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Politica

Perché la Germania ha toccato in questi giorni il record di contagi

La Germania è stata indubbiamente la nazione che nel 2020 si è meglio comportata in Europa nella gestione del Covid-19. Motivazioni contingenti (l’assenza di un focolaio primaverile paragonabile a quello della Lombardia in Italia o di Madrid in Spagna e...

La Germania è stata indubbiamente la nazione che nel 2020 si è meglio comportata in Europa nella gestione del Covid-19. Motivazioni contingenti (l’assenza di un focolaio primaverile paragonabile a quello della Lombardia in Italia o di Madrid in Spagna e l’età media minore dei primi contagi), strutturali (la forza e la resilienza del sistema sanitario) e organizzative (un’attenta prevenzione e politiche di tracciamento efficaci) hanno permesso a Berlino di salvare migliaia di vite nel contesto della prima ondata europea senza un lockdown generalizzato.

Ad agosto Angela Merkel ha avvertito che l’autunno e l’inverno avrebbero proposto ai cittadini tedeschi sfide ancora più dure e che la partita contro il Covid non era ancora vinta. Aveva ragione. Da ottobre la curva pandemica è tornata a salire, complice la stagione fredda e l’elevata mobilità legata a attività sociali e produzione economica. Di fronte a questa insorgenza, il Paese ha visto sgretolarsi gradualmente la “trincea” dietro cui si era barricato durante la tempesta primaverile, ovvero la virtuosa cooperazione tra governo centrale e Lander che ha permesso di valorizzare la natura federale della Repubblica tedesca. Dall’imposizione della strategia dei “semafori” che ha penalizzato i centri più colpiti, come la capitale Berlino, ai litigi sull’ipotesi di confinamenti generalizzati, con il fragile compromesso trovato sul “lockdown light” di novembre risultato insufficiente, con il passare delle settimane molto tempo è stato perso mentre il Covid avanzava.

Nella giornata del 16 dicembre la Germania ha subito 952 morti in un solo giorno per Covid, record dall’inizio della pandemia (ad aprile erano stati al massimo 510 in un giorno), mentre il giorno successivo i casi hanno sfondato per la prima volta quota 30mila in un giorno. Sono circa 24mila i decessi complessivi per la pandemia, un numero che comincia a farsi decisamente preoccupante. La Merkel ha varato il lockdown nazionale di Natale per tagliare la testa al toro e chiudere il dibattito con le autorità federali e non sprecare i successi dei mesi scorsi.

La Cancelliera ha dichiarato che la Germania non è riuscita a raggiungere l’obiettivo di ridurre il tasso di infezione a 50 casi per 100mila abitanti nell’arco di sette giorni, target di una politica di confinamento volta a prevenire gli effetti massicci del contagio in un Paese in cui, durante i mesi invernali, buona parte della socialità si svolge in luoghi chiusi e spesso affollati e in cui lo scarso tasso di contagio primaverile non ha permesso il conseguimento di un livello di immunizzazione generale soddisfacente.

L’istituto sanitario nazionale “Robert Koch” ha dichiarato che il tasso di riduzione della socialità necessario a ridurre il contagio è del 60%. Ebbene, l’esperto virologo Christian Drosten ha detto che se nella prima ondata la Germania aveva toccato il -63% ora si è fermata al -43%.

Pochi Lander hanno voluto anticipare il governo tedesco nella scelta delle nuove misure restrittive. Notevole il caso della Baviera, il cui governatore Markus Soder ha costruito una credibilità nazionale come possibile successore della Cancelliera proprio per la gestione della pandemia e ha voluto far sì che la strategia governativa avesse condivisione da parte del suo governo locale.

Janosch Dahmen, parlamentare dei Verdi, ha detto a Deutsche Welle che il governo centrale è stato insoddisfacente nella gestione della seconda ondata, ma ciononostante alla Merkel restano ancora due frecce all’arco decisamente utili. La prima è quella degli aiuti e dei ristori economici, che hanno indorato la pillola del lockdown aprendo la strada a una maggiore accettazione degli stessi; la seconda la corsa al vaccino, per la quale Berlino si sta preparando con largo anticipo e con la giusta razionalità strategica. La Germania è stata colpita duramente ma non travolta del tutto: la chiusura natalizia è strategicamente necessaria per preservare i risultati conseguiti nei mesi scorsi nella lotta al Covid.





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