Ostaggio dei movimenti islamici, da una parte Al Qaeda e dall’altra il califfato dell’Isis – o ciò che ne resta – il Bangladesh, forte dei suoi 146 milioni di musulmani, rappresenta una seria minaccia per la minoranza cristiana locale. Qui la Chiesa cattolica conta circa 400mila fedeli, ovvero quasi lo 0,25% degli oltre 161 milioni di abitanti. Nonostante il Paese garantisca, almeno sulla carta, una stampa libera e la libertà politica, accompagnate da una sorta di democrazia di fondo, il clima sociale è sempre più teso.
Nel corso degli alti sempre più musulmani hanno scelto di convertirsi al cristianesimo. Eppure il contesto non è affatto dei migliori dato che il Bangladesh, stando a quanto riportato da Open Doors appena un anno fa, è stato classificato come il 48esimo Paese peggiore al mondo in cui praticare il cristianesimo. I motivi sono molteplici e radicati nel tempo. Innanzitutto i cristiani vivono nella paura perenne di subire espropri forzati.
Nel 2018, ha scritto l’agenzia Asianews, nella città di Dinajpur ben 1.500 cristiani sono stati sfollati in seguito a una disputa terriera, con tanto di violenze da parte dei musulmani e polizia compiacente. A Dacca, la capitale, un cattolico ha continuato a pagare le bollette della propria abitazione nonostante fosse occupata, illegalmente, da un musulmano. Episodi del genere si sono susseguiti numerosi nel corso degli anni. E ancora oggi i cristiani continuano a subire persecuzioni su persecuzioni, un po’ in tutti gli ambiti della loro vita.
L’arrivo del fondamentalismo
Dal 2015 in poi il Bangladesh è stato vittima di ben otto attacchi dell’Isis. Non solo: il sistema scolastico del Paese ha subito il fortissimo influsso del fondamentalismo. Basti pensare che quasi 50 milioni di studenti, dalle elementari al liceo, si sono abituati a leggere su libri “purificati”. Probabilmente, dall’esterno, può sembrare qualcosa di banale ma quello che segue è un esempio che sottolinea il puntiglioso lavoro psicologico che i fondamentalisti stanno operando sulle menti più giovani e malleabili.
Anche tu puoi aiutare i cristiani (Qui tutti i dettagli).
Per sostenere i cristiani che soffrono potete donare tramite Iban, inserendo questi dati:
Beneficiario: Aiuto alla Chiesa che Soffre ONLUS
Causale: ILGIORNALE PER I CRISTIANI CHE SOFFRONO
IBAN: IT23H0306909606100000077352
BIC/SWIFT: BCITITMM
Oppure tramite pagamento online a questo link
Gli abecedari usati nelle scuole sono soliti riportare per ogni lettera un oggetto. Accanto alla “O”, un bel giorno, è sparito il riferimento a ol di patata dolce; al suo posto è spuntato il termine orna, ovvero una specie di velo hijab. E non è certo finita qui, perché all’interno di tutte le antologie scolastiche sono spariti i testi degli autori non islamici, i riferimenti all’induismo e le canzoni sufi. Tutto questo sta accadendo sotto il governo guidato da Sheikh Hasina, primo ministro appartenente alla Awami League.
I cristiani perseguitati
Ricordiamo che stiamo parlando dello stesso governo che, in risposta alle uccisioni di blogger cristiani, ha risposto che coloro che insultano le sensibilità religiose sono in parte responsabili del proprio destino. Nel frattempo i cristiani pagano un prezzo altissimo. Lo scorso novembre alcuni vescovi cattolici locali hanno bussato alla porta del primo ministro Hasina per chiedere maggiori tutele nei confronti della comunità bengalese.
“Le abbiamo espresso la nostra preoccupazione a proposito delle persecuzioni di cui i cristiani sono oggetto. Spesso le vittime sono nostri fedeli dei gruppi etnici di minoranza. L’abbiamo informata, così lei potrà agire subito se si verifica qualche caso”, ha spiegato uno dei vescovi facente parte della delegazione. Il clima astioso nei confronti dei cristiani si è recentemente mescolato all’odio nei confronti dell’occidentalismo laico incarnato dalla Francia. Ricordiamo infatti che lo scorso novembre oltre 10mila persone hanno sfilato per le strade di Dacca contro Emmanuel Macron, reo di aver offeso Maometto dopo l’uccisione del professore Samuel Paty. In quell’occasione la folla ha chisto non solo il boicottaggio dei prodotti francesi, ma anche la chiusura dell’ambasciata transalpina in Bangladesh, con la minaccia di distruggerla.
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