuto un ruolo particolarmente importante sul piano diplomatico: quello di ribadire o, in alcuni casi, di esplicitare la posizione delle varie potenze coinvolte, su diversi livelli, nella guerra in Ucraina. Mentre Ucraina e Russia hanno immediatamente negato le rispettive responsabilità, ma anzi si sono accusate reciprocamente del tragico errore che ha causato l’incidente di Przewodow, quello che è apparso subito interessante è il modo in cui si è mossa la Nato e al suo interno le singole forze che più di tutte hanno palesato un interesse più o meno diretto su quanto avviene in Ucraina.

La posizione americana

Gli Stati Uniti, che per primi insieme ad alcune fonti polacche hanno fatto circolare la notizia delle esplosioni e il presunto coinvolgimento di missili russi, hanno ridimensionato subito le accuse nei confronti della Russia evitando di parlare di “attacco”, ma solo di “esplosioni”, e dicendo di avere capito, dalle prime indagini, che non si fosse trattato di un missile di Mosca. A confermare questa linea è stato direttamente il presidente Usa Joe Biden, come a volere disinnescare immediatamente qualsiasi discussione interna ed esterna alla propria amministrazione, sorprendendo molti cronisti e anche facendo parlare di vera e propria “forzatura” sul risultato delle indagini.

Versione che poi è stata subito condivisa dal segretario generale Jens Stoltenberg e dal presidente polacco Andrzej Duda, i quali nell’arco di poco più di 12 ore dall’incidente hanno ribadito che le prove convergevano su un missile della contraerea ucraina caduto accidentalmente a Przewodow. Non solo, Varsavia ha anche ufficialmente smentito sia la più grave ipotesi di attivazione dell’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico, sia quella del più politico articolo 4, che prevede discussioni immediate su un determinato evento. Segno che Polonia, Stati Uniti e Alleanza Atlantica hanno voluto spegnere sul nascere ogni possibile escalation diplomatica con il Cremlino.

Come si sono mosse Londra e Ankara

Interessante, in quel frangente, la posizione del Regno Unito, apparso curiosamente silente rispetto a un incidente che poteva essere motivo di rinnovate frizioni con la Russia. Non è un mistero che Londra abbia rappresentato, per diversi frangenti, una sorta di alfiere antirusso all’interno del sistema atlantico. Basti pensare alle accuse rivolte da Mosca ai britannici per essere considerati responsabili sia dell’ultimo attacco con droni al porto di Sebastopoli sia del sabotaggio al gasdotto Nord Stream. Eppure, da Londra non sono arrivate prese di posizione particolarmente dure nei confronti della Federazione Russa, sottolineando pertanto una linea aderente a quella della Casa Bianca anche in questa nuova formula di “de-escalation”.

Nelle stesse ore interessante anche il comportamento turco. Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha immediatamente ribadito la necessità di un negoziato. Negoziato su cui, è bene ricordarlo, Ankara si è spesa anche sfruttando la sua posizione nel Mar Nero che le permette di giocare un ruolo da protagonista nell’ambito dell’accordo sul grano (con Istanbul hub di coordinamento). Erdogan, che era a Bali per il G20, ha espresso una posizione chiara: non solo ha sostenuto la linea di Biden, ma anche detto che “insistere sul fatto che i missili fossero di fabbricazione russa” avrebbe “gonfiato la vicenda”, precisando che “simili metodi, come le provocazioni” non fossero “corrette”.

Le vere posizioni della diplomazia

Al netto delle verità dell’indagine, che dovrà definitivamente accertare la responsabilità di quello che per tutti, al momento, è un drammatico incidente, i missili in Polonia hanno così potuto raccontare al mondo le reali posizioni della diplomazia. Gli Stati Uniti hanno fermato l’escalation, il Regno Unito appare distratto dalla crisi interna, la Russia li ha sostanzialmente ringraziati e continua a voler mostrare di essere pronta a trattare con Kiev, la Turchia continua a considerarsi l’unica in grado di mediare, la Nato e i baltici hanno evitato ulteriori tensioni. Mentre l’Ucraina – consapevole delle divergenze in seno all’amministrazione Usa – prova a far capire che la sua controffensiva non è finita, dimostrando di sapere contraddire anche pubblicamente Washington quando percepisce deviazioni dal sostegno completo alla sua guerra.

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