Kiev oltre alle armi ha iniziato a chiedere anche dispositivi civili e, in particolar modo, generatori mobili di energia elettrica. Lo spettro agitato dallo stesso governo ucraino è quello di uno “tsunami migratorio” verso l’Europa per via del freddo atteso in inverno e che milioni di persone potrebbero patire per via della mancanza di elettricità. A dirlo a chiare lettere è stato nello scorse ore il premier ucraino Denys Schmyhal. Intervistato dal quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Sontagszeitung, il capo dell’esecutivo di Kiev ha paventato mesi difficili per i civili ucraini a causa dei continui bombardamenti russi sulle infrastrutture energetiche.
La guerra combattuta a danno delle centrali elettriche
Nell’attuale fase della guerra, contraddistinta non solo da movimenti di truppe lungo i principali fronti ma anche da raid e sabotaggi da ambo le parti, colpire le infrastrutture più delicate rappresenta una delle armi più usate. Vale per Kiev, con gli ucraini che negli ultimi giorni hanno a più riprese bombardato la centrale elettrica della città russa di Belgorod. Ma vale soprattutto per Mosca. Tramite il lancio di missili e di droni iraniani, le forze russe hanno colpito in tutta l’Ucraina centinaia di centrali elettriche e di luoghi sensibili per l’erogazione di energia.
Nel bombardamento del 10 ottobre scorso, il più pesante dall’inizio della guerra, si stima come almeno il 30% delle infrastrutture elettriche ucraine ha subito gravi danni, in alcuni casi anche irreparabili. I raid nei giorni successivi non hanno certamente alleviato la situazione. Il risultato è quello di vedere già oggi un’Ucraina quasi al buio. Da alcuni giorni l’erogazione della luce è stata razionata in molte delle principali città. I blackout inoltre stanno diventando sempre più frequenti.
L’allarme del premier ucraino
I disagi per la popolazione potrebbero aumentare. E, con essi, a crescere potrebbero crescere anche i cittadini costretti a lasciare l’Ucraina. Non è un caso che, intervistato dal quotidiano di Francoforte, il premier Denys Schmyhal ha parlato di uno “tsunami migratorio”. Un termine molto forte, indubbiamente in grado di agitare i timori di chi, soprattutto in Germania, sta già adesso facendo i conti con il possibile aumento di profughi dall’Ucraina.
“Se non c’è più elettricità, riscaldamento o acqua in Ucraina – ha ribadito Schmyhal – questo può innescare un nuovo tsunami migratorio”. Peggio anche di quello avuto tra febbraio e marzo, ossia nei primi due mesi di guerra. Il premier ucraino ha quindi puntato il dito contro Mosca: “La Russia – ha detto nel corso dell’intervista – vuole condurre l’Ucraina a una catastrofe umanitaria attaccando le strutture civili del Paese e vuole far morire di congelamento molte persone”.
La situazione al momento, pur con razionamenti di energia e alcuni blackout, complessivamente sta reggendo. Ma potrebbe non essere così, secondo il numero uno del governo di Kiev, già nelle prossime settimane. Per scongiurare lo tsunami migratorio, Schmyhal ha quindi chiesto “apparecchiature mobili per generare elettricità e calore”, così come “apparecchiature per il trattamento dell’acqua”.
“Al momento – ha concluso il premier ucraino – c’è ancora abbastanza carburante per i generatori, ma se ci sono interruzioni di corrente e riscaldamento su larga scala, ne avremo bisogno di altri”.
I migranti come potenziale arma
Non è forse un caso che Schmyhal ha parlato di tsunami migratorio su un quotidiano tedesco. Nei giorni scorsi molti amministratori locali e sindaci tedeschi hanno manifestato, nel corso di un incontro con il ministro dell’Interno Nancy Faeser, la propria insofferenza per una gestione dell’accoglienza sempre più difficile da gestire. La Germania è alle prese con un aumento del 35% delle richieste d’asilo da gennaio a settembre rispetto allo stesso periodo del 2021, circostanza che ha generato situazioni critiche in tutto il Paese. Nancy Faeser ha promesso più alloggi per i migranti e più controlli per le frontiere, ma questo potrebbe non bastare.
A Berlino più che altrove è molto forte la percezione di un uso dei migranti ucraini come di un’arma in mano russa per destabilizzare la Germania e, con essa, anche l’Europa. Il grido d’allarme di Schmyhal potrebbe quindi sortire l’effetto sperato da Kiev di ricevere sempre più strumenti e generatori per affrontare l’inverno. Diversamente, il gelo potrebbe spingere milioni di persone verso il cuore del Vecchio Continente.
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