Sono chiamati “territori di oltreoceano” ma sono in realtà quel che rimane di quello che un tempo fu il glorioso impero francese: con Parigi che risulta essere l’unica ad aver messo (e continuare a mettere) la sua lunga mano in ogni continente del globo. Isole dove la ricchezza media della popolazione è ben al di sotto della media nazionale e dove, nonostante l’utilizzo dell’Euro nelle transazioni commerciali, il potere d’acquisto anche per la merce d’importazione è di gran lunga inferiore rispetto alla terraferma. Territori che, al tempo stesso, sono stati anche quelli più lungamente abusati dalla Francia e cui danni sono visibili ancora ai giorni nostri, a causa dello sfruttamento intensivo del patrimonio naturale e dei terreni agricoli: Martinica e Guadalupa.
L’ennesimo affronto alle colonie
Era il 1979 quando il clordecone (un potentissimo insetticida noto anche come chepone) venne messo per la prima volta sotto osservazione per l’alto rischio di danni alla salute umana e ambientale che sembrava provocare. E come volevasi dimostrare, a trent’anni di distanza, nel 2009, venne messo definitivamente all’indice dalla convenzione di Stoccolma in quanto correlato ad un aumento notevole dei casi di cancro nei confronti della popolazione esposta al suo contatto. Un’insetticida che, purtroppo, trovò la sua fortuna soprattutto nelle piantagioni di banane, una delle risorse principale dell’economica delle isole di Guadalupa e di Martinica. E in virtù di ciò, tra il 1972 e il 1993 l’uso che ne venne fatto da parte dei proprietari terrieri francesi fu notevole, creando un danno ambientale che ancora ai giorni nostri non è stato completamente smaltito e divenendo causa di un triste primato per la popolazione locale, che detiene infatti il più alto tasso di incidenza di tumori di tutta la Francia.
Adesso, però, la causa intentata già oltre quindici anni che per colpa della lentezza del sistema giudiziario francese è arrivata sul tavolo degli inquirenti soltanto negli scorsi mesi potrebbe essere archiviata per prescrizione, lasciando alla popolazione locale i danni sociali, economici, sanitari ed ambientali senza far colpevoli (e senza indennizzi). E in questo scenario, dunque, la sensazione è quella che le due isole principali di quel che rimane dell’ex impero coloniale della Francia stia per subire l’ennesimo smacco e l’ennesimo affronto della sua Storia.
La popolazione adesso è in rivolta
Su richiesta di tutti i partiti politici attivi nella regione e nella speranze di portare la problematica oltre i confini francesi, nella giornata di sabato si sono verificate delle manifestazioni di protesta in entrambe le isole alle quali hanno partecipato migliaia di persone, nonostante le paure sanitarie legate alla pandemia di Covid-19. “È un’ingiustizia, bisognerà moltiplicare le azioni” sono le dichiarazioni riportate da Le Monde e rilasciate dal segretario del sindacato di Guadalupa chiamato Gsee, che suonano da vera e propria chiamata alle armi nei confronti dei tribunali della Francia.
Uno scenario, questo, che potrebbe generare un lungo filone di proteste e potrebbe far rinascere quelli che sono i sentimenti anti-francesi che per anni hanno caratterizzato la vita politica delle due isole. I quali, adesso, trovano nella lentezza della giustizia e della burocrazia di Parigi l’ennesimo appiglio per fomentare l’animo di una popolazione contrariata, danneggiata ed innervosita dai comportamenti tenuti dalla madrepatria.
Tumori alla prostata e danni per milioni di euro: la triste eredità della Francia
Come riportato sempre dal quotidiano Le Monde, i danni economici che sarebbero stati causati a centinaia di migliaia di ettari di terreno ed all’ecosistema delle isole ammonterebbe a oltre 20 milioni di euro. Cifre esorbitanti, se si considera il pil generato dalla regione e la situazione economica che interessa la maggioranza delle famiglie di Martinica e Guadalupa.
Ma non è soltanto l’aspetto economico a preoccupare. Il chepone, infatti, è poco degradabile e molto resistente nell’ambiente, qualità che purtroppo gli hanno permesso di produrre i suoi effetti negativi ancora sino ai giorni nostri. Con un bilancio drammatico: l’aumento esponenziale dei casi legati ai tumori (in primis, quello alla prostata) e il danneggiamento dell’ambiente, rendendo molte aree di terreni coltivabili di fatto inutilizzabili per l’alimentazione umana.
Insomma, l’ultimo (ma solo in ordine temporale) delle notevoli difficoltà lasciate dalla Francia alle sue colonie ed ex-colonie, in uno scenario che purtroppo è destinato a caratterizzare in modo negativo la vita nella regione ancora per molti anni. E ulteriore conferma di come, per i suoi crimini ambientali e sociali, Parigi sia proprio destinata a “non pagare mai”.
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