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Guerra

I rifornimenti di armi per l’Ucraina nel mirino di Mosca

Il conflitto ucraino sembra essere in una fase di stallo. Per gli analisti, che ad onor del vero continuano a procrastinare le scadenze di settimana in settimana, i prossimi dieci giorni saranno “decisivi”. Sia per i russi, che dovranno tirare...

Il conflitto ucraino sembra essere in una fase di stallo. Per gli analisti, che ad onor del vero continuano a procrastinare le scadenze di settimana in settimana, i prossimi dieci giorni saranno “decisivi”. Sia per i russi, che dovranno tirare le somme sui risultati ottenuti a fronte di considerevoli perdite – si parla di oltre 4mila morti in combattimento, tra cui cinque generali. Sia per le forze di difesa ucraine; che hanno mostrato capacità e tenacia, ma prima o poi potrebbero finire le preziose munizioni fornite dall’Occidente, accumulate negli anni successivi al conflitto del Donbass. Queste armi, in particolar modo sistemi lancia razzi spalleggiabili anti-carro e anti-aereo, continuano a giungere “clandestinamente” o “sotto copertura” da alcuni siti non meglio identificati che fanno hub Polonia. A riportarlo sono state diverse fonti, anche dirette. Il problema adesso, è Mosca ne è venuta a conoscenza e vuole “tagliare le linee” di rifornimento del nemico.

Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov si espresso senza giri di parole, definendo “obiettivo legittimo qualsiasi carico che trasporta armi in Ucraina”. Sapendo di rivolgersi al blocco della Nato, che non potendo schierarsi formalmente a fianco dell’Ucraina, la sostiene rifornendola entro i limiti del possibile di armi leggere e supporto logistico (e forse di intelligence).

Questa esternazione mette in allerta gli “sponsor” della difesa fino all’ultimo uomo paventata da Volodymyr Zelensky. Che molti stanno dipingendo come un moderno Churchill, mentre i soldati di Mosca paragonati a quelli di Berlino nell’assedio di Stalingrado, sono impattanti tra fango e neve; e continuano ad essere descritti dagli inviati della stampa – che non possono seguire dal loro lato l’avanzata, ma ripiegano su tutte linee come i difensori – come demoralizzati e infiacchiti. Neppure la caduta con conseguente conquista di Mariupol sembra essere sufficiente per registrare un “successo”. E questo sarebbe da notarsi nella strategia che il Cremlino sta acconsentendo ad impiegare. Procedendo con le bombe – non quelle di precisione – che a differenza dei soldati provocano fin troppi danni; e colpiscono fin troppo spesso, come purtroppo leggiamo, rifugi con all’interno i civili che si trovano in prossimità degli obiettivi strenuamente difesi da soldati e volontari di e per Kiev.

Fino ad oggi – 25 giorni di conflitto -, i difensori ucraini hanno saputo incalzare la forza d’invasione russa. Ma le “riserve” di armi e munizioni prima o poi finiranno; e farle entrare nel paese clandestinamente potrebbe rivelarsi problematico se non addirittura impossibile. Data l’ennesima e continua minaccia di escalation per cui Washington e partner potrebbero trovarsi a dover fare un passo indietro.

La linea di rifornimento a “rischio”

Un giornalista del Washington Post riferendosi alla famigerata linea di rifornimenti che attraverso strade secondarie porta su Suv e pick-up, blindati e camuffati, le armi che fanno saltare in aria i carri armati russi e abbattono i loro elicotteri, ha raccontato: “Non c’erano passaporti sulla strada sterrata, nessuna corsia doganale, nessun segnale che indicasse questo lembo di terreno  isolato per quello che è diventato: una porta clandestina per i rifornimenti militari che entrano in Ucraina”. Appena pochi chilometri da questa linea di demarcazione tra la terra che coperta l’ombrello missilistico della Nato e la terra dove si fa la guerra,  dei missili da crociera russi hanno colpito una base ucraina di Yavoriv uccidendo 35 soldati e ferendone almeno un centinaio.


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Non ci sarebbero solo armi offensive ma equipaggiamenti indispensabili, come giubbotti antiproiettile, batterie, generatori, radio, droni di sorveglianza, dispositivi per la visione notturna, elmetti, forniture mediche e mezzi 4×4, Nissan, Mecerdes, Land Rover, che vengono impiegati come veicoli da combattimento (e che i rivenditori di auto, quando conoscono la loro ultima destinazione, vogliono cedere ad un prezzo più basso). Perché gli Stinger o Javelin sono utili, ma non bastano per consentire all’esercito ucraino di mantenere le posizioni in un paese dove non esiste più garanzia di produzione e approvvigionamento. Dagli stivali, ai telefoni satellitari, ai lacci emostatici, che servono per fermare il flusso di sangue quando rimane gravemente feriti “di questo abbiamo bisogno”, ha dichiarato ai giornalisti del Washington Post un tenente ucraino che fa la spola tra confine e confine. In un carico in arrivo dalla Lituania – riporta la fonte diretta – c’erano  “800 paia di stivali con punta in acciaio e 1.000 giacche di pile ancora nella confezione”. Tutto donato “da un rivenditore di articoli per caccia”. Perché in Ucraina fa freddo anche in primavera. Come a Vilnius, che a lungo a temuto l’ingerenza dell’Orso russo. Non meno di Kiev.

Ora tutto questo rischia di finire, o almeno di entrare nel mirino dei cacciabombardieri e degli elicotteri d’attacco di Mosca che conducono oltre 200 sortite al giorno in cerca di obiettivi da distruggere per piegare, o quanto meno fiaccare, il morale di Zelensky e dei suoi. Per Lavrov, questi convogli sono “obiettivi legittimi”. Per Kiev sono l’unica speranza.

Il timore del sabotaggio

Non sono soltanto i cacciabombardieri russi a dover preoccupare le linee di rifornimento che dal cuore dell’Europa arrivano l’Ucraina. Ma anche i sabotaggi degli agenti del servizio segreto dell’Esercito russo, il Gru, che in passato sembra aver già colpito strutture considerate solidali con il governo di Kiev, ritrovatesi nella scomoda posizione d’essere nemiche di Mosca. L’esplosione sospetta di un deposito di munizioni in Repubblica Ceca nel 2014 e il tentativo di eliminare un mercante d’armi con del veleno in Bulgaria nel 2015, fecero ricadere molti sospetti sulla longa manus della famigerata Unità 29155. Gli “specialisti” inviati da Mosca, esperti in operazioni di sovversione, sabotaggio e assassinio che avrebbero infestato l’Europa. Resi noti dalle cronache dopo l’avvelenato sul suolo britannico della spia doppiogiochista Skripal.

Sebbene accerchiata e preoccupata dall’apertura di un’ennesima direttrice dell’invasione – che potrebbe riguardare il settore sud-occidentale del paese con uno sbarco a Odessa e l’arrivo di rinforzi dalla Transnistria – Kiev continua a resistere. Anche in attesa dell’esito dell’ennesimo round di negoziati. Che sembrano prevedere, per la prima volta dall’inizio del conflitto, un contatto diretto tra Putin e Zelensky. Il primo, sul quale si stanno muovendo decine di congetture, continua a dichiarare che non accetterà alcun genere di mediazione; mentre il secondo sembra essere disposto a garantire l’abbandono del progetto di portare l’Ucraina della Nato e accettare lo status di paese neutrale. Se questo non si rivelasse sufficiente, ed i russi scoperto e individuato il flusso di armi ed equipaggiamenti che giungono da Occidente, iniziassero a concentrare parte dei loro raid aerei e missilistici sulle linee di rifornimento, la caduta di Kiev potrebbe rivelarsi prossima e inesorabile.





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