Il Cremlino può dormire sonni tranquilli. Le sanzioni, almeno per ora, si sono rivelate inefficaci e l’opinione pubblica russa non è mai stata più fedele a Vladimir Putin. L’istituto demoscopico indipendente Levada, non certo vicino allo Zar, ha reso noto che il tasso di popolarità del Capo di Stato è cresciuto dal 71 per cento di febbraio all’83 per cento di marzo. Gli scontenti più irriducibili, che nei primi giorni dell’invasione erano scesi in piazza, sono stati arrestati mentre quelli più tiepidi hanno scelto la via dell’esilio. L’apparato di potere di Putin e la cerchia degli oligarchi non mostrano segni di ribellione e sembrano aver scelto di compattarsi intorno al proprio leader. Lev Gudkov, a capo del Centro Levada, ha ricordato a Repubblica come “molti burocrati siano spaventati dal livello di repressione” e come “nelle province, dove internet nemmeno arriva, le uniche fonti di informazione sono quelle governative”.
Il rublo gode di buona salute
Il rublo russo è in forte ripresa dopo aver toccato uno dei suoi minimi storici poco dopo l’invasione dell’Ucraina, quando era scambiato a 140 con il dollaro americano. Da allora le cose sono cambiate e la crescita, prolungata e sostenuta nel tempo, ha riportato la situazione sotto controllo ed il suo tasso di cambio con il dollaro è stato del tutto normalizzato. Le cose sono andate così bene da aver trasformato la valuta russa nella più performante del mondo nel mese di marzo. La spiegazione di quanto accaduto va cercata nelle sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dalle nazioni alleate. Queste sanzioni, infatti, hanno una pecca: il gas naturale. Diversi Paesi europei dipendono dal gas naturale russo perché non hanno alternative per soddisfare la propria domanda interna. Si tratta di un circolo vizioso che, unito all’aumento dei prezzi delle risorse energetiche ed ai sostenuti scambi economici tra la Russia ed importanti nazioni come Cina ed India, favorisce un costante afflusso di valuta straniera a Mosca. Tutto ciò ha contribuito a mettere in sicurezza il rublo. Ci sono state, poi, alcune problematiche nel congelamento dei conti esteri di Mosca che hanno aiutato a calmare le acque.
Il caso dei media
I media russi, sotto il controllo del governo da decenni, si sono trasformati in un potente strumento di propaganda. La maggior parte dei giornalisti si è schierata dalla parte di Vladimir Putin e sembra improbabile che si verifichi un cambio complessivo di sistema nonostante l’opposizione mostrata da alcuni di loro. La Russia, solamente nella prima settimana di marzo, ha bloccato 30 siti indipendenti e quelli rimasti hanno scelto di seguire la linea del Cremlino. In televisione si possono vedere scene di soldati coraggiosi e di cittadini ucraini grati nei confronti della Madre Russia mentre le scene di distruzione e disperazione vengono attribuite alle forze armate di Kiev. L’organizzazione non governativa Freeedom House, che si occupa di monitorare il rispetto delle libertà politiche e dei diritti civili nel mondo, ha evidenziato come i media siano sottoposti a diverse forme di pressione che si esplicano nella riduzione dei fondi che gli sono garantiti oppure nella rimozione/rimodulazione di servizi giornalistici di tipo investigativo. Nella versione della guerra che viene mostrata nella Federazione i russi sono i buoni, gli ucraini sono i nazisti mentre l’Occidente è pieno di serpi mendaci.
Le barriere di Putin
Vladimir Milov, ex vice-ministro dell’Energia ed oppositore politico russo che vive in esilio in Lituania, ha chiarito alla CNBC come sia importante “non avere aspettative” in merito ad un colpo di Stato interno. Milov ha spiegato che Putin ha creato una serie di barriere per evitare di venire rovesciato e che è estremamente difficile infrangerle. Chiunque intenda rimuovere Putin “deve dimostrare che chiunque obbedisca ai suoi ordini” dato che “a differenza dell’era sovietica non c’è alcun Politburo che può deporre un segretario generale. In questo momento c’è solo un Presidente contro il vuoto”. “Qualsiasi gruppo di ufficiali che si incontri anche a ranghi estremamente ridotti” sarebbe oggetto di sospetti ed immediatamente denunciato. I rapporti tra le diverse strutture di sicurezza, militari o paramilitari, non sono buoni e “Putin ha 50mila uomini alle sue dirette dipendenze: tagliarlo fuori è impossibile”.
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