Il presidente del Consiglio Mario Draghi è sbarcato ad Ankara per il terzo vertice intergovernativo italo-turco in cui, come spiega AdnKronos, sono stati siglati due accordi, cinque protocolli e diverse intese tecniche.
Accolto dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il premier italiano arriva nella capitale del Paese anatolico in una posizione molto diversa rispetto a quella con cui si era “presentato” sulle scenario diplomatico nel primo periodo a Palazzo Chigi. La famosa conferenza stampa in cui Erdogan fu definito un “dittatore” necessario è stata definitivamente archiviata non solo dopo il G20 di Roma, ma anche con una serie di vertici tra rappresentanti dei due due governi di alti funzionari che hanno ricucito un rapporti bilaterale posto su basi di rinnovata fiducia. Le visite di Luigi Di Maio e Lorenzo Guerini in Turchia prima di questo incontro di Draghi avevano già fatto capire l’importanza del dossier turco per l’esecutivo italiano. E questa complessa partnership tra i due Paesi si snoda su uno scacchiere estremamente complicato che riguarda tutto il Mediterraneo allargato, coinvolgendo gli interessi italiani e turchi dal gas del Levante alla Libia, dal Sahel fino al Corno d’Africa.
Sullo sfondo, la guerra in Ucraina, in cui Ankara si è resa sempre più centrale non solo alla luce degli incontri tra rappresentanti di Kiev e di Mosca in territorio turco, ma anche per il ruolo anatolico sull’affaire dei porti del Mar Nero, per il controllo del Bosforo e per una serie di iniziative diplomatiche che hanno cercato di evitare di interrompere i ponti con il Cremlino. Il vertice Nato di Madrid, con il memorandum siglato per rimuovere il veto a Finlandia e Svezia nell’Alleanza a scapito dei curdi, ha confermato, infine, la volontà turca di non mettersi completamente di traverso rispetto alle esigenze del blocco occidentale, pur rimarcando i propri interessi nazionali e in particolare del governo Erdogan.
L’Italia arriva a questo incontro in una posizione certamente meno dinamica rispetto a quella turca, anche se da tempo la Farnesina e Palazzo Chigi si sono attivati per una road-map ucraina che coinvolga anche la Sublime Porta. A tal proposito, Draghi, in conferenza stampa, ha sottolineato che Italia e Turchia “sono partner, alleati“, che hanno davanti “grandi sfide a partire dalla guerra in Ucraina” e “per trovare una pace duratura”.
I rapporti tra i due Stati sono ben più ampi, come visto, rispetto al già delicato tema della guerra russo-ucraina. I due Stati sono innanzitutto partner commerciali, come confermato dallo stesso premier italiano che ha ricordato che Ankara è il primo partner commerciale per Roma nelle regioni del Medio Oriente e del Nord Africa. Ma i loro legami sono soprattutto di natura strategica, legati a diversi tavoli su cui Roma e Ankara giocano spesso in posizione simili ma altrettanto con programmi che appaiono divergenti.
C’è la Libia, nodo irrisolto del Mediterraneo centrale e in cui la Turchia ha un’influenza che si è certamente ampliata anche a scapito delle posizioni italiane. Il Paese nordafricano appare sempre preda del proprio caos e della sfida tra potenze regionali, ma il problema della sicurezza, del traffico di clandestini e anche dell’approvvigionamento energetico conferma che Tripoli resta (o dovrebbe restare) un punto essenziale dell’agenda italiana. A questo si aggiunge tutta la fascia del Sahel e le aree a sud del confine libico. Un vero e proprio mosaico di etnie, conflitti e crisi in cui, anche in questo caso, la Turchia ha scalato le posizioni nella gerarchia delle forze esterne in grado di influenzare milizie e governi e che possono certamente incidere sulla stabilità di tutto il continente africano. E sempre per quanto riguarda l’Africa, importante anche il ruolo turco nel dimenticato Corno d’Africa, fondamentale sia per i flussi migratori che per una serie di crisi internazionali mai realmente disinnescate, e in cui la Turchia ha assunto un ruolo di primo piano specialmente per l’influenza ottenuta in questi anni in Somalia.
Italia e Turchia si trovano poi in una posizione molto complicata per quanto riguarda il grande tema del gas del Mediterraneo orientale. Roma per molto tempo ha sostenuto il progetto di gasdotto East-Med che è stato ostacolato proprio da Ankara in quanto escludeva la Turchia privilegiando il passaggio attraverso Cipro e la Grecia. E d’altro canto, la Turchia è anche essenziale per il passaggio di altri gasdotti che alimentano il fabbisogno energetico italiano. Come spiega Agi, il Tanap (Trans Anatolian Pipeline), la conduttura che trasporta il gas del Mar Caspio all’Europa, ha visto aumentare la portata a 29,7 miliardi di metri cubi, ma non va dimenticato il progressivo riavvicinamento con Israele per far sì che il gas del giacimento off-shore Leviatan arrivi nel sud della Turchia per poi essere trasportato anch’esso verso l’Europa sud-orientale. Non solo, il presidente Erdogan, parlando dopo l’incontro con Draghi, ha anche rivelato che con l’Italia si è parlato anche di “una collaborazione nel giacimento di gas Sakarya che abbiamo scoperto nel Mar Nero per la costruzione di un gasdotto sottomarino”.
Temi particolarmente importanti specie alla luce del graduale sganciamento dalla dipendenza energetica dalla Russia e che possono incidere sensibilmente sull’economia del sistema italiano.
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