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Società

La carenza di plastica manda in crisi l’Europa dei vaccini

La carenza di dosi non è l’unica minaccia al successo del lancio dei vaccini a livello globale. Se la maggior parte dei Paesi si è lanciata nella corsa alla ricerca di un antidoto contro il Covid-19, le industrie che producono...
Vaccino Palestina Israele (La Presse)

La carenza di dosi non è l’unica minaccia al successo del lancio dei vaccini a livello globale. Se la maggior parte dei Paesi si è lanciata nella corsa alla ricerca di un antidoto contro il Covid-19, le industrie che producono materiali connessi alla produzione, stoccaggio e somministrazione delle dosi stesse non hanno mantenuto lo stesso passo, trovandosi di fronte ad una sfida senza precedenti. Questa corsa senza sosta si è andata a intersecare con la crisi del settore della plastica e dei polimeri creando una miscela esplosiva. Mentre la domanda di polimeri è cresciuta nella seconda metà del 2020, l’offerta non ha fatto altrettanto. Questo, unito a una carenza di container, ha portato anche a significativi aumenti di prezzo. Inoltre, le condizioni meteorologiche estreme negli Stati Uniti si sono abbattute gravemente sulla catena produttiva, arrivando ad interessare anche il mercato europeo. EuPC (European Plastic Converters), l’ente commerciale che rappresenta i trasformatori europei di materie plastiche, afferma che le aziende di tutto il continente hanno segnalato difficoltà nel reperire le materie prime necessarie per mantenere in funzione la loro produzione. Secondo un rapporto a marchio EuPC, il mercato europeo dei polimeri è sotto pressione da diversi mesi e le conseguenze negative della carenza di materie prime e degli aumenti dei prezzi stanno avendo un grave impatto sulla produzione di prodotti in plastica nell’UE.

Bioreattori e “big plastic bags

Ma cosa c’entra tutto questo con il Covid-19 e con i vaccini? Oltre alla domanda di dosi di vaccino che supera l’offerta, i produttori stanno lottando per garantire le forniture di sacchetti di plastica giganti utilizzati nei bioreattori che mescolano gli ingredienti farmaceutici necessari. Queste big bags sono una sorta di giganti flebo da laboratorio: BioNTech, Pfizer Inc, Moderna Inc e Novavax utilizzano sacchetti che possono contenere fino a 2.000 litri di materiale, una sorta di fodere sterili adagiate nelle vasche dove vengono prodotti i vaccini. Un bioreattore viene generalmente utilizzato per la crescita di organismi come cellule animali, batteri, lieviti e altri in atmosfera controllata e aiuta nella produzione di vaccini, anticorpi e farmaci. Il bioreattore usa e getta ha una sacca monouso al posto del recipiente di coltura noto come bioreattore monouso. Questa borsa ha tre strati di pellicola di plastica in polietilene tereftalato. I bioreattori monouso sono migliori in termini di prestazioni e scalabili rispetto ai bioreattori in acciaio inossidabile. Questo sistema offre anche altri vantaggi come tempi di consegna ridotti, minor rischio di contaminazione, economicità e facilità di installazione e spostamento.

Stanley Erck, amministratore delegato di Novavax, ha invitato le aziende a non accumulare scorte di questo tipo di sacchi, aggiungendo come sia stato complicati aggirare le carenze, dichiarando di avere materiali appena sufficienti per affrontare marzo e aprile. MilliporeSigma e Thermo Fisher (la stessa compagnia che ha firmato una lettera di intenti per la produzione di massa di un vaccino in Italia) sono le due aziende leader nel mondo per la produzione di queste attrezzature e stanno spingendo fortemente sulla produzione per assicurare un veloce approvvigionamento. Questo aspetto è fra i principali colli di bottiglia nel processo di gestione dei vaccini secondo un’analisi interna della Commissione europea. L’Unione avrebbe, infatti, già tenuto colloqui con la tedesca Merck, il principale fornitore mondiale di contenitori usa e getta, per espandere uno dei suoi siti al fine di spingere sulla produzione di questo tipo di attrezzature.

Siringhe

Veniamo ora ad un altro paradosso che lega lavorazioni della plastica e lotta alla pandemia. Nella corsa allo sviluppo di un vaccino contro il Covid-19, miliardi di dollari sono stati convogliati verso la ricerca medica, ma l’espansione della produzione di siringhe, ad esempio, non ha acquisito rilevanza fino a poco tempo fa, quando le iniziative di vaccinazione dei Paesi si sono bloccate anche a causa dell’indisponibilità delle siringhe giuste. Si stima che il mondo abbia bisogno dagli 8 ai 10 miliardi di siringhe solo per i vaccini contro il coronavirus: in precedenza, prima del Covid-19, solo il 5-10% dei 16 miliardi di siringhe veniva utilizzato per scopi vaccinali. Sembra paradossale, ma sia Stati Uniti che UE hanno dichiarato di non avere abbastanza siringhe per assicurare una fluida prosecuzione delle loro campagne. Paesi come il Brasile, in via emergenziale, a gennaio hanno optato per una scelta nazionalista, limitando le esportazioni di siringhe e aghi. E ancora, il Giappone, nelle scorse settimane, ha anche rivelato che potrebbe dover scartare milioni di dosi del vaccino Pfizer-BioNTech se non sarà in grado di mettere in sicurezza siringhe speciali sufficienti per estrarre una sesta dose dalle sue fiale.

L’Europa, paradossalmente, non ha ancora visto gli effetti catastrofici della carenza di questi materiali e attrezzature: il ritardo in cui versano le consegne dei vaccini, cristallizzato nel mea culpa degli scorsi giorni di Ursula von der Leyen, ha paradossalmente mascherato gli effetti potenziali di queste carenze produttive. Ma cosa accadrà quando la campagna vaccinale europea funzionerà a pieno regime?





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