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Guerra

Perché i Foreign Fighters in Ucraina sono una bomba ad orologeria

Qualche giorno fa è giunta la notizia di due combattenti francesi morti in Ucraina. Il secondo, Adrien D., 20 anni, è deceduto per le ferite riportate sul fronte di Kharkiv all’inizio di giugno. Nello stesso fuoco di artiglieria russa ha...

Qualche giorno fa è giunta la notizia di due combattenti francesi morti in Ucraina. Il secondo, Adrien D., 20 anni, è deceduto per le ferite riportate sul fronte di Kharkiv all’inizio di giugno. Nello stesso fuoco di artiglieria russa ha perso la vita anche Wilfried Blériot, 32 anni, un altro Foreign Fighters accorso a dar man forte all’esercito di Kiev. Pare che entrambi facessero parte della Legione internazionale di difesa territoriale dell’Ucraina, un’unità militare delle Forze di difesa territoriale ucraine formata da volontari stranieri e creata nel febbraio 2022 dal governo ucraino su richiesta del presidente Volodymyr Zelensky.

Nella foto diffusa su Facebook dalla Legione per annunciare la morte di Blériot si nota il giovane indossare la divisa militare. In bella vista è presente lo stemma bianco e nero della cosiddetta Misanthropic Division, considerata un’ala apertamente fascista e composta da colontari del famigerato Battaglione Azov. Il canale Telegram della Misanthropic Division, pieno di contenuti censurabili, ha invece condiviso la foto del giovane con addosso una t-shirt raffigurante, a caratteri cubitali, la scritta “Misanthropic Division”.

Nel 2018, il Los Angeles Times definiva la Misanthropic Division “uno dei tanti gruppi neonazisti che si sono moltiplicati in tutta l’Ucraina negli ultimi anni”. Sempre restando negli Stati Uniti, nel 2020 Daily Beast la considerava “l’ala militante dei volontari stranieri del battaglione neonazista Azov dell’Ucraina”. Pure il Guardian, infine, nel 2014 ha scritto che questo gruppo era “collegato al battaglione Azov”.



Un vaso di Pandora?

La vicenda di Blériot, avvertono gli esperti, potrebbe essere emblematica di quanto sta accadendo in Ucraina. Sulla pagina Telegram della Misanthropic Division, il ragazzo è descritto come un “uomo che ha combattuto il bolscevismo e l’antifascismo per tutta la vita”, un “fratello d’arme”, morto difendendo l’Europa e l’Ucraina da “orde asiatiche”. In una recente intervista, Blériot, proveniente da Bayeux, nord della Francia, sosteneva di essere pronto a morire per uccidere i russi. In quell’occasione dichiarava di aver lasciato a casa due bambini.

The Intercept, che ha ricostruito la storia della vittima, non è riuscita a raggiungere le autorità francesi né la sua famiglia per ottenere un commento. Vale però la pena soffermarci sulla Misanthropic Division. Il fondatore del movimento Azov, Andiy Biletsky, ha recentemente rilasciato dichiarazioni degne di nota: “Abbiamo volontari provenienti da diversi Paesi. Abbiamo avuto europei, giapponesi, persone del Medio Oriente”. Biletsky ha quindi menzionato volontari bielorussi, georgiani, russi, croati e britannici, ribadendo tuttavia la totale assenza di combattenti statunitensi o provenienti dall’Europa occidentale. La morte di Blériot potrebbe cambiare le carte in tavola e scoperchiare un vero e proprio vaso di Pandora.

Un problema da non sottovalutare

Il battaglione Azov è finito nell’occhio del ciclone. Certo, da quando è stato fondato ad oggi ha cercato di ripulire la sua immagine, cercando di presentarsi depoliticizzato e facendo leva sul fatto di essere una componente ufficiale dell’esercito ucraino. Il punto, tuttavia, è che finché le accuse di nazismo e fascismo riguardavano combattenti ucraini tutto restava circostritto all’Ucraina. La notizia di eventuali volontari arruolati in gruppi come Misanthropic Division estende pericolosamente la questione oltre i confini ucraini, oltre a prestare il fianco alla propaganda russa, che da mesi lascia intendere di voler denazificare il territorio controllato da Kiev.

Già, perché, anche di fronte ad un numero irrisorio di volontari ispirati alle ideologie di estrema destra, il rischio che la diplomazia possa saltare è elevatissimo. Sia chiaro: la possibile esistenza di più estremisti come Blériot tra i ranghi dei combattenti stranieri ucraini non dovrebbe assolutamente essere sufficiente per bollare l’intera società ucraina come “nazista”. E questo vale, ovviamente, anche per il governo ucraino così come per le sue forze armate. Eppure la possibilità che tutto possa essere manipolato dalla narrazione russa esiste, e dovrebbe essere presa in massima considerazione.

Una situazione complessa

Blériot non dovrebbe essere considerato un rappresentante della Legione Internazionale dell’esercito ucraino. Nella confusione generale dei primi due mesi di guerra, la maggior parte degli stranieri accorsi in Ucraina sono stati respinti. La Legione Internazionale ha infatti accettato soltanto i profili di coloro i quali erano dotati di una notevole esperienza militare, per lo più persone provenienti dagli Stati Uniti e dal Regno Unito.

C’è poi da aprire una parentesi sulla pluricitata Misanthropic Division. È difficile dire quanto sia importante, ma soprattutto quanto sia reale, visto che perfino la sua associazione con il battaglione Azov non è chiara. Il giovane Blériot, ad esempio, è morto a Kharkiv, ma non ci sono indicazioni che possano dimostrare la sua appartenenza ad un’unità Azov. In ogni caso, i combattenti stranieri rappresentano una vera e propria bomba ad orologeria.

Poco si conosce dell’organizzazione della Legione Internazionale, che potrebbe addirittura non avere alcun comando centrale né essere in grado di controllare totalmente i volontari. Tra i tanti che si sono arruolati perché mossi dal desiderio di sostenere l’esercito ucraino, non mancano personaggi ambigui. I criminali e gli estremisti di tutto il mondo che aderiscono a ideologie sanguinarie e sottoculture neonaziste, hanno un’opportunità reale per poter viaggiare attraverso l’Ucraina, ottenere un solido addestramento militare, combattere e poi – se ancora in vita – tornare nei rispettivi Paesi. Una volta rientrati, l’esperienza accumulata sul campo di battaglia potrebbe dare a molti di loro la capacità di compiere atti di violenza politica nei loro Paesi d’origine.





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