Sforzi per modernizzare l’intero apparato, intensificazione degli addestramenti e miglioramento della prontezza al combattimento. Nel corso del suo ottavo – nonché ultimo, in quanto a fine mandato – discorso ai delegati del Parlamento, riuniti in seduta Plenaria, Li Keqiang ha elencato un po’ di numeri, alcuni dei quali inerenti all’apparato militare della Cina.
Innanzitutto, Pechino ha visto al ribasso l’obiettivo di crescita economica al +5,5% per il 2022 rispetto al precedente +6%. Tutta colpa dell’interruzione delle catene di approvvigionamento e della contrazione della domanda, da affiancare alla lentissima ripresa dell’economia globale. Tralasciando gli altri indicatori, è interessante soffermarci sull’aumento del +7,1% della spesa per la difesa nel 2022, fino a toccare quota 229 miliardi di dollari.
Per quale motivo il gigante asiatico, che non sta combattendo alcuna guerra, ha deciso di investire in campo militare? I falchi anti cinesi, comuni tra i neocon statunitensi, hanno subito puntato il dito contro il Dragone, accusandolo di stringere i muscoli in attesa di colpire in qualche punto caldissimo. In realtà la situazione potrebbe essere molto più complessa di quanto non si possa pensare.
Obiettivo modernizzazione
Se gli Stati Uniti possono vantare il più alto budget al mondo per quanto concerne la difesa, la Cina segue a ruota al secondo posto. Il gigante asiatico può contare, non a caso, sull’esercito permanente più grande del mondo (circa 3 milioni di unità) e su dotazioni avanzate tra portaerei, caccia stealth, sottomarini a propulsione nucleare e missili di vario tipo.
Ebbene, quest’anno Pechino ha superato l’aumento del 2021, all’epoca pari al +6,8%. Attenzione: un segnale del genere non significa che il governo cinese è pronto a combattere qualche guerra nel giro dei prossimi mesi, né che Xi Jinping abbia intenzione di imitare Vladimir Putin.
Al contrario, tutto ciò potrebbe dimostrare la determinazione della Cina nel voler continuare a modernizzare le proprie forze armate nei tempi prestabiliti. Del resto, il Dragone ha intenzione di trasformare l’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) in un esercito di livello mondiale entro il 2049.
Attacco o difesa?
Poco importa se i livelli di debito pubblico sono piuttosto alti e l’economia cinese ha mostrato segnali di frenata. E poco importa se gli Stati Uniti hanno aumentato la loro spesa per la Difesa del +2%, e cioè meno dell’incremento cinese ma con un valore complessivo ben più alto (768,2 miliardi di dollari). Dal punto di vista cinese il comparto militare, soprattutto in una fase storica del genere, non può essere trascurato.
Fatte le dovute premesse, due sono gli aspetti focali che (usiamo il condizionale) starebbero spingendo la Cina a rafforzare le proprie difese. Senza ombra di dubbio, il conflitto in Ucraina e il conseguente inasprimento delle tensioni internazionali hanno richiesto un rigido adeguamento. Arriviamo al secondo punto, strettamente connesso al primo. Il governo cinese deve ancora sciogliere numerosi nodi spinosi relativi alle dispute territoriali di isole, isolette e porzioni di mare nel cuore del Mar Cinese.
È plausibile che Pechino possa aver perso la pazienza e che non abbia più intenzione di sfoggiare oltre le ormai classiche e ben note dichiarazioni. Ma, in quel caso, è difficile prevedere che cosa accadrà. A maggior ragione se l’isola in questione dovesse chiamarsi Taiwan.



