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Guerra

La Turchia prepara una nuova operazione contro i curdi

A poco più di un anno dall’avvio dell’operazione Peace Spring portata avanti dalla Turchia contro il nord-est della Siria a maggioranza curda, la tensione è tornata a salire a causa di un possibile nuovo attacco di Ankara contro la regione...
Turchia Siria

A poco più di un anno dall’avvio dell’operazione Peace Spring portata avanti dalla Turchia contro il nord-est della Siria a maggioranza curda, la tensione è tornata a salire a causa di un possibile nuovo attacco di Ankara contro la regione del Rojava. I curdi infatti si stanno preparando per una nuova incursione delle truppe turche e delle milizie loro alleate che controllano la zona nord occupata un anno fa dalla Turchia.

Di una nuova operazione contro l’Amministrazione autonoma della Siria del nord-est si parla ormai da tempo, ma la sconfitta di Donald Trump e la vittoria del democratico Joe Biden, considerato da più parti come un politico filo-curdo, hanno destato non poche preoccupazioni ad Ankara. Il presidente Recep Tayyip Erdogan teme infatti che gli Usa possano intervenire maggiormente in Siria in difesa di quelli che la Turchia considera dei veri e propri terroristi attivi lungo i suoi confini. Da ottobre infatti il capo di Stato parla a più riprese di un nuovo attacco contro i curdi nel nord-est della Siria e della minaccia che essi rappresentano per la sicurezza della regione. “Stanno cercando di instaurare uno Stato terrorista”, aveva per esempio denunciato Erdogan a fine ottobre. “La Turchia non lo permetterà”. O ancora: “Abbiamo tutte le ragioni per intervenire in qualsiasi momento se i terroristi non saranno rimossi come ci era stato promesso”.

Dopo la vittoria di Biden, il presidente turco ha smorzato un po’ i toni, ma ha intensificato le operazioni sul campo. A denunciare la situazione sono state le stesse Forze siriane democratiche (Sdf), secondo cui la Turchia avrebbe prima di tutto aumentato gli attacchi contro Ain Issa e i dintorni di Tel Abyad. Si tratta di due villaggi del nord est vicini alla zona attualmente sotto il controllo delle forze fedeli alla Turchia e particolarmente strategici. Ain Issa si trova al limitare della M4, l’autostrada che collega l’est e l’ovest della Siria e da anni contesa tra le truppe governative – sostenute dalla Russia – e quelle turche. Il controllo dell’arteria autostradale è fondamentale per la Turchia per interrompere definitivamente le linee di collegamento tra le aree in mano ai curdi, oltre che per mettere in difficoltà lo stesso Bashar al Assad. Tel Abyad invece si trova più a nord, al confine con la Turchia. La conquista del villaggio e dell’area circostante permetterebbe ad Ankara di avvicinarsi ulteriormente a Kobane, che si trova pochi chilometri più ad ovest e che rappresenta tutt’oggi il simbolo della vittoria dei curdi sull’Isis.

A preoccupare le Sdf al momento è in particolare l’ammassamento di truppe e di armi nel villaggio di Saida (vicino ad Ain Issa), dove è stato anche realizzato un avamposto militare per controllare l’area circostante. Si tratta di un ulteriore rafforzamento della presenza turca nella regione, dopo che già nei mesi passati erano stati costruiti degli avamposti nei villaggi di Kaffifa, Ain Rummana, Tina e Al-Rabea, tutti vicini alla M4.

Perché la Turchia possa effettivamente lanciare una nuova operazione, serve però il consenso – almeno tacito – della Russia, che secondo diversi esperti potrebbe lasciare carta bianca alla Turchia in cambio di alcune concessioni su Idlib. Quest’ultima zone è ancora fuori dal controllo di Damasco ed è nelle mani del gruppo jihadista Hayat Tahrir al Sham (HTS), vicino alla Turchia. Il presidente siriano non tollera la presenza turca nel nord della Siria, ma potrebbe acconsentire – dietro pressioni della Russia – ad una nuova operazione contro i curdi pur di riprendere l’enclave. Damasco tra l’altro non ha mai mostrato particolare simpatia per l’Amministrazione autonoma del Rojava, i cui progetti politici minacciano l’integrità del Paese, fondamentale invece per il regime di Damasco.

In attesa di un accordo tra i principali attori in campo, la Turchia continua a preparare il terreno e a far salire la tensione nel nord della Siria, destabilizzando ulteriormente una regione – e un Paese – in guerra da quasi dieci anni.





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