Tra le telefonate natalizie al presidente Joe Biden e alla first lady Jill Biden, un uomo che chiamava dall’Oregon ha intrattenuto la coppia presidenziale per alcuni piacevoli minuti. Poi, dopo i convenevoli, il cittadino conclude: “Spero che passi un Natale orribile, Let’s go Brandon!”. “Sono d’accordo”, gli risponde Biden e non si capisce se non abbia colto l’insulto appena incassato o abbia fatto finta di niente. Perché “Let’s go Brandon”? Per chi ancora non lo sapesse, meglio fare un passo indietro: è una frase in codice per insultare il presidente. Come molte altre mode divenute virali nella politica online, deriva da una gaffe giornalistica. In una gara di rally della Nascar (National Association for Stock Car Auto Racing), vinta dal pilota Brandon Brown, il pubblico scandiva “F**k Joe Biden” ed era impossibile nascondere l’audio. La giornalista che stava intervistando Brandon, ha fatto finta di nulla e come se il pubblico non avesse neanche le orecchie per sentire, ha cercato di mimetizzare gli slogan politici dicendo: “Lo sente? Il pubblico sta scandendo Let’s go Brandon!” (vai Brandon!). Da allora, dire “Let’s go Brandon” è diventata la frase per mimetizzare un insulto al presidente.
Quanti dicono “Let’s go Brandon” alla fine di questo primo anno di amministrazione Biden? Più di quanto si creda. Il principale termometro della popolarità di un presidente, il sondaggio Gallup, registra un calo costante del tasso di approvazione del lavoro di Biden. Attualmente è al 43%. Non impressiona tanto il dato in sé (Truman, Nixon, Bush figlio e Trump stesso hanno avuto tassi di approvazione molto più bassi), ma è la tendenza quella che dovrebbe preoccupare maggiormente l’inquilino della Casa Bianca. Infatti è una discesa continua, senza soluzione di continuità, senza neppure un alternarsi di alti e bassi, dal 56% di inizio mandato al 43% attuale. Il crollo verticale di consensi può essere dovuto a molti fattori
Praticamente tutti gli obiettivi di breve termine che la Casa Bianca aveva fissato non sono stati raggiunti
Unità del Paese: dopo l’amministrazione “divisiva” dell’amministrazione Trump, la prima promessa del neo-eletto presidente Biden era quella di riconciliare gli americani. Dopo un anno, la polarizzazione della politica americana è ancora ai massimi livelli. Due i segnali che dovrebbero essere considerati allarmanti. Il primo è che neppure di fronte ad una sfida comune, una pandemia in questo caso, gli americani tornano ad unirsi. Dopo l’11 settembre, ad esempio, sia la destra che la sinistra avevano lasciato da parte le loro divisioni interne e si erano unite in difesa del Paese. Alle prese con il virus, al contrario, gli americani sono più divisi che mai sui provvedimenti da prendere (lockdown, mascherine e obblighi di vaccino). Il secondo segnale allarmante è nella legittimità dell’attuale presidente che non viene riconosciuta da un americano su tre. Secondo l’ultimo sondaggio in merito, effettuato dalla Monmouth University in giugno, il 32% crede che Biden abbia vinto le elezioni grazie a brogli elettorali. E il 14% afferma che non lo accetterà mai come presidente. Il fatto che la polarizzazione sia così marcata ancora dopo un anno di amministrazione Biden, è la dimostrazione a posteriori che la sua politica viene percepita come partigiana, invece che bipartisan.
Sconfiggere il virus entro l’anno. L’obiettivo è stato clamorosamente mancato, come abbiamo visto su queste colonne, i risultati della lotta alla pandemia sono addirittura peggiori rispetto a quelli del 2020. Un numero solo leggermente inferiore di morti nel periodo dell’amministrazione Biden, rispetto all’analogo lasso di tempo sotto l’amministrazione precedente, è una sconfitta, considerando che il vaccino era già in pista da gennaio e che la sanità americana aveva un anno di esperienza pandemica alle spalle.
Il presidente non ha mantenuto la promessa di rilanciare l’economia americana nel post-pandemia, non tanto perché la pandemia non è ancora passata, ma perché il suo piano economico, il costosissimo Build Back Better (con una spesa pubblica di 2250 miliardi di dollari, nella sua versione finale) non passa per mancanza di voti. Un solo senatore democratico, Joe Manchin, lo sta bloccando con la sua intenzione di voto contrario. La protesta solitaria è comunque sostenuta dagli elettori che rappresenta nella West Virginia. La battaglia sul Build Back Better sta ormai lacerando l’anima del Partito democratico, con un’ala sinistra capitanata da Bernie Sanders per cui è già quasi un compromesso al ribasso e una minoranza moderata che ritiene sia solo nocivo per l’economia, foriero di inflazione, tasse e debito.
La promessa di ritirare tutti i militari dall’Afghanistan, al contrario, è stata mantenuta. Biden è andato avanti, lì dove il suo predecessore si era fermato. Ma come è stato condotto quel ritiro? Con il solo attentato all’aeroporto di Kabul del 26 agosto, gli americani hanno perso più soldati di tutte le perdite subite nel 2020 e 2021 fino a quel momento. La vittoria lampo dei talebani, le scene di panico e caos attorno all’aeroporto della capitale afgana hanno dato la netta sensazione di una decisione improvvisata e di un fallimento dell’intelligence. Così almeno pensa il grande pubblico americano: secondo un sondaggio Reuters-Ipsos condotto negli ultimi giorni di agosto, il 51% degli americani disapprovava il modo in cui era stato condotto il disimpegno dall’Afghanistan, contro appena un 38% che lo approvava. E questo, in un’opinione pubblica ampiamente favorevole all’idea di ritirarsi dall’Afghanistan.
Infine, ma non da ultimo: il confine. Uno dei cavalli di battaglia dei Democratici è proprio l’immigrazione. I primi mesi della presidenza Biden sono stati segnati dal caos, con un aumento improvviso di attraversamenti illegali della frontiera meridionale: 1,7 milioni in dodici mesi, il dato più alto dal 1960.
Al caos l’amministrazione ha risposto con un silenzio assordante, tanto che gli Stati meridionali si sono sentiti abbandonati. Poi, nel suo primo viaggio in Messico e Guatemala, in giugno, la vicepresidente Kamala Harris ha ribadito la linea dura dell’amministrazione precedente: “Non venite negli Usa”, questo è il messaggio. La vicepresidente ha visitato il confine meridionale solo successivamente al suo viaggio nei due Paesi centro-americani. Le misure di contrasto all’immigrazione illegale dell’amministrazione Trump non sono sensibilmente mutate
L’impressione che si ricava dal governo Biden è che non abbia idee chiare su come affrontare l’ondata migratoria
E che la stessa retorica aperturista dei Democratici (della stessa Kamala Harris, prima che venisse nominata vicepresidente) abbia incoraggiato emigranti e organizzazioni clandestine di passatori a dare “l’assalto al confine”. Trump aveva vinto le elezioni nel 2016 promettendo di “costruire il muro”. Ora sono sicuramente subentrati molti altri problemi (il Covid prima di tutto), ma la questione immigrazione è ancora materia esplosiva, da non sottovalutare per chiunque voglia riconquistare il consenso della maggioranza degli americani.
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