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Guerra

La Bonhomme Richard sarà demolita

Lo scorso luglio un’esplosione ha sconquassato lo scafo della Uss Bonhomme Richard, una nave da assalto anfibio (Lhd-6) della Marina degli Stati Uniti, che si trovava nel porto di San Diego per dei lavori di ristrutturazione e rimodernamento. L’incendio che...
San Diego, incendio sulla nave USS Bonhomme Richard della Marina militare degli Stati Uniti

Lo scorso luglio un’esplosione ha sconquassato lo scafo della Uss Bonhomme Richard, una nave da assalto anfibio (Lhd-6) della Marina degli Stati Uniti, che si trovava nel porto di San Diego per dei lavori di ristrutturazione e rimodernamento.

L’incendio che ne è scaturito, che ha imperversato per giorni, ha provocato seri danni all’unità navale mentre fortunatamente non ci sono state vittime o feriti tra il personale marittimo e gli operai presenti a bordo.

Al momento dell’incidente per via della natura dei lavori, non era infatti presente l’equipaggio al completo, forte di circa 1000 marinai, ma vi si trovavano solo 160 uomini, il che ha permesso di limitare il numero di feriti e soprattutto di evitare perdite umane.

Sono invece apparse subito gravi le condizioni dell’unità navale. Dalle immagini che ci erano pervenute dal personale coinvolto nello spegnimento dell’incendio si poteva notare che il calore delle fiamme aveva letteralmente aperto dei buchi nel cielo delle sovrastrutture dell’isola facendo crollare i tralicci che reggono le antenne radar e di comunicazione, mentre gli hangar interni erano andati totalmente distrutti. Anche il ponte di volo appariva danneggiato dalle fiamme.

Ad oggi non si sa ancora che cosa abbia innescato l’incendio: la commissione di inchiesta è ancora al lavoro, sebbene l’ipotesi circolata nelle prime settimane riferisse di un’esplosione in un magazzino di vernici e solventi situato nelle viscere della nave.

L’unità è rimasta in condizioni di galleggiamento ed è stata rimorchiata lontano dal molo dove era ormeggiata, tanto che il contrammiraglio Philip Sobeck, comandante del Expeditionary Strike Group 3 in cui è in forza la Bonhomme Richard, si diceva ottimista sulle possibilità di recuperarla e rimetterla in servizio. La nave, ad un successivo esame più approfondito dei danni causati dalle fiamme, è risultata distrutta per il 60%.

L’ammiraglio Eric Ver Hage, comandante del Navy Regional Maintenance Center e direttore della manutenzione e modernizzazione delle navi di superficie, ha detto ai giornalisti che “dopo un’attenta analisi, il segretario della Marina e il capo delle operazioni navali hanno deciso di decommissionare la Bonhomme Richard a causa degli ingenti danni subiti durante l’incendio di luglio. Nelle settimane e nei mesi trascorsi da quell’incendio, la Marina ha condotto una valutazione completa del materiale per determinare il destino migliore per quella nave e la nostra Marina”.

“Non siamo arrivati a questa decisione con leggerezza”, ha aggiunto proprio il segretario della Marina Kenneth J. Braithwaite che ha riferito che “a seguito di un’ampia valutazione in cui sono state prese in considerazione e valutate varie linee di azione, siamo giunti alla conclusione che non è fiscalmente responsabile ripristinarla”.

L’U.S. Navy, in questi mesi, ha infatti preso in considerazione tre opzioni per la Bonhomme Richard: ricostruirla e riportare la nave alla sua funzione originale di supporto alle operazioni dei Marines per la guerra anfibia; ricostruire la nave in una nuova configurazione per una nuova missione, come nave appoggio per sottomarini o navi di superficie oppure dismetterla e demolirla.

Il ripristino della nave da assalto anfibio alla sua forma originale sarebbe costato tra i 2,5 ei 3,2 miliardi di dollari e ci sarebbero voluti dai cinque ai sette anni.

La ricostruzione della nave per un nuovo scopo sarebbe costata “più di un miliardo di dollari” e avrebbe richiesto dai cinque ai sette anni. Sebbene più economico rispetto alla ricostruzione della configurazione originale, sarebbe stato comunque più economico progettare e costruire da zero una nuova unità di questo tipo. Lo smantellamento della nave – che comprende inattivazione, raccolta di parti, traino e demolizione finale – costerà circa 30 milioni di dollari e richiederà solo dai 9 ai 12 mesi.

La demolizione non potrà iniziare subito: si dovrà attendere l’esito finale della commissione di inchiesta che si sta affidando a quattro procedimenti investigativi diversi, tra cui uno dell’Ncis, l’agenzia investigativa della Marina.

Quello che più conta e che incide sul bilancio, non finanziario, della U.S. Navy, è che la Marina avrà ora una nave d’assalto anfibia in meno, ed in particolare una che era stata recentemente aggiornata per ospitare l’F-35B, la versione Stovl (Short Take Off Vertical Landing) del caccia di quinta generazione della Lockheed Martin. Sembra però che le valutazioni effettuate in termini di costi e impegno dei cantieri navali, abbiano comunque portato i vertici della Marina Usa a decidere di eliminare la “Bonnie Dick” dai registri navali.

L’ammiraglio Ver Hage ostenta ottimismo, e sostiene che le attuali unità tipo Lha di classe America, che costano circa 4,1 miliardi di dollari ciascuna, in costruzione presso i cantieri Ingalls Shipbuilding lasciano l’U.S. Nsavy in una “buona posizione”.

La perdita di una unità di questo tipo, però, soprattutto in quanto in via di riconfigurazione per poter utilizzare gli F-35B, è sicuramente un duro colpo per l’U.S. Navy nello scacchiere dell’Indo-Pacifico. Stante il fatto che le nuove unità classe America, previste in 11 esemplari in totale, non sono ancora entrate in servizio ad eccezion fatta delle prime due (la America e la Tripoli), i Marines dispongono di 9 unità tipo Lhd (7 Wasp) e Lha (le America) per effettuare le proprie missioni e svolgere quel ruolo di contrasto all’attività cinese in quel settore di globo diventato il fulcro degli equilibri mondiali: è nell’Indo-Pacifico, infatti, che si gioca la partita che determinerà chi sarà la potenza economica egemone del futuro.

I Marines infatti si stanno “ridimensionando” tornando agli albori, e cioè abbandonando gli assetti “pesanti” (come le unità corazzate) per poter avere una capacità expeditionary più agile, ed in questo senso le unità portaeromobili classe Wasp e America sono fondamentali per costituire dei piccoli gruppi navali in grado di contrastare e penetrare le bolle A2/AD di Pechino.

Anche l’U.S. Navy vede un parziale cambio dottrinale proprio per gli stessi motivi, e il passaggio ad una flotta con “530 unità” viene inteso non tanto attraverso la costruzione di grandi unità maggiori, ma piuttosto mettendo in cantiere unità di medie/piccole dimensioni in un cambio di architettura che vedrà piccoli gruppi navali autonomi in grado di portare attacchi anfibi e guerra di superficie/antisom: uno snellimento che, molto probabilmente, vedrà, in un futuro non molto lontano, la riduzione del numero dei Csg (Carrier Strike Group) basati su portaerei maggiori.





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