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Politica

L’ipocrisia Usa sui diritti umani: braccio di ferro con Cina e Russia

Rapporti e contro rapporti, concezioni del mondo differenti e punti di vista diametralmente opposti. Il braccio di ferro sui diritti umani è l’ultimo terreno di scontro tra l’Occidente e il resto del mondo. Quando parliamo genericamente di “Occidente” e “resto...
Antony Blinken

Rapporti e contro rapporti, concezioni del mondo differenti e punti di vista diametralmente opposti. Il braccio di ferro sui diritti umani è l’ultimo terreno di scontro tra l’Occidente e il resto del mondo. Quando parliamo genericamente di “Occidente” e “resto del mondo”, va da sé che ci riferiamo a Stati Uniti e Cina, le due potenze globali più importanti sulla scena geopolitica globale. Proprio tra Washington e Pechino si sta giocando una nuova, delicatissima partita: quella sugli Human Rights.

Il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, ha presentato il documento annuale sulla situazione nel mondo, il 2020 Country Reports on Human Rights Practices, lanciando un allarme non da poco. A detta del capo della diplomazia statunitense, per quanto riguarda i diritti umani, nel mondo non stiamo andando “nella direzione giusta”. La pandemia di Covid-19, secondo Blinken, è stata usata da vari governi come un “pretesto per ridurre i diritti e consolidare l’autoritarismo“.

Non serve troppa immaginazione per indovinare su chi ha puntato il dito il rapporto americano. Nel mirino di Washington troviamo in primis la Cina, per la solita situazione inerente alla minoranza uigura, e quindi la Russia, a causa del presunto avvelenamento di Aleksey Navalny. Ma lista statunitense dei Paesi violenti e fautori di abusi è piuttosto lunga, e comprende, tra gli altri, anche Myanmar, Iran, Siria, Yemen, Bielorussia, Venezuela, Cuba e Nicaragua. In sostanza, la maggior parte delle nazioni che hanno uno o più conti aperti con gli Stati Uniti.

La nuova posizione di Washington

Il messaggio lanciato dagli Stati Uniti è chiaro. Durante la presidenza Trump, nessuno ha sollevato problemi simili. “Ora – ha sottolineato Blinken – siamo tornati, non rimarremo in silenzio”. Pur sapendo di avere “del lavoro da fare a casa”, la sensazione è che l’amministrazione Biden voglia cavalcare il tema dei diritti umani per screditare la parentesi trumpiana, attaccare i Paesi non democratici a scopo politico e, allo stesso tempo, issare la “nuova America” a baluardo mondiale di libertà. Un concetto di libertà molto sui generis, a dire il vero, visto e considerando le evidenti tensioni sociali, razziali ed economiche presenti sul territorio americano, che hanno spesso dato vita a gravi violazioni dei diritti umani.

Poco importa se anche gli Stati Uniti hanno commesso degli errori perché, secondo Blinken, “è proprio questo che differenzia la nostra democrazia dalle dittature, la nostra capacità e volontà di affrontare le nostre carenze alla luce del sole”. L’attacco a Donald Trump è addirittura esplicito. “Le passate dichiarazioni squilibrate – ha proseguito Blinken – che suggeriscono una gerarchia dei diritti umani, comprese quelle di un comitato consultivo del dipartimento di Stato che recentemente è stato sciolto, non rappresentano una linea guida per questa amministrazione”. Chiaro, come ha sottolineato l’Agi, il riferimento alle dichiarazioni della “Commissione per i diritti inalienabili“, voluta dall’allora ex segretario di Stato Mike Pompeo, il quale sosteneva che alcuni diritti non fossero degni di protezione (un passo che, secondo i gruppi a tutela dei diritti umani, poteva avere conseguenze sulla politica Usa in materia di diritti delle donne e delle persone Lgbtq).

La risposta cinese

A dire il vero, prima della pubblicazione del rapporto americano, la Cina aveva diffuso un documento emblematico. Stiamo parlando del Report on Human Rights Violations in the United States in 2020, ossia un dossier di 18 pagine diffuso dallo State Council Information Office e relativo alle violazioni dei diritti umani negli Stati Uniti nel corso del 2020. In apertura del report troviamo le ultime parole di George Floyd, afroamericano ucciso a Minneapolis durante un arresto, e poi le dichiarazioni di Frank-Walter Steinmeier, presidente della Repubblica Federale tedesca in merito alla vicenda di Capitol Hill.

Pechino ha in sostanza evidenziato tutte le criticità americane, a cominciare dal razzismo “sistemico” per poi passare alla violenza a danno delle minoranze etniche, agli incidenti avvenuti con le armi da fuoco, alla pandemia di Covid, divenuta una “tragedia umana“. E pensare, si fa presente nel report, che gli Stati Uniti “si sono sempre considerati eccezionali e superiori”. Adesso, a qualche giorno di distanza dall’affondo della Cina, gli Stati Uniti rispondono con il loro rapporto. La guerra sulla definizione dei diritti umani, l’ennesima in questa epoca convulsa, ha preso ufficialmente il via.





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