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Guerra

Verso lo spazio e oltre? Perché l’ultimo lancio di Kim spiazza tutti

Quando hanno letto il resoconto dell’ultimo test missilistico di Kim Jong Un, molti esperti si sono subito chiesti se le cifre riportate da fonti ufficiali giapponesi e sudcoreane fossero corrette o inquinate da qualche errore di battitura. A quanto pare...

Quando hanno letto il resoconto dell’ultimo test missilistico di Kim Jong Un, molti esperti si sono subito chiesti se le cifre riportate da fonti ufficiali giapponesi e sudcoreane fossero corrette o inquinate da qualche errore di battitura. A quanto pare no, non c’è stato nessun refuso e il missile lanciato dalla Corea del Nord, oltre ad essere il più potente mostrati dal 2017, ha davvero superato ogni limite. Il comando di Stato maggiore congiunto di Seul ha spiegato di aver “rilevato un missile balistico a raggio intermedio lanciato ad angolatura elevata verso est”, sparato alle 7.52 locali (le 23.52 di sabato in Italia) dalla provincia settentrionale di Jagang, da dove Pyongyang ha lanciato il 5 e l’11 gennaio quelli che sostiene essere missili ipersonici. Il vettore ha raggiunto un’altitudine massima di 2.000 km e ha percorso circa 800 km in 30 minuti prima di cadere nel mar del Giappone.

Un messaggio in codice

Altitudine massima di 2.000 chilometri: ecco l’indizio che ha fatto sobbalzare sulla sedia gli analisti di mezzo mondo. Giusto per rendersi conto dell’entità del lancio, basti pensare che – se questi valori dovessero essere confermati – il missile sparato da Kim è andato cinque volte più in alto della stazione spaziale internazionale, piazzata ad un’altitudine di poco più di 400 chilometri. Per tornare a qualcosa di simile bisogna tornare indietro di cinque anni, quando la Corea del Nord lanciò l’Hwasong-12, che coprì 787 km salendo a un’altitudine massima di 2.111 km. All’epoca gli analisti calcolarono una gittata potenziale di 4.500 km, sufficiente per raggiungere l’isola americana di Guam, nel Pacifico.

Poco importa se l’alleato cinese predica calma e sangue freddo, onde evitare che eventi nefasti possano macchiare gli imminenti Giochi Olimpici invernali di Beijing 2022. E poco importa per i molteplici richiami da parte della comunità internazionale e di eventuali nuove sanzioni. In uno scenario del genere, Kim non sembra essere intenzionato a farsi influenzare da correnti esterne, né amiche tanto meno rivali. Al contrario, il presidente nordcoreano dà la sensazione di voler ulteriormente alzare la posta in gioco, quasi come se volesse scuotere Joe Biden dal torpore fin qui mostrato sulla questione coreana. Anche perché, per i nordcoreani, tirar fuori un (presunto) missile balistico a raggio intermedio non può che voler dire inviare un messaggio in codice a Washington: possiamo crearvi non pochi problemi, perciò torniamo a trattare.

Incertezze future

Occasioni per ripetere test del genere non mancano, visto che il calendario della Corea del Nord offre almeno due eventi da cerchiare con la matita rossa. Nei prossimi mesi, infatti, si svolgeranno solenni celebrazioni dedicate al nonno e al padre del supremo comandante, rispettivamente per i 110 anni della nascita di Kim Il Sung (15 aprile) e gli 80 anni di Kim Jong Il (15 febbraio), un evento quest’ultimo che cade durante i Giochi invernali di Pechino.

Al netto della dura condanna Usa, con l’invito a Pyongyang ad astenersi da ulteriori atti “destabilizzanti”, l’emittente statunitense Fox News ha intervistato il portavoce del Pentagono, John Kirby, secondo cui gli Stati Uniti, alla luce degli ultimi lanci missilistici nordcoreani, sono pronti a sedersi al tavolo dei negoziati con Pyongyang senza precondizioni. “Dobbiamo assicurarci che i nostri alleati nella Penisola coreana siano forti. Rimaniamo impegnati nella denuclearizzazione della Penisola coreana, così come nei negoziati con Pyongyang. Siamo pronti a sederci al tavolo dei negoziati senza precondizioni”, ha detto Kirby.





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