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È boom dei pagamenti digitali, ma ecco quali sono i pericoli

Con il passaggio della pandemia di coronavirus, tutti noi nella nostra quotidianità ci siamo abituati a tenere comportamenti differenti durante i rapporti interpersonali. Un maggior distanziamento personale, un minore contatto fisico e soprattutto una maggiore attenzione anche al contatto dei...
Pagamento app smartphone (La Presse)

Con il passaggio della pandemia di coronavirus, tutti noi nella nostra quotidianità ci siamo abituati a tenere comportamenti differenti durante i rapporti interpersonali. Un maggior distanziamento personale, un minore contatto fisico e soprattutto una maggiore attenzione anche al contatto dei medesimi strumenti e degli stessi oggetti già utilizzati anche da altre persone. Tutto questo, in buona parte, anche per il rispetto delle nuove normative introdotte dai governi nazionali.

Nella quotidianità di tutti i giorni, tutto questo si è riflesso anche sulle abitudini delle persone al momento del loro ingresso negli esercizi commerciali. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, nel 2020 i pagamenti digitali (ossia, quelli effettuati attraverso gli smartphone) hanno visto un incremento del transato che ha superato gli 80 punti percentuali, nella maggiore crescita aggregata dalla loro introduzione sul mercato. E buona parte di questo successo, in fondo, è avvenuto anche grazie alla pandemia ed alla necessità di limitare i contatti fisici ed il maneggio del contante, identificato (a ragione o a torto) sin dall’alba della crisi sanitaria come un potenziale veicolo di trasmissione del patogeno.

Adesso è arrivato anche il cashback

Oltre alle questioni legate alla crisi sanitaria, dal 2020 in Italia il boom nell’utilizzo dei supporti digitali è avvenuto in modo più marcato soprattutto nelle ultime settimane dell’anno, in concomitanza con il “cashback di Stato” promosso dallo stesso presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte. Garantendo infatti un ritorno del 10% fino ad un massimo di 150 euro sulle operazioni, l’utilizzo delle forme di pagamento innovative ha vissuto un vero e proprio boom, permettendo a quelle società come Satispay e Bill di accrescere in pochissimi giorni il numero dei propri utilizzatori.

Il pagamento tramite smartphone, dal punto di vista pratico, in fondo ha dei netti punti di vantaggio. Garantisce la più totale assenza del contatto fisico (l’unico strumento toccato, infatti, è il proprio cellulare) ed al tempo stesso le transazioni sono rese celeri grazie a delle reti internet veloci e sicure grazie alla crittografia peer-to-peer. Tutto questo, ovviamente, con l’aggiunta degli incentivi promessi dal governo italiano.

Il Fisco adesso può tracciare tutti i nostri spostamenti

Come si è potuto notare, le transazioni digitali hanno un’altra caratteristica rilevante che le contraddistinguono soprattutto dall’utilizzo che viene fatto invece delle carte di credito: molto spesso sono riservate anche ai piccoli importi. Grazie a delle commissioni molto competitive, infatti, rendono conveniente anche per il rivenditore la loro accettazione per importi irrisori, sostituendo di fatto anche l’utilizzo degli  spiccioli.

In questo modo, però, le operazioni che divengono tracciabili non sono più “soltanto” quelle effettuate per valori importanti e che comunque necessitano anche sotto un punto di vista fiscale del controllo delle pubbliche autorità. Bens’, permettono potenzialmente di controllare anche le abitudini quotidiane delle persone, come nel caso del bar frequentato, della tabaccheria in cui abitualmente vengono comprate (e quante) sigarette sino ad arrivare ai mezzi di spostamento utilizzati per recarsi sul luogo di lavoro. E in questo scenario, dunque, appare evidente come divenga possibile de facto tenere sotto controllo l’intera quotidianità di una persona (elemento  fondamentale nel momento in cui siano necessari controlli da parte delle pubbliche autorità).

Concludendo, dunque, mentre da un lato l’incremento dei pagamenti digitali semplifica effettivamente alcuni dei nostri acquisti giornalieri, dall’altro ci rende molto più esposti al tracciamento di quelle che sono le nostre abitudini quotidiane, sia al Fisco sia ad eventuali malintenzionati in grado di accedere in modo fraudolenti agli archivi di dati. In uno scenario che, ancora una volta, dovrebbe però spingere ad interrogarsi quanto l’avanzamento digitale e tecnologico della nostra società non entri però in conflitto con la nostra basilare necessità di riservatezza.





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