Skip to content

L’Europa lancia l’allarme: si rischiano 14 milioni di disoccupati

Con il passaggio della pandemia di coronavirus in Europa, il Vecchio continente ha dovuto fare i conti con una crisi nuova. E, per fronteggiarla, quasi tutti i Paesi dell’Eurozona hanno attuato la strategia del lockdown, consistente nel blocco totale o...

Con il passaggio della pandemia di coronavirus in Europa, il Vecchio continente ha dovuto fare i conti con una crisi nuova. E, per fronteggiarla, quasi tutti i Paesi dell’Eurozona hanno attuato la strategia del lockdown, consistente nel blocco totale o parziale delle attività lavorative e con il divieto di spostarsi dalla propria residenza fatti salvi comprovate necessità.

Questo scenario – impensabile, almeno sino a meno di un anno fa – ha portato con sé molte conseguenze anche al di fuori del campo sanitario, soprattutto poiché la strategia adottata ha messo in seria difficoltà la tenuta economica dell’Europa. Il blocco delle attività lavorative, infatti, non ha soltanto messo in crisi il ceto imprenditoriale, ma di riflesso si è abbattuta anche sul ceto operaio e sui lavoratori dipendenti, che hanno così dovuto fare i conti con aziende in crisi e con un mercato in fortissima contrazione. E con l’arrivo della seconda ondata, le difficoltà contro le quali le economie stanno andando incontro sono ulteriormente maggiori, in uno scenario che ha spinto i sindacati europei a lanciare l’allarme: entro il 2021, in Europa ci potrebbero essere oltre 14 milioni di nuovi disoccupati.

Cassa integrazione e blocco dei licenziamenti: ecco perché non basta

Come riportato dalla testata giornalistica Business Insider, nonostante i governi europei e la stessa Commissione si siano impegnati in imponenti piani di salvaguardia dei posti di lavoro e di assistenzialismo pubblico, le misure adottate sono lungi al momento dall’essere sufficienti. In modo particolare, poiché scadenziate alla prossima primavera e non comprendenti nella maggioranza dei casi la classe dei lavoratori autonomi e dei liberi professionisti, oltre a tutti i dipendenti inquadrati con contratti stagionali o a breve termine.

Mentre dunque il dato attuale sulla disoccupazione risulta per forza di cose “drogato” dall’intervento diretto dello Stato, le prospettive future evidenziano un quadro di ben difficile gestione. A preoccupare, infatti, non sarebbero “soltanto” i potenziali nuovi 14 milioni di disoccupati, ma anche tutti quei lavoratori e quelle famiglie che dalla crisi attuale rischiano di vedere contratte le entrate finanziarie dei propri nuclei (a causa, ad esempio, della cassa integrazione “tagliata”). E questa situazione, in ultima battuta, si ripercuoterebbe in modo significativo anche sulla propensione al consumo e di conseguenza alla domanda interna, atterrando ulteriormente le capacità del mercato di riprendersi in tempi brevi.

In Italia le misure sono estese sino a marzo

Con le ultime manovre correttive messe in campo dal governo Conte, in Italia la possibilità di accedere alla cig a causa del coronavirus sono state estese sino a marzo 2021, in contemporanea concomitanza della scadenza dell’attuale stato di emergenza. Tuttavia, sia i sindacati sia i rappresentanti delle aziende e dei commercianti hanno già espresso le proprie criticità, sottolineando come le mosse siano ancora ben lontane dall’essere sufficienti. In modo particolare, poiché le misure adottate hanno escluso oltre 100mila operatori coinvolti negativamente già dalla prima vera e propria stretta varata lo scorso 24 ottobre.

Tutto questo, però, mentre molti Paesi dell’Europa ancora non hanno adottato misure simili e per i quali i piani di sostegno all’economia saranno in scadenza nelle prossime settimane. E in questa situazione, dunque, il rischio di una crisi comune europea diviene ancora maggiore, riflettendosi negativamente anche sugli altri Paesi dell’Eurozona.

I tempi per la ripresa diventano sempre più lunghi

Nonostante i dati positivi evidenziati per lo scorso mese di agosto, il ritorno della crisi pandemica in Europa ha atterrato le speranze di tutti coloro che credevano il picco peggiore ormai superato. E soprattutto, ha chiarificato come i tempi di ripresa sia dal pericolo sanitario che dalla crisi economica rischino di essere assai più lunghi di quanto precedentemente preventivato. Se dai primi dati all’inizio della scorsa estata si parlava infatti di “anni” per riprendersi dagli effetti economici dei lockdown, adesso alcuni economisti hanno già iniziato a parlare di “decenni”, cambiando completamente gli scenari per i quali noi tutti ci eravamo preparati.

Concludendo. La sensazione purtroppo è che le criticità che sono state generate dal passaggio della pandemia siano di gran lunga superiori rispetto anche ai più grigi scenari preventivati negli scorsi mesi. In questa situazione, quanto mai prima, il futuro è divenuto così tanto nebuloso quanto pericoloso, mettendo così al tempo stesso anche gli organizzatori nazionali e comunitari in difficoltà di fronte alle mosse da intraprendere. E in questo modo, purtroppo, anche le insidie rischiano di nascondersi costantemente dietro ad ogni angolo.





Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.