Skip to content
Politica

Washington è ancora una città blindata

All’indomani della austera cerimonia di insediamento del presidente eletto Joe Biden – 21 gennaio scorso – a Washington sono arrivati circa 20.000 agenti della Guardia nazionale. Dopo l’attacco al Campidoglio del 6 gennaio da parte dei sostenitori di Donald Trump,...
Guardia nazionale a Capitol Hill (La Presse)

All’indomani della austera cerimonia di insediamento del presidente eletto Joe Biden – 21 gennaio scorso – a Washington sono arrivati circa 20.000 agenti della Guardia nazionale. Dopo l’attacco al Campidoglio del 6 gennaio da parte dei sostenitori di Donald Trump, infatti, le autorità statunitensi hanno letteralmente “militarizzato” e blindato Washington temendo nuove, violente, proteste. La capitale rimarrà “militarizzata” ancora a lungo: nei giorni scorsi, infatti, il National Guard Bureau ha annunciato che tra i 5.000 e 7.000 soldati rimarranno a Washington almeno fino a metà marzo. La giustificazione originale del mantenimento delle guardia schierate a Washington – il timore di nuove sommosse durante la cerimonia di insediamento – naturalmente non regge più. Così gli ufficiali Usa hanno tirato in ballo il processo di impeachment in corso contro Donald Trump. Accade in un clima del tutto surreale nel quale Washington Dc sembra più la capitale di una nazionale sudamericana, più che il cuore pulsante del potere federale della più grande potenza mondiale e della democrazia liberale.

A Washington rimangono settemila agenti

Politico ha citato “quattro persone che hanno familiarità con la questione” per sottolineare che “l’imminente processo di impeachment al Senato contro Trump” pone “una seria preoccupazione per la sicurezza nazionale” e giustificare così la presenza della Guardia nazionale schierata in massa a Washington Dc settimane dopo l’insediamento di Joe Biden. L’Associated Press ha inoltre citato un “ufficiale degli Stati Uniti” per spiegare che il “dispiegamento delle truppe” è “necessario” a causa delle “inquietanti minacce circa l’assassino di legislatori degli Stati Uniti”. “Le minacce e le preoccupazioni che i manifestanti armati possano tornare a saccheggiare di nuovo il Campidoglio hanno spinto la polizia di Capitol Hill e altre forze dell’ordine federali a insistere sul fatto che migliaia di truppe della Guardia nazionale rimangano a Washington mentre il Senato discute l’impeachment di Trump” riporta ancora l’Associated Press. Gli investigatori starebbero monitorando chat e forum pro-Trump nei quali vengono descritti possibili complotti contro Capitol Hill.

Un dispiegamento inedito e pericoloso

Secondo alcuni analisti e osservatori, tuttavia, la massiccia presenza della Guardia nazionale a Washington Dc non sarebbe del tutto giustificata. E rappresenta un fatto del tutto inedito e potenzialmente pericoloso per la democrazia. Secondo il Washington Examiner, quasi un mese dopo che i rivoltosi hanno saccheggiato il Campidoglio, migliaia di truppe della Guardia Nazionale rimangono a Washington Dc, “proteggendo la città da una minaccia estremista che non si è concretizzata”. Il governo, sottolinea la testata conservatrice, “non dovrebbe prendere l’abitudine di schierare un grande esercito permanente come precauzione. Anche il segretario ad interim dell’esercito John Whitley ha detto di non essere a conoscenza di una minaccia specifica”. Come scrive il giornalista e fondatore di The Intercept Glenn Greenwald, che parla in maniera esplicita di “clima autoritario” nella capitale, nella storia americana questi dispiegamenti “sono stati rari e di solito sono stati approvati per un periodo limitato” e “al fine di sedare una rivolta molto specifica e in corso”. Il dispiegamento della Guardia Nazionale o delle truppe militari per scopi di applicazione della legge interna è così pericoloso, rileva Gleenwald, che le leggi in vigore dalla fondazione del paese ne limitano rigorosamente l’uso. È inteso solo come ultima risorsa, quando minacce concrete e specifiche sono così schiaccianti da non poter essere represse da forze dell’ordine regolari in assenza di rinforzi militari. 

Dopotutto, nota sempre Gleenwald, la rivolta del 6 gennaio al Campidoglio sarebbe stata facilmente respinta con solo un paio di centinaia di agenti di polizia in più. “Gli Stati Uniti sono il paese più militarizzato del mondo” spiega, dunque è evidente che ciò che è successo il 6 gennaio è maturato da una evidente – e incomprensibile – sottovalutazione della situazione. Come già riportato dal Giornale.it, tre giorni prima che i sostenitori del tycoon facessero irruzione al Congresso, il Pentagono chiese alla polizia di Capitol Hill se avesse bisogno di supporto da parte della guardia nazionale. E mentre la folla stava per assaltare il centro politico della democrazia americana, il Dipartimento di Giustizia ha offerto di schierare gli agenti dell’Fbi. In entrambi i casi, le forze di polizia del Campidoglio hanno rifiutato l’aiuto offerto. Traspare dunque che nonostante i presagi di una possibile insurrezione, che peraltro erano noti da tempo, le forze dell’ordine abbiano sottovalutato i disordini che poi puntualmente si sono verificati.





Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.