Prima o poi il governo italiano dovrà scegliere da che parte stare. Nelle caldi notti di agosto, tra lo spauracchio di una possibile seconda ondata di Covid e il timore di un ottobre di fuoco, lo spinoso nodo Huawei torna prepotentemente a infestare i sogni di Giuseppe Conte. A differenza degli altri Paesi europei, l’Italia è sempre rimasta in disparte e, fin qui, ha deciso di non decidere.
Il punto è che stiamo parlando di un tema geopoliticamente rilevante, che va ben oltre la fornitura di tecnologie di ultima generazione per le reti 5G italiane. Dietro all’aspetto tecnico si nascondono infatti importanti questioni politiche che non possono più essere trascurate. O almeno: non dovrebbero.
Usiamo il condizionale per un motivo ben preciso. Nell’ultimo cdm andato in scena a cavallo tra l’8 e il 9 agosto scorsi, durante il quale è stato approvato “salvo intese” il Dl Agosto, sembrerebbe quasi che il tema 5G non sia stato minimamente sfiorato. Certo, sono filtrate varie indiscrezioni, ma nessun comunicato ufficiale è stato emesso dal governo giallorosso.
La Verità, ad esempio, ha scritto che il comitato del golden power avrebbe dato l’ok all’uso della tecnologia di Huawei nella rete di alcuni operatori – tra cui Tim – in ben nove regioni italiane. Ci si aspettava una presa di posizione dell’esecutivo tale da fugare ogni dubbio e fare chiarezza su una situazione fin troppo nebulosa. Ma niente di tutto ciò è accaduto. E gli Stati Uniti, che da tempo hanno messo nel mirino Huawei, sono lì che premono.
L’ambigua posizione dell’Italia
Ricordiamo che il cosiddetto golden power è la possibilità dell’autorità pubblica di intervenire nelle transazioni di mercato inerenti a società o settori strategici, come la difesa e la sicurezza nazionale. Nell’ultimo cdm, come riporta La Verità, non ci sono tracce sul presunto sì del comitato citato. I casi sono due: o il dossier Huawei-5G non è neppure stato preso in considerazione, oppure è stato secretato.
In ogni caso la fumata bianca per il colosso di Shenzen riguarderebbe soltanto alcune regioni italiane, per lo più al Sud, tranne Trentino Alto Adige e Veneto. Qui bisogna aprire una parentesi geopolitica. Già, perché l’area del Nord Est è estremamente sensibile agli interessi degli Stati Uniti, visto l’ingente numero di basi o installazioni ricche di informazioni riservate. Detto altrimenti, il parere del golden power di concedere, almeno in parte, semaforo verde a Huawei potrebbe far irritare gli Usa.
Washington ha avviato un pressing estenuante sugli alleati di mezzo mondo per convincerli a mollare il supporto cinese. C’è chi tentenna (Germania), chi ha ascoltato il consiglio di Donald Trump (Regno Unito) e chi, pur avendo una strategia, deve ancora fare chiarezza (Francia). L’Italia, al momento, dà la sensazione di navigare a vista, ignorando vantaggi e benefici di una scelta che presto sarà inevitabile. Lo schema del golden power ha previsto un via libera a Huawei con prescrizioni generiche, ovvero con possibili modifiche e restrizioni da attuare in futuro.
Scintille diplomatiche
Data la presa di posizione dei giallorossi, è importante sottolineare un aspetto: investire adesso sul 5G complicherà le cose nel caso in cui, in futuro, dovesse rendersi necessaria un’inversione di rotta. Tuttavia, al netto delle ipotesi, bisognerebbe prima conoscere le reali intenzioni del governo. Lo scorso cdm era l’occasione giusta per fare chiarezza, ma così non è stato.
Appare quindi evidente come l’Italia cerchi di giocare su un doppio binario, accettando di buon grado l’aiuto dei cinesi sul 5G ma senza ripudiare la storica alleanza con gli americani. Il problema è che gli Stati Uniti non hanno più alcuna intenzione di aspettare.
Il segretario Usa Mike Pompeo è stato chiaro: Washington ha tracciato una linea rossa. Chiunque decidesse di superarla potrebbe danneggiare le proprie relazioni diplomatiche con la Casa Bianca. Probabilmente spaventato da un simile scenario, una settimana fa, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha incontrato personalmente l’ambasciatore americano, Lewis Eisenberg. Forse per rassicurarlo sulla posizione dell’Italia, chissà.
Tra due fuochi
Nel frattempo il parere del comitato del golden power è ancora avvolto nell’ombra. E il rischio di una rottura diplomatica su tutti i fronti è dietro l’angolo. L’Italia si era infatti impegnata a costruire una relazione di primissimo livello con la Cina, addirittura firmando un Memorandum d’intesa sulla Nuova Via della Seta. La visita a Roma del presidente cinese di Xi Jinping, e il suo incontro con Conte, lasciava presagire un roseo futuro tra il Belpaese e l’ex Impero di Mezzo.
La pista si è tuttavia raffreddata con il passare dei mesi, in parte per i cambiamenti avvenuti all’interno della politica italiana e in parte a causa della pandemia di Covid. La Cina è finita nel mirino dell’opinione pubblica e gli Stati Uniti, invischiati con Pechino in un’estenuante nuova guerra fredda, hanno fatto capire agli alleati di fare attenzione, di calibrare i loro passi.
O la Cina o gli Stati Uniti: in mezzo non si può stare. Al momento l’Italia è proprio lì tra i due fuochi. E il non aver parlato di un tema così rilevante nell’ultimo cdm dimostra, per l’ennesima volta, che i giallorossi hanno paura di decidere. O forse, più semplicemente, non sono in grado di farlo.
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