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Politica

“L’assalto al Campidoglio? Colpa di Putin”: l’attacco di Clinton e Pelosi

Non è bastato il Russiagate. Con l’inizio della presidenza Biden, torna lo spauracchio delle ingerenze russe nella politica americana. In un tweet, l’ex Segretario di Stato Hillary Clinton, spiegando di essere d’accordo con la Speaker della Camera Nancy Pelosi, ha...

Non è bastato il Russiagate. Con l’inizio della presidenza Biden, torna lo spauracchio delle ingerenze russe nella politica americana. In un tweet, l’ex Segretario di Stato Hillary Clinton, spiegando di essere d’accordo con la Speaker della Camera Nancy Pelosi, ha sottolineato che “il Congresso ha bisogno di istituire un organo investigativo come la Commissione sull’11 settembre al fine di determinare i legami di Trump con Putin in modo da poter riparare i danni alla nostra sicurezza nazionale e impedire che un fantoccio occupi mai più la presidenza”. Clinton e Pelosi erano sedute accanto durante la trasmissione podcast di Hillary Clinton, quando quest’ultima ha suggerito l’istituzione di una commissione per valutare le ingerenze di Vladimir Putin nell’amministrazione Trump. “Mi piacerebbe vedere i suoi tabulati telefonici (di Donald Trump, ndr) per vedere se stava parlando con Putin il giorno in cui gli insorti hanno invaso il nostro Campidoglio”, ha detto Clinton, chiedendo a Pelosi: “Pensi che abbiamo bisogno di una commissione del tipo 9/11 per spiegare cosa è successo?”.

Il delirio di Clinton e Pelosi. “C’è Putin dietro l’insurrezione a Capitol Hill”

“Non so cosa abbia Putin su di lui politicamente, finanziariamente o personalmente – ha risposto Nancy Pelosi – ma quello che è successo la scorsa settimana è stato un regalo a Putin. Perché Putin vuole minare la democrazia nel nostro paese e in tutto il mondo” ha osservato la speaker della Camera. “Queste persone, a loro insaputa, sono burattini di Putin. Stavano facendo gli affari di Putin quando [hanno preso d’assalto il Campidoglio], istigati dal presidente degli Stati Uniti. Quindi sì, dovremmo istituire una commissione speciale”. Il giornalista Glenn Greenwlad, fondatore The Intercept, ha replicato spiegando che Nancy Pelosi e Hillary Clinton sono le ultime persone al mondo che possono parlare di disinformazione: “Ricordate quando Robert Mueller spese 18 mesi e milioni di dollari con una squadra di pubblici ministeri appresso e pieno potere di citare in giudizio, e poi chiuse le sue indagini dopo aver arrestato zero americani per cospirazione con la Russia? Facciamolo ancora! Qualunque cosa per distrarre da quanto sia marcio il neoliberismo”.

Il Russiagate non è bastato?

Con l’addio di Trump e l’arrivo alla Casa Bianca di Joe Biden, i democratici riarmano la retorica della “disinformazione russa”. Sposando, come nel caso di Clinton e Pelosi, delle vere e proprie congetture e teorie complottiste senza uno straccio di prova. Una riedizione del Russiagate, indagine che si è conclusa, nell’aprile 2019, con un nulla di fatto. L’allora Attorney general William Barr spiegò all’epoca che il Procuratore speciale Robert Mueller non aveva trovato prove di coordinamento fra la campagna di Donald Trump e Mosca e che non c’erano prove sufficienti per incriminare Trump per intralcio alla giustizia. Il Russiagate è sempre stato lo strumento degli oppositori del presidente Trump per colpire la sua leadership. Un cappio da stringere introno alla Casa Bianca per evitare che il leader repubblicano potesse svolgere la sua politica in modo libero. L’indagine, cavalcata da Barack Obama e Hillary Clinton e da tutti quei rivali del leader repubblicano, si è rivelata un fiasco.

Ma ora che Donald Trumè è fuori dai giochi, torna l’incubo russo sulla politica americana. Anche se i democratici devono temere la controinchiesta condotta dal Procuratore speciale John Durham: perché se – come dimostrato – il Russiagate è una bufala allora qualcuno ha fatto in modo di fabbricare false prove contro il tycoon. Come illustrato qualche settimana fa su InsideOver, l’indagine sulle origini del Russiagate condotta dal Procuratore John Durham è tutt’altro che finita nel dimenticatoio e nelle prossime settimane potrebbero esserci degli importanti sviluppi. Sì, il presidente Usa Donald Trump e molti repubblicani avrebbero voluto che le conclusioni della sua inchiesta emergessero prima delle elezioni del novembre scorso. Poi ci si è messo di mezzo il Covid-19, che ha rallentato tutto, prima che lo stesso Trump concedesse la grazia a George Papadopoulos, nome che fa tremare le mura di Palazzo Chigi e riaccendesse i riflettori su una vicenda tutt’altro che chiusa. Nei giorni scorsi, l’amministrazione Trump ha deciso di declassificare documenti top secret inerenti il Russiagate. Come riportato da Fox News, il presidente della commissione giudiziaria del Senato, il repubblicano Lindsey Graham, ha divulgato una serie di documenti declassificati definendo l’indagine Crossfire Hurricane “una delle indagini più incompetenti e corrotte del storia dell’Fbi e del Dipartimento di Giustizia”.





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