Skip to content
Società

La variante inglese mette sotto pressione Finlandia e Norvegia

Le nazioni della Scandinavia hanno affrontato la pandemia in maniera molto diversa. Da un lato ci sono i cosiddetti virtuosi, in primis Finlandia e Norvegia, che sono riusciti a evitare lockdown nazionali chiudendo le frontiere in maniera tempestiva, adottando restrizioni...
virus finalndia e norvegia

Le nazioni della Scandinavia hanno affrontato la pandemia in maniera molto diversa. Da un lato ci sono i cosiddetti virtuosi, in primis Finlandia e Norvegia, che sono riusciti a evitare lockdown nazionali chiudendo le frontiere in maniera tempestiva, adottando restrizioni mirate e facendo affidamento su un buon sistema di tracciamento.

Poi c’è la Svezia che è stata annoverata tra le pecore nere della regione e messa all’indice da buona parte della comunità internazionale. Le scelte fatte da Stoccolma di tenere le frontiere aperte, di non imporre particolari restrizioni e di fare affidamento sul senso di responsabilità dei cittadini sono state giudicate irresponsabili. Oslo ed Helsinki sono arrivate al punto di chiudere i confini con Stoccolma per evitare che l’alto tasso di contagio svedese potesse tracimare anche all’estero. Negli ultimi giorni, però, qualcosa è cambiato ed anche gli (ex) virtuosi della lotta al Covid stanno avendo a che fare con una recrudescenza della malattia. Una recrudescenza che li ha spinti a vagliare misure radicali.

Stato di emergenza in Finlandia

Il governo finlandese ha proclamato lo stato di emergenza il primo marzo per rendere più facile l’adozione di nuove restrizioni. L’aumento dei casi di Covid-19 ha forzato la mano dell’esecutivo della premier Sanna Marin che, almeno in un primo momento, ha cercato di rassicurare l’opinione pubblica. La crescita della curva dei contagi, che negli ultimi giorni ha toccato nuovi picchi, desta però preoccupazione. Il 3,4 e 5 marzo sono stati registrati rispettivamente 797, 758 e 704 nuovi casi, ai livelli più alti dall’inizio della pandemia e la media mobile a sette giorni delle nuove infezioni, che a metà gennaio era ferma a 250, si è avvicinata pericolosamente a quota 650.

Dall’8 marzo è stato adottato un lockdown parziale, modulato su scala locale in base all’intensità del contagio. Sono stati chiusi bar, ristoranti, caffè e nightclub nella maggior parte del paese, con l’eccezione di alcune regioni più isolate. Il provvedimento, che consente ai locali pubblici di restare comunque aperti per il servizio dell’asporto, resterà in vigore almeno tre settimane e potrà essere revocato qualora la situazione migliori.

Nelle aree più colpite, come la regione della capitale Helsinki, sono stati chiuse le palestre ed i luoghi dove si pratica l’allenamento sportivo al chiuso e si è scelto di ricorrere all’insegnamento a distanza almeno per alcune fasce di età. Il numero di partecipanti agli eventi pubblici è stato significativamente ridotto e non è escluso che, qualora la situazione peggiori, non venga adottato il coprifuoco oppure restrizioni agli spostamenti non necessari. Il peggioramento della situazione sembra dovuto all’azione della variante inglese del coronavirus, che si sta diffondendo rapidamente sin da Natale e che rischia di mettere in crisi la tenuta del sistema ospedaliero.

Oslo in lockdown

Anche la capitale norvegese è soggetta a misure straordinarie per arginare la variante inglese che contribuisce al 50-70% delle infezioni della città. I negozi non essenziali, i ristoranti (eccetto l’asporto), i luoghi di culto (eccetto che per lo svolgimento dei funerali) e quelli dedicati allo svago rimarranno chiusi almeno sino al 15 marzo. L’uso dei mezzi pubblici viene sconsigliato e sono stati vietati tutti gli eventi che si svolgono all’aperto o al chiuso. E le mascherine sono obbligatorie in tutti gli spazi chiusi dove non si può mantenere la distanza di sicurezza.

Il governo del primo ministro Erna Solberg, almeno per il momento, non imporrà nuove misure a livello nazionale ma lo farà qualora le risposte a livello locale non si rivelino soddisfacenti. Tra le possibili restrizioni che potrebbero essere introdotte ci sono la chiusura delle palestre e delle piscine, dei parchi di divertimento e dei casinò, limiti al numero di persone che si incontrano in ambito privato o che prendono parte ad eventi ed il ricorso allo smartworking.

Qualora anche queste non bastino si potrebbero vietare per due settimane le visite nelle case dei non conviventi ed il rinvio di tutti gli eventi. Le università potrebbero sospendere le lezioni e verrebbe introdotto il massimo livello di allerta nelle scuole. Le autorità mediche hanno comunque il potere di intervenire a livello locale qualora lo riterranno necessario.

Il rialzo della curva dei contagi, in Norvegia, appare ancora contenuto ed il tasso di incidenza del Covid-19 a 14 giorni è pari a 83 casi per 100mila abitanti, tra i più bassi d’Europa e molto inferiore ai 140 casi per 100mila abitanti della Finlandia oppure ai 487 della Svezia (i dati sono aggiornati al 4 marzo). La chiusura dei confini nazionali ai non residenti non è dunque riuscita ad evitare la penetrazione della variante inglese, che circola ormai da diversi mesi.

Le mutazioni del covid hanno messo in crisi gli approcci sperimentati dal Vecchio Continente per contenere l’emergenza sanitaria ed hanno imposto un ripensamento delle strategie su scala continentale. Tutti i paesi, con l’eccezione dell’Islanda, continuano ad essere sotto attacco. L’arrivo della stagione invernale e di un clima più rigido hanno poi complicato ulteriormente le cose.





Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.