Skip to content
Guerra

La “generazione Putin” muore in Ucraina

Ci sono i generali e i comandanti morti in prima linea, probabilmente traditi da un’organizzazione non all’altezza della situazione o, chissà, della sottovalutazione del nemico. Non mancano i miliziani stranieri giunti nell’epicentro del conflitto per combattere in nome di un’ideale,...

Ci sono i generali e i comandanti morti in prima linea, probabilmente traditi da un’organizzazione non all’altezza della situazione o, chissà, della sottovalutazione del nemico. Non mancano i miliziani stranieri giunti nell’epicentro del conflitto per combattere in nome di un’ideale, o anche solo per soldi, freddati da un’esecuzione precisa oppure da un raid aereo. E poi ci sono loro: giovani e giovanissimi, ovvero i martiri silenziosi della sanguinosa guerra che sta sporcando l’Ucraina.

Provengono dalle aree più remote dell’immensa Russia. Alcuni si sono ritrovati al fronte senza ricevere neppure un adeguato addestramento mentre altri – probabilmente la maggior parte – sono semplici soldati di leva. È impossibile conoscere i dettagli di tutti i caduti, sia da parte russa che da parte ucraina ma i dettagli fin qui emersi sono agghiaccianti.

Per quanto riguarda le fila di Mosca, la vittima più giovane identificata aveva da poco compiuto 18 anni. Si chiamava David Arutyunyan, nato a Kyakhta l’8 marzo del 2003. È recentemente morto nel Donbass, colpito da una scheggia. David fa parte della cosiddetta generazione Putin. È l’emblema dei ragazzi nati e cresciuti nella Russia guidata da Vladimir Putin; di quei ragazzi, baldi e vigorosi, mandati in Ucraina in nome della patria ma tornati a casa sdraiati in casse di legno o avvolti in sacchi neri.

Il sangue dei giovani

A oltre un mese dallo scoppio della guerra, le testimonianze di quanto sta accadendo al fronte sono sempre più frequenti. La grande maggioranza dei ragazzi russi riuniti sul fronte ucraino è accomunata da tre caratteristiche: stiamo parlando di soldati giovani, poco addestrati e privi di esperienza in scenari di guerra. Molti si erano arruolati nell’esercito o nelle guardie nazionali come coscritti salvo poi ricevere l’ordine o l’indulgenza di firmare contratti che consentissero alla macchina militare di inviarli a combattere.



A molti di loro era stato detto che avrebbero presto parte a esercitazioni militari all’interno della Russia. Sappiamo come è andata a finire: sono stati mandati in Ucraina, dove non hanno trovato nient’altro che la fine dei loro sogni. Quando sono stati arruolati non si aspettavano di ricevere l’ordine di combattere in una guerra perché, per legge, ai coscritti non è consentito farlo.

Tanti tra i soldati russi impegnati a Kiev, Kharkiv e Mariupol sono in teoria dei professionisti. Ma lo sono soltanto perché hanno firmato un foglio per restare nell’esercito alla fine della leva o durante l’anno di servizio. Questo significa che, nella migliore delle ipotesi, non hanno ricevuto preparazioni particolari.

La generazione Putin

Yegor Pochkaenko è stato inviato a 5.150 miglia da Belogorsk, la sua casa situata in Russia orientale. Ha perso la vita il giorno prima del suo 19esimo compleanno all’inizio della guerra. Ilya Kubik, 18 anni, era un coscritto. Aveva firmato un contratto ma non pensava di finire in Ucraina, proprio come Khusinbai Masharipov, 19 anni, sepolto nel suo villaggio natale di Safakulev subito dopo aver cambiato il suo status da soldato di leva a soldato a contratto.

E ancora: Anatoly Torsunov, 19 anni, di Kungur, nella regione di Perm, si era formato come saldatore prima di essere mandato a morire in terra ucraina. Il soldato Fesenko Denis Sergeevich, 19 anni, è morto il 23 marzo, come assistente artigliere su un lanciagranate. Alexey Kuzmin, 19 anni, di Magnitogorsk è stato sepolto il 21 marzo. Dalla stessa città degli Urali, Alexander Bondarev, 19 anni, mentre Alexey Martynov, anch’egli 19enne, proveniva dalla Buriazia, una regione buddista della Siberia particolarmente colpita dai lutti collegati con il conflitto in Ucraina.

È la conferma, in pratica, di quanto affermato tempo fa dall’ex ministro degli Esteri russo Andrej Kozyrev, secondo il quale i soldi che Mosca aveva promesso di impiegare per ammodernare l’esercito sono stati per lo più rubati o investiti in yacht e altri lussi. Il triste epilogo è che a morire per la patria sono finiti soprattutto i ragazzi più poveri. Quelli provenienti dalle periferie della Grande Madre Russia.





Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.