Gli sbarchi a Lampedusa proseguono anche in questo mese di novembre, il tema migratorio pur se surclassato a livello mediatico dalla nuova ondata di contagi da coronavirus continua a essere attuale. E questo vale anche per la politica estera. Nelle scorse ore in Libia è stato trovato l’accordo per la formazione di un mini comitato italo-libico. Il suo compito sarà quello di realizzare modifiche da apportare al testo del memorandum sull’immigrazione siglato tra Tripoli e Roma nel 2017. In ballo non c’è soltanto la gestione dei flussi migratori, bensì la tenuta politica dei rapporti tra le due sponde del Mediterraneo.
Il nuovo comitato
Una riunione si è tenuta nella capitale libica il 2 novembre, con all’ordine del giorno proprio la questione relativa al memorandum. Attorno a un tavolo, all’interno della sede dell’Agenzia per l’immigrazione anti-illegale di Tripoli, vi erano rappresentanti sia libici che italiani. Per il Paese nordafricano, come riferito da AgenziaNova, vi era il generale Al Mabrouk Abdel Hafeed, capo dell’agenzia, oltre che ad alcuni rappresentanti del governo guidato dal premier Fayez Al Sarraj. Per l’Italia invece era presente l’ambasciatore a Tripoli, Giuseppe Buccino, assieme a una delegazione giunta dal nostro Paese.
Alla fine è stata approvata la proposta di dar vita a un mini-comitato che avrà l’incarico di apportare importanti modifiche al testo del memorandum. Si procederà, in particolare, alla “elaborazione di un progetto che soddisfi le richieste delle due parti nel pieno rispetto della sovranità dei due Paesi – si legge in una nota del ministero dell’Interno libico – per affrontare in modo completo il fenomeno dell’immigrazione clandestina, in modo tale da non compromettere la sovranità dello Stato libico sul proprio territorio”. I toni e le discussioni nel corso della riunione sarebbero stati cordiali e in linea con quanto avvenuto a fine ottobre a Palazzo Chigi, in occasione della visita del premier Al Sarraj al presidente del consiglio Giuseppe Conte.
Così come appreso da fonti diplomatiche, si lavorerà adesso per arrivare a un testo concordato tanto dagli italiani quanto dai libici. Si interverrà, in particolar modo, sui punti rilevati nei mesi scorsi dal governo italiano prima e da quello di Tripoli poi.
Le richieste avanzate sul memorandum
Quella del memorandum è una lunga storia, iniziata quando al Viminale sedeva Marco Minniti. Era il 2017, anno record di sbarchi dalla Libia. Capitava che in un solo mese d’estate arrivava dalle coste nordafricane lo stesso numero di migranti approdato generalmente nel giro di un anno. E così l’allora ministro dell’Interno ha deciso di stringere un accordo con il governo di Fayez Al Sarraj. L’intesa, tradotta poi nel memorandum siglato nel novembre di quell’anno, prevede reciproca collaborazione per arrestare i flussi migratori lungo il Mediterraneo centrale. Tradotto dal politichese, l’Italia si impegna a dare soldi e mezzi alla Libia in cambio del controllo delle coste della Tripolitania. L’ondata migratoria del 2017 si è poi attenuata poco dopo l’estate in effetti, ma da allora sono iniziate polemiche ancora oggi non spente. Alcune inchieste, tra cui una della Reuters, hanno sottolineato la possibilità che parte dei soldi italiani fossero finiti nelle tasche delle milizie libiche convertitesi improvvisamente da controllati a controllori.
A livello politico la questione è riemersa nell’autunno del 2019, quando una parte del Pd ha chiesto la sospensione del memorandum o la sua modifica. Secondo la parte più a sinistra dei dem, l’accordo con Tripoli rendeva l’Italia complice di violazioni dei diritti umani. La scoperta, attuata da Nello Scavo su Avvenire, che il noto trafficante libico noto come Bija è stato al Cara di Mineo nel maggio 2017 in veste di rappresentante della Guardia Costiera del suo Paese, ha contribuito ad alimentare il dibattito. Alla fine il premier Giuseppe Conte ha provato ad usare una via di mezzo: rinnovo del memorandum nel novembre del 2019, ma con la promessa di apportare modifiche al testo. Specialmente nella parte relativa al rispetto dei diritti umani all’interno dei centri di detenzione. Ed è di fatto questa la principale modifica chiesta dall’Italia. Da parte libica non sono state poste particolari riserve in tal senso, ma nelle controproposte girate da Tripoli nelle scorse settimane è apparso ben chiaro un concetto: per portare avanti le modifiche potrebbero occorrere maggiori sforzi economici del governo di Roma.
La situazione legata ai flussi migratori dalla Libia
Per il momento comunque il fronte libico non è quello che desta le maggiori preoccupazioni per il nostro Paese. Al contrario, l’Italia in questo 2020 deve guardarsi soprattutto dai flussi migratori riguardanti la Tunisia: “Il flusso migratorio dalla Libia è rimasto stabile – ha dichiarato a IlGiornale.it il 24 ottobre scorso un funzionario della Guardia Costiera – Il vero aumento ha riguardato la tratta tunisina. Da qui abbiamo avuto i principali problemi, rispetto allo scorso anno il numero di barconi arrivati da questo Paese è notevolmente aumentato”. I numeri del Viminale lo confermano: al 3 novembre 2020 sono sbarcati in Italia 28.756 migranti, di questi 11.919 sono tunisini.
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